L’Armata perduta – di Valerio Massimo Manfredi

laL’armata perduta e’ certamente uno dei romanzi piu’ belli dello scrittore emiliano; èdito nel 2007 da Mondadori il libro e’ sostanzialmente la storia romanzata narrata nell’Anabasi di Senofonte.

Innanzi tutto va sottolineato come Manfredi, nella sua attivita’ accademica ha studiato approfonditamente e tradotto l’Anabasi, ed inoltre si e’ reso protagonista di un personale sopralluogo dei posti descritti nell’opera dello storico greco.

Da cio’ deriva oltre ad un ottima caratterizazione dei personaggi, anche una mirabile e precisa descrizione dei luoghi e del percorso fatto dall’armata dei diecimila.

La storia infatti narra le gesta dell’armata dei diecimila mercenari greci che nella battaglia di Cunassa nel IV sec a.c. combatterono sotto le insegne di Ciro il Giovane che tentava di detronizzare il fratello Artaserse II; ma nonostante durante la battaglia gli opliti greci diedero prova di grande ardore e non si fecero sopraffare dal nemico, la cattura e l’uccisione di Ciro posero fine alla battaglia e i Greci si ritrovarono soli sul campo di battaglia, e furono costretti ad una difficilissima ritirata attraverso il territorio siriano, e per poter riornare a casa dovettero raggiungere le coste del Mar Nero.

Il libro e’ scorrevole, la prosa efficace e asciutta di Mnafredi lo rendono una piacevolissima lettura, anche perche’ questo romanzo si distingue per due caratteristriche peculiari: la prima e’ che pur essendo un romanzo storico dove non mancano battaglie scontri e quant’altro una guerra puo’ comportare la prospettiva e’ del tutto nuova, in quanto la narrazione e’ svolta dal punto di vista di una donna, Abira, una giovane e bella persiana abitante di un piccolo vllaggio la quale al passagggio dell’armata di Ciro si invaghisce di Xeno, uno dei coandanti greci e molla tutto per seguirlo. La seconda peculiarita’ e’ che in questo roomanzo non c’è unvero e proprio protagonista che domina la scena dall’inizio alla fine, ma nella sua narrazione si alternano una serie che con le loro laterne fortune non riescono a ricoprire il ruolo di protagonista.

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