Riforma del lavoro: reddito di disoccupazione al salario minimo

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La riforma Fornero sul lavoro partirà da due punti ritenuti essenziali: un contratto unico di apprendistato e l’introduzione del reddito di disoccupazione.

La settimana prossima partirà la trattativa tra il governo e le parti sociali, su cui sembra comunque già esserci un accordo di base.

L’obiettivo è quello di porre a termine alla frammentazione dei contratti, e di puntare ad un mercato del lavoro che riesca a creare una maggiore mobilità, che agevoli l’occupazione giovanile e ne riduca la precarietà.

Infatti l’Istat ha evidenziato che sono 48 i contratti, che penalizzano in maggior modo donne e giovani, e che sono la causa di un salario medio lordo in Italia inferiore del 32% rispetto alla media europea.

In pratica è prevista una fase di ingresso che potrà arrivare fino tre anni, ed una seconda nella quale al lavoratore saranno obbligatoriamente garantite le tutele presenti nei contratti a tempo indeterminato.

Al termine del terzo anno, l’imprenditore potrà anche licenziare il dipendente, ma con un risarcimento.

Inoltre grazie alla riforma, i contratti a tempo determinato si potranno applicare soltanto ai professionisti e personale specializzato, con un tetto minimo di 25mila euro lordi l’anno.

Infine da evidenziare che è in progetto l’introduzione del salario minimo per le categorie, come ad esempio quella dei precari e dei lavoratori a progetto: lo Stato dovrebbe stabilire la paga oraria minima al di sotto della quale un datore di lavoro non potrà scendere.

Borsa
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