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3L3N4

L'obesità

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Di , 01-02-2009 alle 03: 00 (1999 Visite)
Diversa la condizione dell’obesità, intesa come condizione a distribuzione mondiale, particolarmente evidente nei paesi sviluppati ed anche in quelli in via di sviluppo, perché è una delle prime patologie a comparire.
L’obesità è una di quelle situazioni a limite tra la patologia individuale e l’organizzazione della cultura.
In certe culture la donna il soprappeso è altamente apprezzabile (cultura araba), l’ideale dell’io delle persone di queste popolazioni spinge perché ci si adegui; il soprappeso è ricercato, mantenuto, curato. Nella nostra non è così, lo era così in certe culture contadine del sud fino a non molto tempo fa, dove la grassezza era considerato prova di salute e di benessere sociale, prova di appartenere a famiglie che potevano mangiare perché avevano i beni, quando uno dice “ è una persona di peso”, avere i beni che consentono di raggiungere e mantenere peso, chi è magro che peso può avere ?
La nostra cultura è quella che attualmente domina sul pianeta, e propone un ideale egoico e super-egoico in cui la sanità è fatta tutta di proporzioni per cui il bello è chi è proporzionato, non più chi ha i beni, anzi chi più ha più dovrebbe essere proporzionato.
La nostra cultura ha sempre insistito sulla giusta proporzione.. come mai non è così?
Perché da noi l’obesità è sempre più una patologia, non un’ ideale culturale, se fosse un’ideale culturale verrebbe difeso e mantenuto come in altre culture.
È una patologia di che genere? E qui il problema diventa molto complesso, intanto partendo da Freud si potrebbe dire che è quel tipo di patologia che meglio, forse più della sessualità, perché è più generalizzata, indipendente dalle classi, dall’età, esprime quello che Freud chiamava il disagio della civiltà, che nell’ 800 era espresso dal nevrotico, dai problemi della sessualità.
Il disagio della nostra civiltà ha cambiato modalità espressive, cioè ha a che fare con il fatto che in un certo senso noi viviamo in una cultura dove la produzione di beni ha raggiunto una potenza tale, una diffusione tale, una facilità tale che di fatto è come se non vi fossero più limiti alla realizzazione di desideri, come se non vi fossero più quella tolleranza che la necessità impone, cioè la necessità impone di tollerare la rinuncia, la limitazione, mentre l’abbondanza ignora questo tipo di necessità.
In America ci sono una quantità tale di obesi che sono difficili da pensare!!!
Taglie americane prevedono: xl xxl xxxl xxxxl
Noi abbiamo il poco invidiabile primato di essere il paese dell’Europa, quanto meno occidentale, in cui c’è il maggior numero di bambini obesi, che è il futuro indice dei problemi che avrà questo paese da dieci anni in poi, perché bambino obeso vuol dire quasi certamente adulto obeso che vuol dire certissimamente un forte incremento della spesa sanitaria, perché l’obeso è forte di una quantità di patologie di tutti i tipi.
C’è un particolare incrocio tra
1. la disposizione culturale, data dalla facilità del reperimento del cibo, fast food da tutte le parti,
2. economicità di acquisto,
3. gradevolezza illusoria ad opera di stimolanti.
Questi tre fattori rendono il cibo molto utilizzabile, di conseguenza l’elemento esterno è continuamente tentatore, l’elemento interno è il fatto che ci sono nella popolazione obesa delle linee gravissime che riguardano il fatto che i bambini obesi o gli adulti obesi sono esposte ad una certa povertà di relazioni.
Una relazione nutriente nel senso psichico non ha bisogno di cibo, se non quanto basta, al contrario di una relazione poco nutriente, perché la madre non c’è, perché la madre non c’è, e perché il bambino è lasciato solo.
Una relazione poco nutriente può esser facilmente supplita da cibo molto gradevole che riempie e costa poco e che si trova dovunque.
Questa è una modalità culturale, dapprima localizzata nei ceti bassi americani, e nei ceti bassi razziali, principalmente i neri, poi dai ceti bassi si è estesa ai i ceti medi, poi i bianchi, i latini americani, gli inglesi…e così via…
Uno dei primi sintomi, paradossalmente, del nostro tipo di civilizzazione è che nei paesi che si arrendono all’occidente c’è l’aumento delle malattie sessuale e dell’obesità.
In Cina il numero di obesi è schizzato negli ultimi 15 anni a livelli impensabili.
Le stesse culture africane, per le quali l’obesità era un pregio, ma era un’obesità sacralizzata, sottoposta a rituali, solo per certi ruoli, non per tutti, cioè aveva una dimensione molto confinata e limitata…ad un certo punto la gran quantità di cibo occidentale ha prodotto classi di grassoni che non sono più sacralmente identificati in certe figure, sono semplicemente classi di obesi.
È un problema nel quale l’elemento individuale conta, perché non tutti diventano obesi, ma conta anche quello sociale, e si può vedere meglio come, proprio la relazione primaria, quella con l’oggetto primario o le relazioni primarie che noi analiticamente identifichiamo nell’Edipo, o nel sistema familiare, se non vogliamo usare la terminologia psicoanalitica, sono quelle nelle quali si coagula questa questione. Cioè relazioni nutrienti sono anche autoregolantesi, come il nostro corpo che si sa autoregolare, relazioni non nutrienti danno il via libera a tutta una serie di regolazioni possibile.
L’autoregolazione è paradossalmente qualcosa che viene appreso, AUTOS richiede che ci sia qualcuno. L’autoregolazione intesa come controllo degli impulsi attraverso una loro rappresentazione psichica, cioè la rappresentazione del desiderio, delle mete possibili, è qualcosa che viene indotta dalla relazione con l’oggetto.
L’obesità è un grosso problema che sotto molti punti di vista è intrattabile, la persona adulta obesa è così abituata a convivere così, che è molto restia, per certi versi come il tossicomane.. perchè? Perché si tratta di rinunciare ad una modalità di vita il cui costo, il costo della rinuncia, è una profonda depressione ( ancora una volta torniamo al vuoto). Cioè è il prendere atto che questa modalità di esistere in realtà è una menzogna, cioè li fa apparire pieni a i loro occhi, ma in realtà sono vuoti.
La metafora del vuoto serve a farci capire che il problema del vuoto riguarda anche il pieno, non è che il vuoto è il vuoto fisico, è il vuoto psichico a cui può corrispondere un corpo super pieno come un corpo super magro, può corrispondere anche un corpo normale ma con una mente vuota aggredita dai pensieri di colpa, di accusa, di non valere niente, cioè vuoto di valore.
Fondamentalmente c’è come un filo che lega questo tipo di patologie non nevrotiche né psicotiche, che si situano nella metafora del vuoto.
Freud parlava dell’angoscia di perdere l’amore, cioè sono vuoti dell’oggetto, perché l’oggetto non gli si è dato abbastanza da averlo fatto proprio e da poter conservare un’impronta indelebile, e allora restano sempre vuoti. E allora c’è chi si riempie con la droga, chi con l’alcol, chi con il cibo, oppure chi dice “ non il vero godimento è essere vuoti, non mangio più”, e questa potrebbe essere un’altra modalità.
Questo ci fa capire l’assoluta necessità di questi pazienti di mantenere il proprio status quo: non vogliono curarsi, non vogliono fare trattamenti analitici, non vogliono perché già il solo avvicinarsi a questo significa avvicinarsi ai bordi del vuoto, e tutti hanno paura del vuoto e loro a maggior ragione, perché noi abbiamo paura del vuoto fisico, ma non abbiamo idea del vuoto psichico perché in linea di massima non ce l’ abbiamo, possiamo avere dei momenti di svuotamento da stanchezza, delusioni, svilimento.. però poi l’oggetto che abbiamo dentro è così saldo che quel vuoto lo riempiremo di nuovo sottoforma di ricordi, di nuovo progetti.
Ma quando il vuoto è più forte è come quando noi ci mettiamo in bilico sulla finestra, è un vuoto concreto, reale, e quindi queste persone vedono il trattamento, che noi vedremmo come un’ opportunità, come un salto nel vuoto, per farlo o devono essere disperati, o avere una minima comprensione della situazione in cui si trovano per dire “ma in questa condizione l’unica cosa di cui sono certo è che finisco male.. allora tanto vale che provo il salto nel vuoto…

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Commenti

  1. L'avatar di CartMan
    interessantissimo articolo 3L3N4, anch'io mi interesso di un pò psicologia sociologia filosofia.

    Grazie del contributo,ti voterò per il blog contest