L'infinito e il romanticismo

hegel

Cos’è l’Infinito?

Nel Romanticismo abbiamo una tendenza comune verso la ricerca di ciò che è al di fuori del normale, che è al di fuori del comprensibile. Per cui l’anti – classicismo dei romantici, prima di essere un fatto letterario ed un criterio estetico, è una tendenza generale della loro sensibilità e del loro spirito. E la loro aspirazione maggiore è quella appunto di trascendere le barriere del finito, e di andare oltre tutto ciò che è limitazione dell’animo e del corpo umani. Ed in tutte le esperienze umane, fino alla poesia ed all’amore, essi cercano di trovare tracce d’Infinito in una realtà finita.

In ogni caso, l’Infinito si qualifica come il protagonista dell’universo culturale romantico. In questo mondo pur finito, infatti, c’è posto ovunque per l’Infinito, tutto rispecchia l’Infinito, tutto è espressione dell’Infinito. Ora nella filosofia del tempo si vede una tendenza ad affermare una sorta di immedesimazione, di realizzazione dell’Infinito nel finito. Ora, dal punto di vista panteistico – naturalista, abbiamo un Infinito identificato con il ciclo eterno della Natura (Schelling), mentre dal punto di vista di un panteismo idealistico abbiamo l’identificazione dell’Infinito con l’idea di Spirito, e con l’Umanità stessa. Vi sono anche altre concezioni di Infinito, per cui il finito sarebbe soltanto una manifestazione più o meno adeguata dell’Infinito. Questo a sua volta è visto come un Dio, al di là di tutte le manifestazioni del finito.

Tra i maggiori esponenti della filosofia ottocentesca vi troviamo Hegel, che risulta profondamente partecipe del clima culturale romantico, del quale condivide soprattutto il tema dell’infinito.

Per poter seguire con successo questo discorso di Hegel sull’Infinito, risulta indispensabile aver chiaro una delle tesi di fondo del suo idealismo: la risoluzione del finito nell’Infinito. Con questa tesi egli afferma che la realtà è nient’altro che la manifestazione e la parte di un organismo unitario. Questo organismo a sua volta non presenta nulla al di fuori di sé, e rappresentando la ragion d’essere di ogni realtà, coincide con l’Assoluto e con l’Infinito, mentre le realtà del mondo, essendo manifestazioni di esso, coincidono con il finito. Allora il finito non esiste, ma è solo un’espressione dell’Infinito, in relazione col quale esso ha un senso, come la parte in connessione con il tutto. Il finito, in quanto finito, non è tale, ma è lo stesso infinito.

Hegel quindi identifica l’Infinito come un Dio, del quale il mondo è espressione. Ma questo Dio è differente dalla Sostanza “statica” di Spinoza, in quanto egli è un Soggetto spirituale in divenire, e ogni cosa esistente è un suo momento di realizzazione. Quindi egli è Soggetto, non Sostanza, e non è quindi qualcosa di immutabile, ma un processo di auto – produzione che si identifica alla fine pienamente con l’uomo.

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