Nel contesto degli acquisti online di prodotti dall’estero, l’Agenzia delle Dogane ha delineato le regole iniziali per l’applicazione della tassa sui pacchi.

Questa nuova misura, stabilita nella Legge di bilancio 2026, comporta un contributo fisso sulle spedizioni a basso valore provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione Europea. Nonostante si presenti come un intervento di natura tecnica, la tassa avrà significative ripercussioni per il commercio elettronico internazionale e i consumatori finali, diventando una componente essenziale del sistema doganale italiano.
La nuova tassa sui pacchi: motivazioni e struttura
La tassa sui pacchi, introdotta con la manovra di bilancio 2026, prevede un contributo amministrativo di 2 euro per ogni singola spedizione che arriva in Italia da paesi extra UE. Questa tariffa fissa si applica esclusivamente a merci il cui valore dichiarato non supera i 150 euro. Di conseguenza, mira ad intercettare una vasta gamma di acquisti effettuati tramite piattaforme di e-commerce esterne all’Unione Europea, soprattutto per prodotti dal costo contenuto.
Diversamente da un’imposta proporzionale al prezzo del bene, la tassa sui pacchi è un costo fisso addebitato nel momento in cui la merce entra definitivamente nel territorio europeo. Viene prelevata dagli uffici doganali indipendentemente dal tipo di prodotto importato, che si tratti di abbigliamento, accessori tecnologici o articoli per la casa. Ciò che rileva, infatti, è unicamente la provenienza geografica extra UE e il valore economico dell’acquisto.
Applicazione e caratteristiche della tassa

La tassa sui pacchi è caratterizzata dalla sua natura generalizzata e trasversale. Essa non si basa sul tipo o la destinazione del bene, bensì sull’origine extra UE della spedizione e sull’importo dichiarato. Questo approccio semplifica le procedure di controllo e riscossione, evitando complessi calcoli o verifiche sul contenuto dei pacchi.
Secondo le linee guida dell’Agenzia delle Dogane, la tassa è in vigore dal 1° gennaio 2026. Tuttavia, per facilitare l’adeguamento degli operatori, è previsto un periodo transitorio iniziale con procedure più semplici. Questa fase riduce l’onere burocratico iniziale, consentendo un adattamento graduale alle nuove regole.
Regime transitorio e metodi di pagamento
Nella fase transitoria, dal 1° gennaio al 28 febbraio 2026, operatori e-commerce, corrieri e spedizionieri possono adattare i loro sistemi informatici senza dover pagare immediatamente la tassa al momento di ciascuna importazione. I contributi sono, invece, contabilizzati periodicamente e dovranno essere versati tramite una dichiarazione riepilogativa unica entro il 15 marzo 2026, come stabilito dalla Circolare n. 37/2025 dell’Agenzia Dogane.
Questa flessibilità si ispira ai principi dello Statuto del contribuente, che richiede tempi adeguati e procedure semplificate per l’introduzione di nuove normative che comportano oneri rilevanti. Anche l’Agenzia delle Dogane è impegnata ad aggiornare i suoi processi interni per garantire un’implementazione efficace della nuova tassa.
Regolamento fefinitivo: il futuro della tassa sui pacchi
Con la conclusione del periodo transitorio, il 1° marzo 2026 segnerà l’inizio del regime definitivo di applicazione della tassa. Le modalità di pagamento variano in base al tipo di dichiarazione doganale utilizzata. Per le dichiarazioni ordinarie (H1), il pagamento del contributo avverrà direttamente all’interno della dichiarazione doganale tramite un codice tributo specifico (159). Invece, per le procedure semplificate (H7), il sistema di contabilizzazione periodica resterà in vigore, salvo aggiornamenti futuri.
Questa differenziazione risponde all’esigenza di adattare il sistema alle diverse tipologie di flussi logistici, garantendo al contempo continuità per il commercio elettronico internazionale. La tassa sui pacchi, dunque, si configura come un meccanismo strutturale destinato a influenzare stabilmente le importazioni a basso valore da paesi extra UE.
