L’uso del computer in fabbrica


Introduzione

La missione produttiva di un’impresa è quella di fabbricare dei prodotti al minimo costo con la massima tempestività e qualità, mantenendosi in grado di adattarsi alle fluttuazioni del mercato. Di fatto, posti in questi termini, gli obiettivi della produzione risultano tra loro intrinsecamente contraddittori. Produrre al costo più basso significa infatti produrre in grande serie, con strutture, risorse e mezzi specializzati che lavorino al massimo della loro capacità, mentre ridurre i tempi, puntare alla qualità e mantenersi in grado di interagire con il mercato, significa, al contrario, disporre di margini di risorse, gonfiare i costi della mano d’opera e non specializzare le strutture. Ecco quindi, che una analisi, sia pure superficiale, del problema  produttivo mette in luce una intrinseca contraddizione tra obiettivi di produttività e obiettivi di flessibilità. Di fronte a questa evidenza di fatto, l’impostazione che si segue è solitamente quella di scomporre il processo produttivo in un  certo numero di stadi (la progettazione, la pianificazione, la fabbricazione e il controllo), di considerarli tra loro indipendenti e di ottimizzarli in maniera separata rispetto ai loro obiettivi parziali. Gli svantaggi di questo approccio sono ovviamente molteplici. Basta citare in questa sede la necessità che, tra uno stadio e l’altro del processo produttivo, si creino delle risorse “tampone”; vale a dire delle capacità inutilizzate di mano d’opera, di materiali e di attrezzature che tengano conto della mancanza di sincronia del processo e non ritardino lo sviluppo degli stadi una volta che siano soddisfatte le condizioni per avviarli. Il problema della produzione lo si può oggi risolvere rigorosamente sia in termini organizzativi che in termini informatici, ma in ambedue i casi a prezzo di una tale complessità e di un cambiamento così radicale della cultura d’impresa che solo gradualmente si può pensare di arrivarci.

Tipologie di produzione

Le modalità di produzione sono ovviamente molto diverse a seconda della fabbrica che si va ad esaminare. Esistono, nella realtà, infiniti tipi di produzione che si differenziano tra di loro per la varietà dei prodotti e per le loro quantità, ma, volendo schematizzare al massimo, si individuano di solito quattro modelli principali. 1)Modello “Cantiere”. È il tipo di produzione proprio dei settori edile, navale e aerospaziale e la sua principale connotazione è che il processo manifatturiero viene impostato su pochi esemplari, fortemente personalizzati sulle richieste del cliente, ciascuno dei quali impegna le risorse del cantiere per mesi o anche anni. Il problema della produzione si presenta, in queste condizioni, molto semplificato, dato che consiste nel tempificare i materiali necessari in accordo con lo sviluppo del prodotto, facendo in modo che siano disponibili quando richiesto, ma non si accumulino troppo a lungo senza essere utilizzati. 2)Modello “Lotti differenziati”. Un ricco catalogo di prodotti diversi e quantitativi di produzione modesti per ciascuno di essi caratterizzano il processo a lotti differenziati, tipico del settore meccanico. Il flusso produttivo va a comporsi di piccole serie (appunto i lotti) di pezzi che si alternano in rapida successione, contendendosi le risorse di uno stabilimento articolato su più reparti specializzati. 3)Modello “Serie ripetitiva”. Se le quantità di produzione sono elevate a sufficienza, si giustifica la allocazione di risorse specializzate. Macchinari e reparti vengono dedicati a fasi specifiche del processo manifatturiero per eseguire operazioni sempre uguali a ritmo elevato. Le fasi sono strettamente collegate in sequenza. 4)Modello “Processo continuo”. Aumentando ancora i volumi e riducendo ulteriormente la differenziazione tra i prodotti, si può pensare di passare dalla produzione ripetitiva a quella con andamento continuo tipica dell’industria chimica, siderurgica, cartaria e energetica.

Il computer nelle tipologie di produzione

La discussione può essere semplificata classificando la produzione in due tipologie: i processi discontinui (costituiti dai primi tre modelli: cantiere, lotti differenziati e serie ripetitiva) e processi continui (l’ultimo modello). A)Produzione continua. Negli impianti di produzione continua, il computer è in grado di esercitare un controllo integrato su tutto il sistema, riferendosi a un suo modello di funzionamento ideale. Negli impianti di tipo continuo, inoltre, il computer può sovraintendere a funzioni di regolazione superiore come gli avviamenti o gli arresti, la diagnosi di malfunzionamento, la sorveglianza del verificarsi di situazioni potenzialmente pericolose etc…L’avvento del microprocessore ha poi consentito nel tempo di superare rischi sempre più complessi, connessi con l’accentramento di tutte le funzioni logiche in un unico sistema di controllo. B)Produzione discontinua. Nell’ambito della produzione continua appena descritta, le fasi più critiche riguardano la progettazione del prodotto, del processo di produzione e dell’impianto che lo produrrà. Una volta completate le fasi di progetto, la fase di esercizio si svolge in modo del tutto indipendente da esse e si limita alla determinazione delle quantità da produrre ogni giorno. Nella produzione discontinua, invece, la definizione del prodotto è continuamente soggetta ai cambiamenti imposti dalla domanda di mercato e, di conseguenza, deve interagire strettamente con le fasi successive di produzione. In un sistema discontinuo, cioè, i prodotti cambiano mentre, per così dire, li si sta producendo.

SIMONE RICCI

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