Io sono Dio – thriller appassionante

ioCon Io sono Dio, suo quarto romanzo, Faletti torna al thriller classico, alle storie ricche di ritmo e di suspense capaci di ipnotizzare il lettore e tenerlo incollato al libro. E questo romanzo risponde bene al genere, la storia e’ ben strutturata e coinvolgente, i personaggi, soprattutto i protagonisti, si fanno apprezzare e lo stesso Giorgio Faletti, anche se un po’ troppo verboso, si conferma un bravo scrittore.

La storia e’ ambientata a New York. dove uno psicopatico fa saltare in aria un palazzo provocando un centinaio di vittime e facendo riemergere i fantasmi dell’11 settembre.  Le indagini vengono svolte dalla detective Vivien Light e dallo spiantato fotoreporter Russel Wade. In realta’ la detective era stata incaricata di svolgere un’indagine di routine sul ritrovamento di un cadavere nelle fondamenta di un palazzo in demolizione, in dosso al quale e’ stata ritrovata una foto di una recluta accanto ad un Tang scattata in Vietnam, ma quando avviene l’esplosione Vivien si rende conto di avere in mano una traccia per scovare l’assassino, anche grazie all’entrata in scena di Russel, che accidentalmente entra in possesso di informazioni fondamentali per scoprire il colpevole e che acetta di condividerle con la polizia dietro la promessa di avere l’esclusiva una volta risolto il caso. Coì questi due personaggi lontani anni luce l’uno dall’altra cominciano a dare la caccia all’assassino e man mano si avvicinano sempre piu’creando un grande feeling. I due vengono comunque da esperienze di vita difficili, Vivien vive una situazione familiare disastrata mentre Russel, rampollo di una ricchissima famiglia, sente forse troppo il peso del suo nome e allontanatosi dalla famiglia entra in un vortice di alcool e droga anche in virtu’ di un punto oscuro nel suo passato.

E se la vicenda e il suo evolversi sono serrati e coinvolgenti, affondando le proprie radici nella guerra del Vietnam e in tristi storie di persecuzione, il finale tuttavia lascia un poco a desiderare, e se non si puo’ dire che lascia con l’amaro in bocca, tuttavia era lecito aspettarsi, dall’autore di Io Uccido, qualcosa in piu’, anche perche’ la storia tutto sommato se lo mertitava.

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