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Famiglia e prevenzione del disagio minorile

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Di , 18-01-2009 alle 03: 18 (658 Visite)
Il 29 novembre i carabinieri della Compagnia di Tivoli hanno colto in flagrante ed arrestato due ragazzi rispettivamente di 14 e 17 anni, che avevano messo a segno una rapina ed avevano malmenato due coetanei nel parcheggio del Centro Commerciale Roma Est, a Ponte di Nona, alle porte di Roma.

Il problema della delinquenza minorile è in evidente aumento e le cronache ne riferiscono sempre più episodi; sembra quasi che ci sia stato un graduale intreccio tra il bullismo, che continua comunque a persistere, ed episodi di devianza giovanile vera e propria che avvengono al di fuori degli edifici scolastici.
Una precisazione però mi sembra doverosa e cioè che non va confuso o unificato il concetto di devianza e quello di delinquenza perché, indipendentemente dall’orientamento teorico di ciascuno, si può affermare, rispetto alla delinquenza, che se è vero che il delinquente è anche un deviante, un deviante non è necessariamente un delinquente: infatti, devianza e delinquenza non sono comportamenti definibili in assoluto, ma in funzione del contrasto tra determinati comportamenti e le regole sociali.

Non va persa di vista, nei casi che riguardano i minori, la responsabilità delle famiglie che andrebbero assolutamente coinvolte in modo attivo, magari fornendo loro, quando ne ravvisassero la necessità, un sostegno ed un orientamento a livello psicologico volto ad affrontare questo tipo di problemi con i propri figli, dando ormai per scontato che prima si fronteggiano anche con l’aiuto degli esperti del settore meno si strutturano nei ragazzi tali atteggiamenti.
Occorre anche fornire ai ragazzi la possibilità di un aiuto che li conduca ad un accrescimento dell’autostima, alla consapevolezza delle proprie capacità e all’acquisizione di nuove competenze, che rafforzeranno la loro sicurezza in modo sano senza dover ricorrere a forme di violenza per affermarsi.

Mi sembra importante sottolineare anche l’aspetto preventivo del problema: rilevare precocemente i disagi infantili ed adolescenziali è possibile quando esiste una cultura condivisa di attenzione al mondo interno, ai bisogni evolutivi di bambini prima e degli adolescenti poi, da parte degli adulti che hanno in carico la cura, la formazione, la crescita dei minori. Sono fondamentali le competenze emotive e relazionali delle figure di riferimento di bambini e adolescenti, siano essi genitori, insegnanti o altri. Sintonizzare con il soggetto in crescita produce una relazione ricca di scambio, un ascolto in grado di intercettare e accogliere il disagio nelle sue diverse forme. Una cultura rispettosa dei bisogni evolutivi della persona in crescita e quindi dei diritti dei bambini del nostro tempo, in continuo ascolto con i reali cambiamenti degli stili di vita, dei comportamenti delle famiglie e delle persone in generale, è tale se si aggiorna sul concetto di rischio.

Questo concetto deve essere esteso a nuove condizioni e situazioni di quotidianità, di vulnerabilità in cui, pur in assenza di tratti organizzati di disagio, possono verificarsi forme di sofferenza, di isolamento, di marginalità dovute a nuovi svantaggi, ed a nuove difficoltà e povertà. Tutto ciò porta con se una debole qualità delle abilità cognitive, sociali e relazionali e la mancanza di possibilità di relazioni sociali, che finisce con accrescere la solitudine del bambino.

Dott.ssa Loretta Cavazzini

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