L’unione monetaria latina


 

Introduzione

Nel 1865 Francia, Italia, Belgio e Svizzera diedero vita a un’unione monetaria che aveva come punto di riferimento il Franco francese: le principali motivazioni che spinsero a questa intesa furono essenzialmente dettate dalla vicinanza geografica tra i diversi Stati e dalla volontà di intensificare le relazioni commerciali. L’accordo venne chiamato Unione Monetaria Latina dalla stampa britannica, quasi a sottolineare in maniera sarcastica come fosse impossibile estendere l’intesa alle nazioni dell’Europa del nord. In realtà, il governo francese e molti economisti del tempo la ritenevano un’importante occasione di sviluppo, anche in previsione di un allargamento a più paesi europei. In questo articolo esamineremo le relazioni tra la Francia, la quale si fece promotrice della trasformazione dell’Unione Monetaria Latina in Unione Monetaria Europea, e le altre nazioni che rientravano in questo progetto: Gran Bretagna e Germania.

 

Come si arrivò alla proposta francese

La proposta francese secondo cui tutte le nazioni civilizzate avrebbero dovuto adottare un’unica moneta non può certo essere vista come una mera forma di espansionismo politico: infatti, l’iniziativa nasceva principalmente come il risultato di fattori puramente economici, legati al libero scambio e a un embrionale sviluppo delle idee federaliste. Ideatore di tutto il progetto fu sicuramente l’economista e politico francese Félix Esquirou, il quale diresse la Francia verso l’unificazione monetaria. In qualità di vicepresidente e, poi, ministro del Concilio di Stato sotto Napoleone III, diede vita a tre conferenze internazionali il cui intento era quello di promuovere la sua idea. Nel 1865 il progetto entrò nel vivo, ma col chiaro obiettivo di allargare la circolazione monetaria anche a tutta l’Europa in breve tempo: nel 1867, poi, venne deciso di introdurre una valuta comune una base monetaria comune (l’unità di base era pari a 10 franchi), che verrà poi denominata appunto “Europa”. C’è anche da dire che l’ultimo quarto del XIX secolo fu per l’Europa un periodo di internazionalizzazione e liberalizzazione degli scambi commerciali, che pose le condizioni fondamentali per l’integrazione monetaria. Dato che le barriere commerciali cominciavano a cadere e, allo stesso modo, le divisioni monetarie, attraverso una progressiva riduzione del numero di valute in circolazione. I vecchi conii caddero uno dopo l’altro a seguito delle unificazioni nazionali di Svizzera e Italia, oltre agli accordi monetari regionali tra i vari stati tedeschi; inoltre, aumentò l’influenza esercitata dalle valute dei principali paesi, come la sterlina e il franco. Erano proprio le monete francesi a costituire la maggior parte della circolazione di oro in tutto il continente europeo.

 

L’Unione Monetaria Latina

La Convenzione Monetaria del 23 dicembre 1865 tra Francia, Italia, Belgio e Svizzera non portò in realtà alla creazione di un’unione monetaria, nonostante fu poi ampiamente conosciuta come Unione Monetaria Latina. L’unione era più che altro un accordo valutario dell’Europa cosiddetta “latina” e aveva lo scopo di combattere la crescita della speculazione internazionale di argento: tutto era limitato al conio in oro e in argento, escludendo quindi conii in bronzo e banconote. Non introdusse una singola unità di conto e ogni Stato membro era responsabile della propria moneta nazionale, collegata da un tasso di cambio fisso (1 a 1). Nessun cittadino veniva poi obbligato ad accettare le monete coniate da uno stato membro estero dell’unione, dato che si trattava di obbligazioni limitate alle istituzioni governative. Visto che le banche nazionali, tra cui la Banca di Francia e Banca Nazionale del Regno d’Italia, erano istituti privati, i governi dovevano convincerli ad aderire alle regole dell’Uml, ma non costringerli a fare ciò. Non venne creata alcuna istituzione politico-amministrativa che avessi incarichi di gestione dell’intesa e non si stabilirono sanzioni per gli eccessivi conii di monete da parte degli stati membri o per le sospensioni di convertibilità che poi puntualmente si verificarono (in Italia nel 1866, in Grecia nel 1868 e in Francia nel 1870).

 

Il fallimento della trasformazione in Ume

Furono probabilmente queste le cause del fallimento della trasformazione dell’Unione Monetaria Latina in Unione Monetaria Europea: la Francia non riuscì a seguire una precisa politica di sostegno economico. Anche paesi come la Svezia, l’impergo Austro-Ungarico e gli stati meridionali della Germania, i quali gravitavano più o meno nell’orbita valutaria francese, cominciarono pian piano a discostarsi da essa per il persistere troppo lungo del bimetallismo. L’unione monetaria divenne ben presto la vittima delle configgenti ambizioni nazionali, del crescente interesse dei banchieri a preservare i profitti di scambio, ma anche della mancanza di fiducia reciproca tra i vari stati membri. L’unificazione valutaria creò poi delle eccessive e spesso contraddittorie aspettative negli stessi sostenitori del progetto: non era di alcun vantaggio per determinati governi e, in maniera simultanea, sosteneva aspirazioni di pace, sviluppo economico e libero scambio di beni. Nonostante varie e ripetute crisi (la più grave delle quali verificatasi nel 1873), si arrivò al ventesimo secolo, ma ci si accorse che non era più possibile battere e coniare moneta per rispettare in maniera piena il trattato: alla fine del 1925 il Belgio denunciò per primo la convenzione e si arrivò così al suo scioglimento il 1° gennaio 1927.

 

 

 

SIMONE RICCI

Continua: Uno sguardo sul passato: L’Italia verso la moneta unica





Lascia una risposta