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Principe_igor

Filosofia: il Libero Arbitrio

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Di , 03-02-2009 alle 14: 34 (2873 Visite)
Libero Arbitrio. Cos’è?
(Ovvero, piccolo saggio filosofico)

Dire che l'uomo ha "Libero Arbitrio" è non dire niente, a meno che siano definiti i termini di questo csd. “Libero Arbitrio”.

Alcuni delle definizioni tipiche sono:
1. "Libero Arbitrio" significa che una persona è in grado di fare ciò che "decide" di fare. Questo è assurdo. Può decidere di volare battendo le sue braccia, ma non volerà. È ovvio che in qualche modo la "capacità" di fare deve essere associata con "la volontà".
2. "Libero Arbitrio" significa che una persona è libera di fare qualsiasi cosa. Anche questo è assurdo. Uno non è libero di scegliere né il proprio sesso, né i propri genitori, né la nazionalità, la data di nascita, ecc., quindi c’è una limitazione nelle scelte possibili.
3. "Libero Arbitrio" significa che una persona è libera di scegliere ciò che è buono e ciò che è cattivo. Questa è probabilmente la definizione che la maggior parte delle persone associa a "Libero Arbitrio", ma anche questo è assurdo e capirete in seguito il perché, per il momento basti pensare che neanche Dio è libero di scegliere il buono o il malvagio, data la Sua natura.

La definizione della parola "volontà" è "desiderio", così dire che l'uomo ha "Libero Arbitrio" equivale a dire che ha "libero desiderio."
Dovrebbe essere ovvio che questo non è vero. Tutti i desideri dell'uomo sono condizionati da fattori fuori dal suo controllo: La base culturale, l’ambiente, la famiglia, la scuola, i gusti (generalmente ereditari), i mass media, ecc.

Dire che l'uomo è libero di desiderare quel che vuole equivale a dichiarare l'ovvio, e in ogni caso, il suo desiderio non implica mai la sua capacità di fare.
Come può essere chiamato "libero" quindi l’uomo quando è limitato dalle condizioni fuori del suo controllo e dalla sua capacità di eseguire?

La concezione di un Dio onnipotente e onnisciente, assunta dal Cristianesimo, ma anche dalle altre 2 religioni monoteiste, ha destato sempre preoccupazione per l’autonomia, che una idea di Dio così forte, lasciava agli individui. Comunque si risolvano le dispute teologiche sul "libero arbitrio", la libertà umana é fortemente ridimensionata dalla credenza in Dio (o almeno nel Dio ebreo-cristiano). Gli insegnamenti religiosi appaiono come il tentativo di portare le persone sulla strada di una verità già tracciata (“la retta via”). Il contrasto tra gli istinti naturali umani diretti verso “la peccaminosità” e le restrizioni imposte dalle regole della fede, comunica un’immagine soffocante dell’umanità, il cui impegno é quello di trasmettere alle nuove generazioni, non lo spirito di una serena e libera evoluzione, ma solo il volere dell’autorità (religiosa ovviamente).
La religione cristiana ha trasmesso il senso del timore verso la possibilità di cambiamento e di scoperta degli esseri umani. E questo timore ora si confronta prepotentemente con le sorprendenti e talvolta inquietanti conquiste della tecnica e della scienza.

Si potrebbe asserire che la libertà dell’uomo é sempre stata nelle sue mani!
Vero, ma questo sapere si basa solo su valori ed esperienze che i processi di civilizzazione hanno gradualmente accumulato nella nostra cultura e nella nostra morale.
In realtà l’uomo non può scegliere qualcosa che non appartenga all’orizzonte della sua "esperienza". Ciò significa che l’uomo é fortemente "condizionato". Si può addirittura dire che l’uomo ha un suo destino e sceglie solo all’interno di questo, dopo averlo riconosciuto.

La libertà o è assoluta o non è più libertà.
La libertà, in realtà, non è mai “assoluta". La libertà di cui l’uomo fa "esperienza" appare sempre condizionata. È una "libertà da" o una "libertà di". La libertà non è un valore, e lo dimostro. L’amore per il prossimo e la solidarietà sono valori per tutti, credenti o non credenti. Ma, dal momento in cui vengono imposti, cessano di essere dei valori. Il bene imposto diventa il male. Ecco perché l’uomo non ha la vera libertà di scegliere tra il bene e il male, perché quello che è bene e che è male è imposto dalla religione.
Nella sua radice ultima la libertà é l’assoluto. A questo proposito non c’è ateismo o fede in Dio che possa fungere da discriminante. O Dio stesso è la libertà, e quindi condivide con l’uomo questo essere destinati alla libertà, oppure le "contraddizioni" sono senza fine.

Se aderire alla religione cristiana, significa cancellare sé stessi e adeguarsi a qualcosa di immutabile, l’esperienza dell’uomo diviene insignificante, se, in altri termini, l’onnipotenza e l’onniscienza di Dio sono davvero attributi di un principio metafisico, e pertanto Dio non è disposto ad "abdicare" alla Sua onnipotenza e onniscienza per partecipare attivamente all’esperienza umana, allora le "contraddizioni" esistono.
L’uomo non sa mai se colui che risponde è davvero Dio o una sua immaginazione, un fantasma della sua mente. Se Dio ama, perché non è Lui a dare questa risposta, a parlare chiaro? Perché tutto é così cifrato? Perché si versa nell’incertezza? Perché Dio lascia nell’inquietudine? Se Dio ama l’uomo, perché non dovrebbe ritornare sulle sue decisioni e rinunciare a far valere la propria onnipotenza e la propria onniscienza, rinunciare a Sé Stesso e farsi Dio con noi?
Es. Dio toglie la vita ad un bimbo accogliendolo a Se, ma lo toglie anche alla madre in lacrime che lo ama e lo rivorrebbe vicino. Se Dio è onnipotente e ci ama perché non torna sulle sue decisioni per condividere con la madre l’amore e la gioia per un figlio?

A voi l’ardua sentenza.

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Categorie
Filosofia

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