Viandante sul mare di nebbia

viandante Lo sviluppo dell’arte figurativa fu, in Germania, fortemente condizionato dalla contemporanea produzione letteraria romantica. Più volte, infatti, i pittori tedeschi affrontarono nei loro dipinti quegli stessi temi esistenziali, come la meditazione sul trascorrere del tempo e sugli spazi infiniti, che avevano contraddistinto la poesia romantica. Uno dei maggiori esponenti dell’arte tedesca del tempo fu Caspar David Friedrich, che espresse nelle sue opere, il desiderio d’Infinito e la riflessione sulla vita, attraverso la realizzazione di paesaggi surreali, nei quali l’artista non cerca di raggiungere una fedele riproduzione del dato naturalistico, ma piuttosto di esprimere la propria interiorità.

Una delle opere di Friedrich che meglio può servire ad esempio è il Viandante sul mare di Nebbia, nel quale la grandezza sublime della natura è espressa dall’immensità spaziale, con i monti scalati in profondità e appena visibili sul fondo; dall’altezza della montagna rocciosa in vetta alla quale l’uomo, solitario, guarda verso l’Infinito; dalla nebbia fluttuante che invade tutta la parte sottostante lasciando avvolto nel mistero ciò che ricopre e dando quindi maggiormente, come sempre accade quando il nostro occhio è impossibilitato a scorgere con chiarezza, un senso di smarrimento di fronte all’intuizione della profondità abissale. Il paesaggio di sfondo rappresenta il riflesso dell’aldilà, e il primo piano, in gran parte immerso nelle tenebre simboleggia il mondo terrestre. La figura di spalle, frequente nei dipinti di Friedrich, impersona probabilmente l’uomo religioso, che considera la propria esistenza come una preparazione alla vita eterna. Il Wanderer, il viandante sul mare di nebbia, quindi è un simbolo di solitudine, forse di disperazione, soprattutto del mistero che avvolge la figura senza volto, con i capelli scompigliati dal vento, e con lo sguardo rivolto verso l’abisso. Ben più che raffigurazione di “un” viaggio, questa tela simboleggia “il” viaggio senza meta e senza ritorno che è la stessa esperienza della vita umana e del rapporto che essa intrattiene con l’Infinito.

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