Università: alcuni motivi della protesta.

PonteVecchio

Qual è il motivo di questa protesta? È chiaro che a qualcuno il dubbio sarà venuto e pure forte, perché magari, andando a lavoro, per la solita strada di tutti i giorni, s’è trovato la strada sbarrata da migliaia e migliaia di studenti senza averlo saputo il giorno prima… che tragedia interrompere il solito tran tran! Eppure i motivi di tanto clamore sono soltanto la continuazione di quelli del 2008. La legge 133/08 tagliava con due soli articoli fondi all’istruzione per miliardi di euro! Vediamo:

  1. articolo 64: […] devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012; totale: 7832 milioni di euro;
  2. articolo 66: […] il finanziamento ordinario delle università è ridotto di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013; totale: 1441,5 milioni di euro.

Ovvero… 1441,5 milioni di euro tagliati all’università pubblica… ovvero la possibilità di nominare un nuovo docente ogni cinque che andranno in pensione… ovvero una classe docente sempre più anziana… ovvero l’impossibilità per tante giovani menti di poter studiare e continuare la ricerca NEL PROPRIO PAESE!!!

Questa nuova riforma, sulla scia della legge 133, prevede, tra le tante novità:

  1. la concentrazione del potere in mano al rettore e a pochi docenti ordinari (…baroni?)… coloro i quali hanno gestito l’autonomia sin dall’inizio degli anni ’90 e che ne hanno provocato la crisi attuale;
  2. per il prossimo anno gli atenei avranno difficoltà a sostenere le spese di funzionamento a causa dei tagli e dell’incertezza sulle risorse disponibili; inoltre, viene emarginata la classe
  3. i tagli al diritto allo studio e la chiusura di molti corsi di laurea impediranno a molti studenti meritevoli di costruire il proprio futuro;
  4. il taglio dei fondi per la internazionalizzazione degli Atenei;
  5. l’eliminazione del ripristino per i giovani ricercatori e docenti
    degli scatti di anzianità;
  6. l’obbligo di restituzione dei buoni studio anche da parte degli studenti che hanno ottenuto il massimo dei voti;
  7. la cancellazione nella definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per il diritto allo studio dei seguenti obiettivi: borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi;
  8. il definanziamento della retribuzione integrativa per i ricercatori che svolgono didattica o attività gestionali;
  9. a definizione di una soglia minima di 20 mila euro annui per gli
    assegni di ricerca.

Infine, punto assai strano, il decreto prevede una grande quantità di deleghe al Governo, su punti importanti come la definizione delle norme sul merito e valutazione, su reclutamento e nuovi concorsi.

Dice Margherita Hack: “Si sta distruggendo un bene fondamentale per il futuro del paese. Solo un governo di ignoranti può pretendere di agire in questo modo.” Ancora… “L’università non è un covo di gente messa in cattedra per favoritismi. […] E lo prova il fatto che quando i nostri giovani emigrano, all’estero fanno fortuna e si trovano bene. Il che dimostra che la preparazione delle nostre università è buona.” Infine: “L’università si deve occupare di ricerca pura. Non si deve trattare come un’azienda. Come diceva Calamandrei, è un ente costituzionale e come tale va trattato. Agli studenti voglio dire: andate avanti”

Chissà se tutte queste modifiche vanno a vantaggio dei più giovani o dei baroni…?

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