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Religione: La celebrazione di Ognissanti

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Di , 03-02-2009 alle 14: 13 (824 Visite)
Religione: La celebrazione di Ognissanti, la festa dei morti e il rito di Halloween, tre ricorrenze un’unica origine.

parte 1


"All Hallows' Eve"(traduzione: Vigilia di tutti i Santi o di Ognissanti), il termine britannico venne in seguito abbreviato in Hallows'Even, poi in Hallow-e'en ed infine in Halloween.

Halloween è tra i più antichi riti celebrativi la cui origine risale alla notte dei tempi.
Presso i popoli dell'antichità la celebrazione di "Ogni Santi" iniziava, probabilmente, al tramonto del 31 ottobre per poi perdurare nei giorni del 1° e del 2 di novembre.
La celebrazione di Halloween ha origini pagane molto remote e pone le sue radici nella civiltà Celtica. Infatti gli antichi Celti che abitavano in Gran Bretagna, Irlanda e Francia festeggiavano l'inizio del Nuovo Anno il 1°Novembre: giorno in cui si celebrava la fine della "stagione calda" e l'inizio della "stagione delle tenebre e del freddo".
La notte tra il 31 ottobre e il 1° Novembre era il momento più solenne di tutto l'anno druidico e rappresentava per i Celti la più importante celebrazione del loro calendario ed era chiamata la notte di Samhain (la pronuncia sow-in, o sown o seh-vain, varia molto fra le diverse popolazioni celtiche), il principe della morte o il Dio delle tenebre.
Oggi in Irlanda Oíche Shamhna indica ancora la notte di Halloween.
Samahin è uno dei grandi Dei della civiltà Celtica assieme a Imbolc, Beltane e Lughnasadh, nomi epici con cui tutt’oggi nel gaelico moderno si indicano rispettivamente la stagione invernale, la primavera, l’estate e l’autunno.
In Irlanda, invece, con Samahin viene tutt’ora chiamato il mese di novembre, mentre con Bealtaine e Lúnasa i mesi di maggio ed agosto.
Era, ed è, nella notte di Samhain che si tramandava e si tramanda la tradizione orale della civiltà celtica attraverso i racconti epici, le antiche saghe, le grandi battaglie in cui partecipavano grandi re ed eroi.
In verità non esistono testimonianze archeologiche o letterarie per poter affermare esattamente se Samhain indicasse solamente un periodo dell'anno o fosse una divinità, a testimonianza di ciò sappiamo per esempio che per i Britanni il Dio della Morte era Gwynn ap Nudd e per i Gallesi, Arawn.
Per i Celti, che erano un popolo dedito all'agricoltura e alla pastorizia, la ricorrenza che segnava la fine dei raccolti e l'inizio dell'inverno assumeva una rilevanza particolare in quanto la vita cambiava radicalmente: i greggi venivano riportati giù dai verdi pascoli estivi, gli ultimi raccolti venivano immagazzinati per i lunghi mesi invernali e le persone si chiudevano nelle loro case per trascorrere al caldo le lunghe e fredde notti invernali passando il tempo a raccontare storie e a fare lavori di artigianato. Fuori ogni abitazione venivano spenti i vecchi falò per poi essere riaccesi all’indomani con l’avvento dell’anno nuovo.
I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno (31 Ottobre), durante la notte, il grande scudo di Skathach venisse abbassato eliminando le barriere fra il mondo del caos e quello dell’ordine, questo permetteva a Samhain, Signore della Morte e Principe delle Tenebre, di chiamare a sé tutti gli spiriti dei morti, che liberi di vagare avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano da vivi congiungendosi con i propri familiari. Ricchi doni, per lo più alimentari, venivano, quindi, lasciati per permettere ai loro cari di rifocillarsi durante la notte. Da questo punto di vista le tribù celtiche erano un tutt'uno col loro passato ed il loro futuro. Assieme agli spiriti dei cari vagavano, tuttavia, anche gli spiriti maligni ed era questo il motivo per cui venivano spenti i vecchi falò, in modo che tali spiriti non venissero attirati a soggiornare nelle proprie abitazioni. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l'avvento del Cristianesimo.
I Celti credevano, inoltre, che i morti risiedessero in una sorta di Eden, una landa di eterna giovinezza e felicità chiamata “Tir nan Oge”, non avevano il concetto di Paradiso e Inferno secondo la concezione cristiana. Inoltre ritenevano che a volte i morti potessero soggiornare assieme al “Popolo delle Fate” (Fairy Folk) nelle collinette (mounds , in gaelico sidhe che si pronuncia shee, sci) di cui il territorio scozzese ed irlandese è contornato.
Infine, dal punto di vista dell'ordine cosmico, il sorgere delle Pleiadi, le stelle dell'inverno, segnava la supremazia della notte sul giorno.
Durante la notte, i druidi si incontravano sulla cima di una collina in una foresta di querce (albero sacro ai Celti) per accendere il Nuovo Fuoco e offrire sacrifici di sementi e ossa di bestiame macellato. Danzando e cantando intorno al focolare fino al mattino, si sanciva il passaggio tra la stagione solare e la stagione delle tenebre. Bisogna è ricordare che la musica, la poesia, la danza erano un tutt’uno con la cerimonia religiosa. La musica irlandese è erede della lunga tradizione celtica ed ha carattere sacro, sacrificale, la sua ispirazione è lunare. notturna poiché la notte venivano celebrati gli antichi riti propiziatori.
Quando il mattino giungeva, i Druidi (significato: molto sapienti) portavano le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a riaccendere il focolare domestico. Spegnere il fuoco simboleggiava che la metà oscura dell'anno (quindi la morte) stava sopraggiungendo mentre l'atto di riaccenderlo era simbolo di speranza e di ritorno alla vita, dando così a questo rito la rappresentazione ciclica del tempo.
il Sacro Fuoco Druidico era lasciato bruciare nel Mezzo dell’Irlanda, secondo alcune tradizioni, a Usinach, secondo altre fonti a Tlachtga, a 12 miglia dalla sacra collina di Tara.
Questo spiegherebbe anche uno dei significati di Samhain, adunata, in quanto per l’appunto tutti i Druidi si radunavano a Usinach o a Tlachtga per attingere al Fuoco Sacro.


...continua

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