Il Vaso di Pandora


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Il mito del Vaso di Pandora, tramandato da Esiodo ne Le opere e i giorni, narra della comparsa, tra gli uomini, di tutti i mali terreni, a causa della curiosità di una donna.

Zeus infatti, per punire gli uomini a causa del furto del fuoco da parte di Prometeo, decise di inviare tra loro tutti i mali terreni dai quali erano ancora immuni. Il tutto però doveva accadere per opera degli uomini stessi e non per decisione divina. Egli ordinò dunque ad Efesto di creare una donna bella ed amabile, simile ad una dea, e a tutti gli altri dèi di fare a lei un dono (per il qual motivo le fu dato nome Pandora). Lo stesso Zeus fece alla donna un dono: un vaso contenente tutti i mali che aveva risparmiato all’uomo fino a quel momento.

Pandora fu condotta poi ad Epimeteo, fratello di Prometeo, affinché la prendesse in sposa. Pur essendo stato messo in guardia dal fratello di non accettare doni da Zeus e di rimandarli indietro, Epimeteo accettò, ma subito ebbe a pentirsene. A Pandora era stato fatto, tra i tanti, il dono della curiosità: ella così, appena scesa in terra, tolse il coperchio dal vaso e tutti i mali ne uscirono.
Solo Speranza, come in una casa indistruttibile,
dentro all’orcio rimase, senza passare la bocca, né fuori
volò, perché prima aveva rimesso il coperchio dell’orcio
per volere di Zeus egioco che aduna le nubi.

(da: Esiodo, Le opere e i giorni).

Così gli uomini, che prima vivevano alla stregua degli dèi, lontano dai lavori e dalle malattie e dalla morte, vennero a conoscenza dei mali e delle sofferenze che senza fiatare entrano nella vita degli esseri umani conducendoli finanche alla morte. Tuttavia agli uomini rimase la speranza, che, come ancora oggi si dice, è l’ultima a morire.

Immagine via flickr.com

Continua: Il supplizio di Tantalo





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