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  1. #1
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    una semplice storia d'amore
    ho deciso di provare con un libro e non di poesie, ma un racconto.
    un mix reale/fantasia d'amore, una storia che spero possa toccare i cuori di tutti voi, non è una storia vera, non è un invenzione, che cos'è?
    amore.

    beh, non vi resta che leggere.

    il titolo "UNA SEMPLICE STORIA D'AMORE", cosa c'è di più bello di una storia d'amore vissuta al 100%, o sognata al 100%?

    quanti dubbi, quanti enigmi, ognuno potrà fare di questa mia storia parte di lui, può legger nelle righe ciò che forse a volte si vorrebbe vivere, un emozione , un sentimento capace di dar valore alla propria vita..

    dai iniziamo, spero mi seguirete in questo che posso dire è il più bel progetto che potevo volere, cercare, realizzare..

    buona lettura

  2. #2
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    capitolo 1 ( introduzione )
    Il sole scaldava dolcemente le giornate. Era Agosto, il 28 per la precisione, l'aria calda e carica d'umidità e di smog riempiva i cieli di Roma.
    Lui tranquillamente si recava come tutti i giorni a lavoro, inconsapevole di ciò che lo aspettava, una giornata carica di emozioni, un ritorno ai tempi passati, quando poteva vantare di essere una persona importante, una persona rispettata, cosa che in quel del 2010 era ormai un vago ricordo.
    La vita lo aveva messo alle strette, una decisione che era una condanna pendeva ancora sulla sua testa, indebolendo ogni giorno il suo IO, compromettendone ogni ora le sue relazioni con persone, persone amate, amici, conoscenti.
    Cresciuto su valori di famiglia, di rispetto, formato alla luce della tristezza e del dolore di un centro sociale in cui aveva trascorso le sue sere, spalla a spalla con persone fantasmi, persone presenti solo se viste, persone lasciate al loro triste futuro di tossicodipendenza, di spaccio, di prostituzione.
    Lei, una ragazza reduce da storie d'amore devastanti, di violenza, di abusi, di incomprensione.
    Dopo mille peripezie era riuscita finalmente ad essere assunta presso una struttura che vantava religione, rispetto del prossimo, amore fraterno predicato da colui che morì sulla croce, di persone che falsamente ogni domenica battono i loro pugni sul petto recitando un ridicolo e contrario mea culpa, gente comunque abbissata nei valori, più tristi, più falsi che la società d'oggi offre, avarizia, falsità, opportunismo, voglia di mettersi in luce oscurando persone con le quali dividono le loro giornate.
    Erano le dieci e mezza di mattina, entrò con la solita apatia sul posto di lavoro, testa bassa,quasi come stesse scontando una condanna d'un reato mai commesso.
    La macchina parcheggiata al solito posto , sotto quei cipressi che da anni ombreggiavano il lungo viale, quelli che avevano visto crescere strutture di lucro in un luogo santo, protetto, nel posto dove l'acqua testimoniò l'esistenza di Dio( *).
    Il solito caffè, un cornetto per cancellare l'acidità dello stomaco dovuto alla solita vecchia amica, una bottiglia di whisky consumata in un triste ma economico bar la sera prima, e poi su per le scale, l'armadietto di freddo e grigio metallo dove custodire le proprie cose, chiuso con un incerto lucchetto, di nuovo giù per le scale, verso la sala ristorante, dove da anni passava le sue giornate, correndo tra tavoli, con quel falso sorriso tipico di chi dentro muore, ma non può estraniarlo, il lavoro è sacro, le parole che più volte invadevano la sua testa, cancellando così ogni forma di reazione alla sua situazione di malessere interiore, il peggiore, quello che non c'è cura.
    I soliti colleghi ridacchiavano violentemente nel vederlo così, muso lungo, occhio spento, automatizzato nel lavoro, un robottino privo di sentimenti, di emozioni, di voglia di reagire a ciò che prepotentemente e senza alternative la vita gli aveva proposto.


    Era uno di quei giorni estivi classici di Roma, un sole caldo e malato faceva aumentare la temperatura, la maggior parte dei cittadini si erano recati ad Ostia (**) alla ricerca di rifriggerio e momenti di rilassamento sulla spiaggia, molti chiusi nelle loro case con i condizionatori accesi a massima potenza o con ventilatori che rumoreggiando cercano di rinfrescare l'aria.
    Di colpo un emozione, il suo cuore in confusione, uno sguardo, un ciao, una presentazione,.
    Tutto improvvisamente cambiò aspetto, come un orgasmo improvviso, un emozione.
    I colori ripresero a brillare, i profumi inebriavano il cuore, le parole erano diventate suoni,gli occhi seguivano i passi di lei, chi era? Da dove veniva? Qual'era il suo nome? Perchè il suo cuore era tornato caldo...

  3. #3
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    * trattasi dell'abazia delle tre fontane, luogo dove secondo la leggenda cristiana fu decapitato San Pietro, e la testa rimbalzando tre volte sul suolo, diedero vita a tre fontane.

    ** frazione, ma ormai comune, di Roma.

  4. #4
    janet
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    Bello, veramente poi ambientato a Roma, tutti posti che conosco

  5. #5
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    Promette molto bene già dall'introduzione pinkfloyd
    -BostonCREDITS-

  6. #6
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    capitolo 2
    l'incontro fu gia un ottimo biglietto da visita per l 'amore che stava nascendo.
    lei era prese nelle pulizie che non sono mai sufficienti in una sala ristorante, piegata, curva con la sua spugnetta era intenta nel pulire e togliere le macchie di vernice rimaste sul pavimento, creando una sorta di morbillo alle mattonelle in cotto di Venezia, dell'ultima mano di vernice data dai pittori.
    camice a righe bianco e blu, infratido comodissime e fresche, certo non adatte al lavoro ed i suoi capelli neri raccolti in una fascia dello stesso colore.
    sguardo concentrato sul da farsi, come tutte le new entry mirava a far la sua figura.
    vicino il secchio con l'acqua per sciacquare la spugnetta di tanto in tanto, le sigarette che si intravedevano dalla tasca del camice, ed il fedele cellulare sempre in vista.
    era li, inconsapevole dell'incontro che la aspettava.
    era li per lavorare non certo per cercare nuove relazioni.
    di colpo " ciao, piacere di conoscerti"
    lei alza gli occhi per contraccambiare il saluto, gli sguardi si incrociano, parte una scintilla... un colpo di fulmine, un temporale improvviso a ciel sereno.
    "piacere", l'unica parola tremolante che riusci ad uscire dalla sua bocca, i suoi grandi occhi neri avevano incontrato lo sguardo spento, apatico di colui che sarebbe diventato motivo della sua vita, e lui guardava chinata la sua stella, era gia nato un bocciolo d'amore, andava curato... cresciuto... protetto.
    la mattina passo veloce, lui sempre a chiedere se avesse bisogno di qualcosa, lei sempre a chiedersi "ma chi è questo... un dono?"

  7. #7
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    capitolo 3
    ora di pranzo.
    lui era conosciuto da tutti come una persona chiusa, riservata, mai che desse notizie sulla sua vita privata, una vita piena di casini dai quali era ormai sommerso, aveva totalmente perso la voglia di lottare per scrollarsi di dosso vecchi rancori, vecchie storie. era ormai quasi contento di vivere così, al punto di aver paura di perdere i suoi problemi! erano ormai parte integrante del suo io.

    il tavolo apparecchiato con tovaglioli e bicchieri di carta monouso, una tovaglia che portava i segni di pasti precedenti, le macchie di pomodoro si univano a quelle del caffè, creando un arcobaleno sul tavolo.
    le posate ammucchiate a centro tavola, un cestino di rosettine da ristorante, ed un paio di bottiglie d'acqua completavano l'oggettistica per i commensali.
    tavolo rotondo, studiato per dieci persone, il personale era in procinto di sedersi, chi lavava le mani, chi sbraitava per il poco tempo a disposizione per rifocillarsi in attesa di iniziare il servizio, mezz'ora in totale per mangiare, fumare e chiamare le persone care.
    tutti seduti, ognuno con il proprio piatto di insalata di riso, lui prende posto ma si rende subito conto che mancava una persona, quella ragazza che poco più di un oretta fa gli aveva fatto vibrare il cuore.
    " pakyyyyy?" gridò "lascia perde tutto e vieni a mangiare, è pronto".
    "arrivo" echeggiò dalla piccola saletta che era il prolungamento della sala principale.
    due minuti ed erano seduti vicino, lui versando un bicchiere d'acqua nel monouso di Paky, incrociò il suo sguardo, notando un certo senso di stupore nel gesto, normalissimo, ma che era tempo che nessuno facesse.
    Erano seduti gomito a gomito scambiando qualche timida parola, ma totalmente distanti dal resto delle persone sedute.
    Un pranzo veloce, e fuori nel grande giardino a fumare una sigaretta.
    Lui con le sue marlboro, lei invece preferiva farsi le sigarette da sola, fumava tabacco, virginia giallo.
    Parlarono un po del loro passato trovando più punti in comune, passione per i cani, delusioni d'amore, macchine da revisionare, se non da rottamare proprio. Stavano bene insieme, gli occhi di lui avevano di nuovo una luce, un'espressione.... un sogno.


    Tornarono in sala e cominciarono il servizio, c'era poca gente a pranzo, e come da ordine ricevuto, maky (lui) cercava di insegnarle il mestiere del cameriere, con calma, con affetto, dolcemente, cosa che notarono tutti, generalmente dava ai nuovi arrivati poco tempo, o capivano o si arrangiavano.
    Non con lei, lei era già parte di lui, troppe cose in comune, interessi, passioni, musica... e poi quel calore che lo inondava ad ogni suo sguardo.


    Il pomeriggio maky andò a casa come sempre, portandosi dietro il suo profumo, il suono delle sue parole... non vedeva l'ora di tornare, aspettò così le diciotto nervosamente fumando una sigaretta dopo l'altra.


    Arrivarono le diciotto... di nuovo insieme, di nuovo le sue parole, i suoi sguardi, la sua dolcezza... ma più di tutto la sua allegria.

  8. #8
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    la prima sera insieme
    il secondo turno lavorativo passò tranquillo, venne poca gente a cena, era un ristorante di un albergo quindi poco frequentato.
    preso da senso di responsabilità e professionalità, maky cercò di insegnarle come prendere i piatti rendendoli stabili, come muoversi tra i tavoli, spiegandole cioè le cose più importanti da controllare quali pane, acqua e vino. paky ascoltava le sue parole come una melodia, non contava di cosa stesse parlando, ma ascoltare la sua voce le dava piacere, tranquillità.
    l'inevitabile contatto tra le mani nel mostrare il modo migliore per portare i piatti rendeva la "lezione" piacevole.

    i loro occhi si cercavano, timidamente, ogni scusa era buona per star vicini, sembravano conoscersi da vecchia data.
    finalmente arrivarono le ventidue ed il ristorante chiuse, paky si cambiò prima di maky, il quale era comunque abituato a rimanere in abiti da lavoro anche a fine servizio.
    "ora che fai?" chiese maky sperando in una risposta che potesse renderlo felice.
    "nulla", "se vuoi possiamo stare un pò insieme" rispose paky.
    il cuore di maky batteva forte, il caldo di una serata estiva rendeva le sue mani umide, la sua fronte.... ma non solo il caldo dava effetti alla sua pelle, era in piena confusione. sapeva bene che a casa c'era chi lo aspettava, ma la voglia e la possibilità di poter stare ancora con lei sopraffò il pensiero di tornare a casa.
    "ok, mi farebbe piacere" come se paky non se ne fosse accorta che lui era ciò che voleva sentirsi dire.
    restarono li, su un vecchio muretto che costeggiava il viale principale, sotto dei cipressi secolari piantati dai vecchi frati padroni del terreno dove sorgeva il ristorante.
    la scioltezza che lo aveva accompagnato per tutta la giornata, diventò improvvisamente timidezza, non riusciva neanche a guardarla negli occhi, l'emozione era troppo forte.
    pensava; cavolo, l ho conosciuta poco più di dodici ore fa, ora sono con lei, soli, potrei baciarla, ma rischierei di rovinare tutto, di cosa parlo? di lavoro? di macchine? certamente non di donne!
    era confuso, non aveva mai vissuto situazioni del genere, lei lanciavi sguardi dolcissimi, che alimentavano la sudorazione di lui.
    vista la situazione paky pensò bene di rompere il ghiaccio iniziando lei a far domande: "parlami di te" le disse, "so che sei sposato, da molto?"
    "si" rispose lui, non voleva parlare della sua vita personale, pensava potesse infastidirla. non la conosceva ancora bene!
    le sigarette passavano veloci dal pacchetto alle labbra; "sbaglio o sei nervoso?" chiese Paky, "chi io? no no anzi, è che fa caldo" rispose Maky
    lei sorrise capì subito che non era vero.
    parlarono per molte ore, di tutto, Paky era una ragazza aperta, non aveva grandi tabù, sapeva affrontare ogni argomento con il giusto peso, la vita, la sua storia le aveva insegnato come fare!
    lui era rigido come un pezzo di legno, ma dentro sciolto come un ghiacciolo al sole, liquefacendosi al momento del ciao.
    un bacio, non un bacio normale, era un bacio intenso, quasi una mezza dichiarazione.
    "ma no, sono io che sono imbambolato, nessuna si potrebbe mai interessare di me, non ho nulla che possa piacere ad una ragazza" di contrario era questo ciò che la vita aveva costruito nell'animo di Maky.
    entrarono in macchina misero in moto e partirono, lui girò alla prima a destra, lei prosegui dritta direzione GRA(***) viveva in provincia di Viterbo...
    Maky aveva solo un desiderio, che la notte volasse e passasse veloce, aveva voglia di rivederla presto, aveva bisogno di rivederla.....

  9. #9
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    *** grande raccordo anulare

  10. #10
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    di colpo le giornate scorrevano velocemente, leggere, tranquille.
    tutti i casini in cui si trovava Maky sembravano avessero perso senso, tutto ormai girava intorno a lei,quella ragazza unica nel suo modo di essere.
    ma, come nelle migliori favole, ecco pronto l'arrivo del cattivo.

    lo stare sempre insieme anche se per lavoro, ma non solo, aveva cominciato a creare gelosie all'interno del personale, fastidio agli occhi del caposala che cominciava a vedere nella nuova arrivata, una minaccia per l'equilibrio della sala.
    cominciarono a tenerli sott'occhio.

    le sere diventavano sempre occasioni tranquille per lo stare insieme, a parlare di loro, di quel piccolo germoglio che era nato nei loro cuori, ma ancora troppo acerbo, insicuro.
    come detto ad inizio libro lei aveva avuto una storia precedente non degna di essere raccolta nelle storie d'amore, lui viveva di sacrifici, di pochi giorni di falsa tranquillità seguiti da giorni di vera rabbia, tristezza, amaro.
    questa combinazione di situazioni non fece altro che da collante fra Paky e Maky, riuscivano a darsi forza a vicenda, ognuno aveva la risposta, la parola giusta, lo sguardo, il gesto al momento giusto, quasi si conoscessero da anni, era appena passata una settimana...

    decisero cosi di passare un pomeriggio insieme fuori dal lavoro.
    fu un pomeriggio tranquillo, no al cinema, no al mare, in nessun posto dove ci fosse troppa gente, un prosecchino al bar per Paky, un caffè per Maky, e poi si recarono in un vialetto ombreggiato, rimasero in macchina a parlare, cominciavano a camminare,a volare con la mente.
    "sai ho lasciato il mio ex", disse Paky, "ora sono da un amico e la sua ragazza, un amico di vecchia data, un bravo ragazzo"
    "ne sono certo" pronta la risposta di Maky,"il fatto che ti abbia ospitata anche se vive con la sua lei è un gesto bellissimo, un giorno mi farebbe piacere conoscerlo".
    Paky aveva effettivamente mandato a quel paese l'ex compagno, stanca, esausta dei suoi comportamenti, lei era così, "o ci sto bene o lo mando a quel paese quando proprio non ce la faccio più"
    Maky era tutto il contrario a riguardo, lui era ormai succube della sua lei, non avrebbe mai avuto il coraggio di lasciarla, era un abitudinario e sempre poco coraggioso in scelte che lui considerava "troppo più grande di me"!
    c'era amore era chiaro, Paky non aveva problemi a viverlo cosi, in quelle poche ore al giorno, lo amava, lui la rispettava, proteggeva, andava bene cosi.
    anche alla luce delle parole di Maky secondo le quali la sua storia era ormai alla frutta, finita, archiviata, nulla più in comune con la "sua" lei, se non le abitudini.
    passarono il pomeriggio insieme in una tranquillità che Maky non riusciva a capire, "stare con te è troppo bello" non esitò un secondo a dirlo non appena il pensiero fece breccia nella sua mente, Paky abbassò gli occhi un pò emozionata, spesso le parole che uscivano soffiate con dolcezza dalla bocca di Maky, le davano un senso di protezione d'amore d'importanza che era tempo che non viveva, provava.
    riusciva a rendere queste emozioni a Maky con semplici sguardi, gesti...
    erano sincronizzati in tutto, il primo bacio era ormai alle porte, erano pronti, nonostante la loro non giovanissima età, i suoi 45 per Maky ed i suoi 46 per Paky, si sentivano di nuovi giovanissimi, quasi adolescenti ai primi amori.

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