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Società: Laicità, principio e strumento di convivenza

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Di , 03-02-2009 alle 13: 58 (632 Visite)
Laicità, principio e strumento di convivenza

Spunto preso da un dibattito sorto su un forum...

Vorrei parlare oggi del problema della laicità come viene vissuta e vista nel nostro Paese nella sua contrapposizione alla supremezia della Chiesa Cattolica.

Personalmente vorrei vivere in una Nazione che garantisca e realizzi la separazione fra Stato e Chiesa.
Questo allo scopo di mettere al riparo le attività dello Stato nei suoi diversi ambiti di intervento (legislativo, esecutivo, giudiziario) dalle influenze religiose.
Questa aspirazione è condivisa e particolarmente sentita da moltissime altre persone in Italia - diversamente al resto d'Europa dove, anche in paesi profondamente cattolici come Spagna e Irlanda, si registra una consolidata consapevolezza della separazione e autonomia dei due soggetti - perché entro i nostri confini la Chiesa cattolica non solo pretende, ma riesce anche ad interferire con successo nella vita pubblica, dettando legge sulle questioni di interesse collettivo, di fatto imponendo a tutti i cittadini una morale di parte.

La società italiana e la comunità di individui diversi che la compongono non è composta solo di credenti, per altro non tutti cattolici, ma anche di cittadini che non credono affatto (come il sottoscritto), quindi è indispensabile arrivare ad una forma di convivenza che garantisca entrambi.
Lo stato laico non confessionale è l'unica forma politica capace di garantire democraticamente questa coesistenza fra concezioni diverse, riconoscendo la libertà di professare il culto senza assegnare a nessuno di questi un primato o favoritismi e privileggi.

Bisogna rispettare di chi crede (qualunque sia la sua fede), ma anche chi non crede.
Ed è proprio questo che oggi in Italia non accade.
Il non credente viene emarginato, isolato, etichettato, non viene a lui concessa possibilità d'espressione, contrariamente a quanto accade con i credenti che troviamo abitualmente invadere gli spazi televisivi.

Nonostante la nostra Costituzione preveda la libertà di culto, la religione cattolica ha sempre avuto, e continua ad avere, un ruolo predominante rispetto agli altri culti, condizionando le istituzioni, la vita quotidiana e soprattutto la politica.

E' bene chiarire, però, che questo desiderio di tutelare il rispetto del principio di laicità dello Stato non si traduce in un "fondamentalismo laicista", cioè con la rivendicazione dell'autonomia della politica dalla religione non si vuole in alcun modo negare a quest'ultima il diritto di esprimersi e gli spazi in cui farlo.

Il punto è non cadere nell'effetto contrario di un fondamentalismo religioso a cui senza rendercene conto siamo abituati da sempre.
Anche se può sembrare demagogico affermare che nel nostro Paese esista un sorta di fondamentalismo cattolico, soprattutto se paragonato a quello islamico, non bisogna sottovalutare lo sconfinamento che la Chiesa effettua nella sfera comune imponendo come universale un sistema di valori.

Gli esempi di questa ingerenza nella sfera privata e in quella pubblica sono molteplici e facilmente individuabili, e si sono accentuati sotto il pontificato di Ratzinger.
Per quanto riguarda la sfera pubblica, come possiamo catalogare il boicottaggio sul referendum sulla legge 40 in merito alla fecondazione assistita; l'ostruzionismo dimostrato verso il riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto (Pacs-Dico-Cus o come volete chiamarle); l'intercessione verso il tentativo di approvazione di una norma riguardante il testamento biologico; il tentativo di mettere nuovamente in discussione il diritto al divorzio e all'aborto; il diniego alla proposta avanza qualche tempo fa di una riapertura delle case di tolleranza, o "case chiuse", bloccando di fatto il tentativo di regolamentare e risolvere una piaga della nostra società.

Nella sfera privata l'intervento, che oserei definire infido, è ancora più accentuato.
Un esempio lo è stato e lo è la condanna del giudice del tribunale di L'Aquila, Luigi Tosti, di fede ebrea, condannato dall'ignoranza dei suoi diretti superiori, da pressioni clericali, nonchè dall'indifendibile e poco onorevole Ministro Mastella, per aver richiesto di esporre al fianco del crocefisso presente nell'aula di tribunale ove esercitava la sua professione, la menorah ebraica, il simbolo della sua fede, oppure di rimuovere il simbolo cristiano.
Una provocazione, certo, che il giudice, non un ragazzino, ha cavalcato di proposito per evidenziare l'ipocrisia e la sudditanza psicologica religiosa con cui veste questo Stato.

I progressi ottenuti nel campo medico-scientifico servono alla crescita della nostra evoluzione e non devono essere oggetto di una feroce sfida con le Autorità ecclesiastiche, ma di crescita culturale e di pacifico confronto.
Sbaglio o anche i rappresentanti della Chiesa usufruiscono, in caso di bisogno, delle innovazioni tecnologiche in campo medico?

Le nuove frontiere della scienza, della tecnica e della medicina, pongono al legislatore il confronto con la necessità di legiferare su temi nuovi, che allo stesso tempo, purtroppo inaugurano spazi di contrasto con la Chiesa.
All'origine di questa intrusione tipicamente italiana della religione nella vita pubblica vi sono diverse ragioni, principalmente due: una geografica (la presenza storica e attuale del Vaticano nel nostro Paese), l'altra giuridica (il Concordato fra Vaticano e Stato italiano, firmato da Mussolini nel 1929 e poi rinnovato da Craxi nel 1984).
Proprio quest'ultima, giustifica la Chiesa a rivendicare uno status speciale, che praticamente si concretizza nel finanziamento pubblico delle scuole confessionali; nelle agevolazioni ICI per le attività commerciali clericali; nel sostegno retributivo statale ai professori di religione cattolica scelti dalla Chiesa; nelle agevolazioni fiscali riconosciute agli enti ecclesiastici, fino alle immunità penali e procedurali e quant'altro.

La politica è responsabile di aver alimentato nei secoli i privilegi della Chiesa ed è ora incapace di contrastarla.
Come accadeva nel Medioevo in cui l'autorità politica necessitava dell'avvallo religioso (l'antica investitura), ponendosi in questo modo sotto la sua ala protettrice ma anche ricattatoria: politiche, iniziative e scelte sono ora condizionate e devono favorire gli interessi vaticani.
L'alternativa ad una politica autonoma e non permeabile al religioso, sarebbe ed è infatti punita e delegittimata da quest'ultimo.

E' dovere di tutti, non solo della sinistra, portare avanti la battaglia in difesa della laicità dello Stato.
E' nostro dovere far capire che la laicità non è un contenitore vuoto, privo di valori o di etica, bensì uno spazio in cui si realizza il confronto democratico, in cui si dibattono scelte e decisioni di interesse generale, nel rispetto della Costituzione e dei diritti dell'uomo come patrimonio e terreno condiviso.
Eppure nonostante ciò, spesso la laicità viene indicata come "pensiero" privo di riferimenti etico-morali.
Niente di più falso visto che i valori di compassione, solidarietà, bontà d'azione, democrazia, ecc. esistono da sempre, per motivi antropologici che non starò ora qui a spiegare, ma che di certo non sono stati introdotti nè dalla religione cristiana, nè da altre religioni; valori che possono essere ritrovati anche in persone non credenti.

Forse sembrerà strano a qualcuno sapere che l'organizzazione internazionale dei Medici senza frontiere, MSF, non è legata a partiti politici o a confessioni religiose agisce secondo l'universale etica medica senza discriminazione alcuna di razza, religione, sesso o opinioni, quindi un'organizzazione puramente laica di persone che hanno insito nel loro DNA i valori di solidarietà, assistenza e amore prossimo.

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