Il Nasdaq: simbolo della new economy


Cos’è il Nasdaq

Il Nasdaq è il mercato simbolo delle aziende della New Economy, soprattutto per i record che ha via via conseguito nel tempo. Il più noto indice di riferimento è il Nasdaq Composite, il quale già dal suo avvio di contrattazioni aveva fatto registrare importanti escalation: negli anni ’70 (quindi già dopo solo un decennio), l’indice è passato da 100 a 200. poi, con una crescita intensa e costante, ha toccato quota 1000 nel 1995 e quota 2000 nel 1998. La torre della sede del Nasdaq, in un angolo di Times Square a New York, è così divenuta uno degli emblemi della New Economy, grazie soprattutto alle performance delle società simbolo dell’esplosione della “net economy”: imprese come la Microsoft, Intel, Cisco Systems e Mci-Worldcom hanno rappresentato da sempre oltre un terzo della capitalizzazione totale del Nasdaq.

 

Quanto rende la New Economy

Il problema delle cosiddette “dot com” è determinato dal fatto che agli investimenti e alle iniziative del team manageriale non corrispondono spesso fatturati e profitti, ma solo promesse di sviluppo e numeri elevati di accessi al sito. Sulle ali dei nuovi mercati, queste aziende raggiungono spesso facilmente capitalizzazioni elevate, in quanto attirano nuovi investitori, ma tutto ciò non fa altro che alimentare la divaricazione della forbice tra valore reale dell’azienda e del settore e valore raggiunto sui mercati finanziari. Generalmente, al momento della quotazione, le società “dot com” hanno un fatturato esiguo e puntano come voci di ricavo sulla fornitura di accessi alla rete, hosting, sulla pubblicità che verrà inserita nel sito e sulle transazioni offline e online. Mancano dunque elementi concreti – come la crescita dell’utile nell’ultimo trimestre o il rapporto fatturato per utente – in grado di consentire una corretta stima dei flussi di cassa o del tasso di sviluppo della società. In ogni caso e in ogni settore locale o internazionale, dunque, i concetti di new e old economy sono destinati progressivamente a fondersi. L’economia convenzionale e la cosiddetta New Economy sono al contempo materiali e immateriali, senza nessuna differenza tra loro, salvo che chi gestisce la prima è più coinvolto negli aspetti che necessitano dell’uso di materia e chi gestisce la seconda in quelli della comunicazione.

 

Quando comprare e quando vendere

Gli andamenti ciclici nei mercati della new economy hanno anche amplificato le caratteristiche di alcuni modelli di prezzi. Alla base c’è un modello di accumulazione che è frutto di scontri incerti tra compratori e venditori di titoli. Si parla di accumulazione perché nei periodi di minimo si incrementa il fattore emozionale relativo alle notizie provenienti da fonti informative varie; condizioni che stimolano la vendita di azioni da parte di investitori deboli. Durante le fasi di accumulazione, gli analisti consigliano di raccogliere azioni e di attendere condizioni migliori. Nell’arco di un breve periodo, infatti, i titoli passano dagli investitori deboli e disinformati a quelli “forti”: in tal modo dovrebbe verificarsi rapidamente un’inversione di tendenza, ovvero i titoli dovrebbero salire. Il processo inverso avviene ai massimi del mercato.

 

Anche le stagioni hanno il loro peso

Uno degli effetti più significativi dei mercati telematici e globali è il progressivo allungamento dei tempi di contrattazione, che porta tutte le borse ad estendere la loro attività ventiquattr’ore su ventiquattro (anche nei giorni festivi). E, se sui cicli a lungo termine questi fattori temporali di contrattazione non hanno alcun effetto, sul medio-lungo termine possono avere una certa rilevanza. Statisticamente, ad esempio, le giornate pre-festive infrasettimanali sono quelle considerate più notoriamente come “rialziste”; mentre a tutti è nota l’espressione “lunedì nero“, la quale evidenzia come storicamente negli anni l’apertura di settimana delle borse abbia spesso riservato sorprese molto negative.

 

Cosa condiziona i cicli: la bussola del Nasdaq

Il Nasdaq è sicuramente il punto di riferimento mondiale tra i mercati della new economy, e anche il fulcro delle previsioni cicliche di borsa. Soprattutto l’Europa risente in maniera evidente dei movimenti del nuovo mercato americano, il cui andamento, complice la globalizzazione dei mercati, influenza le sorti dei comparti tecnologici del vecchio continente. Gli operatori analizzano attentamente le fluttuazioni che subisce il Nasdaq, è in maniera immediata intravedono un’anticipazione di quanto avverrà in Europa di lì a due anni in tutti i settori che lo compongono e quindi cercano di seguirne l’effetto.

                       

La politica monetaria

Un’ultima menzione riguarda poi la politica monetaria. Occorre infatti considerare che i settori sensibili al cambiamento dei tassi di interesse, come sono considerati anche quelli della new economy, tendono ad anticipare sia i minimi che i massimi di mercato. Mentre i settori sensibili alla domanda di beni capitali o di materie prime tendono a seguire generalmente con ritardo l’andamento del mercato. Le incertezze relative all’andamento ciclico dei titoli e dei mercati della new economy ha spesso portato a una riscoperta di settori tradizionali, come la chimica, il comparto automobilistico, le costruzioni, il settore energetico, i quali sono caratterizzati da una sottovalutazione delle quotazioni che si è andato via via rafforzando.

 

 Simone Ricci per BorsaeDintorni.it

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