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Religione: La celebrazione di Ognissanti

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Di , 03-02-2009 alle 14: 17 (823 Visite)
La celebrazione di Ognissanti

parte 4



Le tradizioni in Italia durante la notte dei morti

Nella tradizione popolare, le anime dei defunti tornano dall’aldilà. Il viaggio che li separa dal mondo dei vivi è lungo e faticoso… Nacque così, per ristorare i propri cari e per renderli benevoli verso i giorni che verranno, la tradizione culinaria della Festa dei Morti. I dolci dei morti simboleggiano i doni che i defunti portano dal cielo e contemporaneamente l’offerta di ristoro per il loro viaggio. Un modo per esorcizzare la paura dell’ignoto e della morte.

In alcune zone della Lombardia, la notte tra l'1 e il 2 novembre si suole ancora mettere in cucina un vaso di acqua fresca perché i morti possano dissetarsi.

In Friuli si lasciava un lume acceso, un secchio d’acqua e un po’ di pane.
Nel Veneto, per scongiurare la tristezza, nel giorno dei morti gli amanti offrivano alle promesse spose un sacchetto contenente le fave in pasta frolla colorata, i cosiddetti "Ossi da Morti".
In Trentino le campane suonano per molte ore a chiamare le anime che si dice si radunino intorno le case a spiare alle finestre. Per questo, anche in questa regione, la tavola si lascia apparecchiata e il focolare resta acceso durante la notte.
Anche in Piemonte e in Val D’Aosta le famiglie lasciano imbandito il desco e si recano a far visita al cimitero. I valdostani credono che dimenticare questa abitudine significa provocare tra le anime un fragoroso tzarivàri (baccano).
Nelle campagne cremonesi ci si alza presto la mattina e si rassettano subito i letti affinché le anime dei cari possano trovarvi riposo. Si va poi per le case a raccogliere pane e farina con cui si confezionano i tipici dolci detti "ossa dei morti".
In Liguria la tradizione vuole che il giorno dei morti si preparino i "bacilli" (fave secche) e i "balletti" (castagne bollite). Tanti anni fa, il giorno della vigilia del giorno dedicato ai morti i bambini si recavano di casa in casa per ricevere il "ben dei morti" (fave, castagne e fichi secchi), poi dicevano le preghiere e i nonni raccontavano storie e leggende paurose.
In Umbria si producono tipici dolcetti devozionali a forma di fave, detti "Stinchetti dei Morti", che si consumano da antichissimo tempo nella ricorrenza dei defunti quasi a voler mitigare il sentimento di tristezza e sostituire le carezze dei cari che furono. Sempre in Umbria si svolge ancora oggi la Fiera dei Morti. Si tratta di una sorta di rituale che simboleggia i cicli della vita e che costituisce un importante momento di aggregazione cittadina.
In Abruzzo, oltre all’usanza di lasciare il desco apparecchiato, si lasciano dei lumini accesi alla finestra, tanti quante sono le anime care, e i bimbi si mandano a dormire con un cartoccio di fave dolci e confetti come simbolo di legame tra le generazioni passate e quelle presenti.
A Roma la tradizione voleva che, il giorno dei morti, si consumasse il pasto accanto alla tomba di un parente per tenergli compagnia. Altra tradizione romana era una suggestiva cerimonia di suffragio per le anime che avevano trovato la morte nel Tevere. Al calar della sera si andava sulle sponde del fiume al lume delle torce e si celebrava il rito.

In Sicilia il 2 novembre è una festa particolarmente gioiosa per i bambini. Infatti vien fatto loro credere che, se sono stati buoni e hanno pregato per le anime care, i morti torneranno a portar loro dei doni. Quando i fanciulli sono a dormire, i genitori preparano i tradizionali "pupi di zuccaro" (bambole di zucchero), con castagne, cioccolatini e monetine e li nascondono. Al mattino i bimbi iniziano la ricerca, convinti che durante la notte i morti siano usciti dalle tombe per portare i regali.
In Sardegna ogni anno si ripete la tradizionale "Is panixeddas" (piccola offerta). La mattina del 2 novembre i ragazzi si recano per le piazze a chiedere l’offerta e ricevono in dono pane fatto in casa, fichi secchi, fave, melagrane, mandorle, uva passa e dolci. La sera della vigilia anche qui si accendono i lumini e si lascia la tavola apparecchiata e le credenze aperte.

Altri dolci tipici preparati in giro per l’Italia per la commemorazione dei defunti sono:
I Seni della Vergine sono dolci a forma di mammelle, ripieni di zuccata al gelsomino. Sono tipici della Sicilia.
Le dita di Apostolo, dolci di pasta di mandorle farciti con marmellata di cedro, hanno la forma delle dita di una mano. Si preparano in Calabria.
La Mani: un pane ad anello con un unico braccio che unisce le due mani. Dolce tipico della Sicilia.
I Cavalli sono grandi pani a forma di cavallo che si cucinano in Val Passiria (Alto Adige).

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Religioni

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