Operazioni di leasing e factoring


Struttura del leasing finanziario

Il termine leasing appartiene alla lingua anglosassone e deriva dall’antico verbo inglese to lease, il cui significato originario si richiama sostanzialmente all’idea dell’attribuzione, da parte del titolare (il cosiddetto lessor) di un fondo rustico, ad altro soggetto (il lessee), del diritto di godere temporaneamente dello stesso. Una prima importante distinzione in questo senso è quella che sussiste tra leasing operativo e leasing finanziario, ciascuno dei quali corrisponde a un distinto tipo negoziale. In modo abbastanza semplice si presenta sicuramente il leasing operativo, il quale si configura come un contratto con cui il produttore di un determinato bene standardizzato concede in godimento il medesimo a un altro imprenditore, verso un corrispettivo commisurato al valore d’uso del bene stesso, per un periodo inferiore alla vita economica di questo; il contratto prevede talvolta anche un’opzione di acquisto del bene alla scadenza del rapporto. Per quel che riguarda invece il leasing finanziario, invece, la figura è un po’ più complessa, in quanto non dà vita ad un fenomeno uniforme e compatto, ma comprende operazioni diversificate e spesso eterogenee (leasing mobiliare, immobiliare, agricolo al consumo, pubblico, agevolato, di “ritorno” o lease-back, convenzionato, addossè, diretto, internazionale…). L’elemento comune alle molteplici applicazioni del leasing è dato dalla originale tecnica di finanziamento in cui si risolve questa operazione contrattuale. L’imprenditore che abbia bisogno di beni strumentali necessari per l’attività produttiva (macchinari, impianti, attrezzature etc..), anziché acquistarli dal fabbricante per contanti, immobilizzando ingenti risorse o ricorrendo al credito bancario, normalmente costoso e talvolta non praticabile, o anche comperarli a rate (con il rischio, una volta finito il pagamento, di ritrovarsi in mano un macchinario ormai obsoleto e privo di valore commerciale), e data anche la difficoltà di ottenere in locazione o in affitto questo genere di beni, si accorda con una impresa finanziaria specializzata (la società di leasing appunto), indicandole i beni di cui ha necessità che tale società acquista appositamente dal produttore e concede contemporaneamente in godimento all’imprenditore per un corrispettivo commisurato al prezzo dell’acquisto. Tale prezzo viene, tra l’altro, maggiorato dei costi dell’operazione e degli utili della società di leasing: il pagamento viene ripartito in frazioni di cui una quantità preponderante è costituita da canoni periodici e una frazione molto più esigua dal prezzo di un’opzione di acquisto che l’utilizzatore può esercitare al termine del rapporto, ove desideri divenire proprietario del bene, in alternativa alla rinnovazione della concessione di godimento o allo scioglimento della stessa.

 

Che cos’è il factoring

Il factoring è sostanzialmente un contratto che, nato nel mondo anglosassone, ha poi trovato larga diffusione in tutta Europa. Di esso non abbiamo in Italia una vera definizione normativa. I contenuti giuridico-economici dell’operazione possono comunque essere desunti e intuiti dai contratti-tipo impiegati dai factor. L’operazione risulta incentrata su una cessione di crediti per forniture di merci o prestazioni di servizi prodotti o commercializzati dall’impresa cliente. Il cliente cede senz’altro o, a seconda dei diversi formulari, si obbliga a cedere con atti successivi al factor la globalità dei crediti commerciali di cui è titolare o diventerà titolare nei confronti dei suoi acquirenti-debitori o soltanto di determinati debitori di gradimento del factor; questi è libero invece di accettare o meno, a sua discrezione, le offerte di cessione del fornitore. Il cliente garantisce l’esistenza del credito e, di norma, anche la solvenza del debitore ceduto (si tratta della cosiddetta cessione con rivalsa, detta anche “pro solvendo”), salvi i crediti che il factor dichiari espressamente di approvare (è la cessione senza rivalsa, detta anche, pur se in maniera impropria, “pro soluto”). I formulari prevedono di norma, che il factor corrisponda al cliente l’importo del credito ceduto (al valore nominale) soltanto dopo averlo incassato dal debitore ceduto o, per i crediti da lui approvati, entro un termine fisso dalla sua scadenza, nonché la facoltà del medesimo di procedere – su richiesta del cliente – ad anticipazioni (di solito nella misura del 70-80% del credito ceduto) rispetto alla data di scadenza del credito stesso. Il fornitore è tenuto a corrispondere al factor una commissione a titolo di compenso per i servizi da lui prestati (contabilizzazione, gestione, esazione dei crediti, informazioni…) e per i rischi assunti, in relazione soprattutto alla eventuale rinuncia alla garanzia della solvenza e inoltre gli interessi sulle somme che gli sono state anticipate. Il factoring rappresenta dunque uno strumento di finanziamento alternativo dell’impresa: le società che svolgono questa operazione, agiscono nell’ambito dell’intermediazione finanziaria. Dal punto di vista del cliente, la finalità preminente è quella della mobilizzazione dei suoi crediti, che in quanto a termine non sono immediatamente esigibili e vengono quindi negoziati con il factor e monetizzati in maniera anticipata. Dal punto di vista del factor, invece, lo scopo primario è quello di fornire al cliente, contro il pagamento di un compenso, una diversificata serie di servizi, primo fra tutti quello di gestione dell’intero portafoglio crediti del fornitore, ossia di contabilizzazione , di amministrazione e di recupero – anche in contenzioso – del portafoglio crediti a breve termine.

 

 

 

SIMONE RICCI

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