Lo sviluppo rurale nella PAC


Le nuove misure di sviluppo rurale della riforma Fischler

L’ultimo aspetto da analizzare per quanto riguarda le novità che sono state apportate dalla riforma Fischler nell’ambito della Politica Agricola Comune riguarda il fronte dello sviluppo rurale. Possiamo elencare rapidamente le novità più importanti come segue. 1. Pacchetto qualità. Tale misura prevede sostanzialmente due tipi di misure: a-degli incentivi (fino a 3000 euro l’anno per 5 anni) per quel che concerne le imprese agricole che partecipano ai programmi di miglioramento e di garanzia della qualità; b-il sostegno alle associazioni di produttori (anche attraverso contributi fino al 70% del costo dei relativi progetti) per quelle attività d’informazione dei consumatori e di promozione di metodi di certificazione della qualità. 2. Adeguamento ai nuovi standard. Questa operazione viene attuata mediante degli aiuti temporanei e degressivi agli agricoltori in modo tale che essi possano essere aiutati ad adeguarsi alle nuove e più stringenti norme relative a temi come ambiente, sicurezza alimentare, benessere degli animali e sicurezza sul lavoro. 3. Benessere degli animali. Il benessere degli animali viene sostenuto attraverso l’aiuto per gli allevatori che per un periodo minimo di 5 anni si impegnano a migliorarlo oltre le soglie che sono state stabilite dalla normativa vigente. 4. Audit ambientale. L’audit ambientale è un servizio di consulenza aziendale, il quale va offerto in maniera obbligatoria già da due anni, ma che avviene con la partecipazione degli agricoltori su base volontaria. Attraverso l’audit, si mette a disposizione un contributo per azienda sui fondi per lo sviluppo rurale. Lo scopo di questa consulenza dovrebbe essere sostanzialmente quello di “accompagnare” gli agricoltori (in special modo quelli più giovani) a recepire le nuove norme di condizionalità e benessere degli animali, aiutandoli dunque a metabolizzare e rendere concreto il concetto di agricoltura multifunzionale. 5. Pacchetto giovani. Sono stati innalzati dei tetti al sostegno  agli investimenti dei giovani agricoltori dal 45% al 50% (e dal 55% al 60% nelle zone maggiormente svantaggiate) ed aumentati gli aiuti al primo insediamento, in caso si sia fatto ricorso al servizio di audit.

 

Un giudizio d’insieme sulla riforma Fischler

È ora possibile avanzare un commento a quanto descritto riguardo la riforma della Pac. Nel complesso la riforma Fischler è una buona riforma, la quale la libera da gran parte delle distorsioni che si sono accumulate in un passato non sempre glorioso e che crea i presupposti perché essa si tolga di dosso l’immagine di politica protezionistica e assistenziale, che tende a sprecare molte risorse pubbliche per perseguire obiettivi obsoleti. Proprio per questo, però, è necessario essere ben consapevoli che la riforma non è un punto di arrivo, ma l’avvio di un processo di cambiamento, che va nella giusta direzione ma che è ben lungi dall’essere compiuto. Diventa sempre più interesse degli agricoltori che il sostegno che essi ricevono sia in prospettiva sempre più condizionato, mirato e selettivo, in modo da apparire agli occhi dei contribuenti non come una pura rendita improduttiva legata al passato, ma come una spesa giustificabile, con cui si ottiene qualcosa in cambio da parte dei beneficiari. Si tratta, quindi, di legare il sostegno all’adozione, nel presente, di comportamenti virtuosi sul terreno della multifunzionalità, quali la produzione di esternalità positive e di beni pubblici legati all’attività agricola che il mercato, da solo, non è in grado di assicurare e per i quali, invece, i contribuenti sembrano disposti a pagare.

 

Come è intervenuta la riforma

Una necessità cui ha provveduto la riforma è sicuramente quella di utilizzare tutte le possibilità per rendere il sostegno della nuova Pac ancora più selettivo e più esplicitamente legato agli obiettivi che la società affida (o alle condizioni che essa intende imporre) alla propria agricoltura. Ci si riferisce in questo senso a tre direttrici di intervento: 1. una condizionalità seria e rigorosa; 2. una politica selettiva in favore della qualità, anche attraverso i pagamenti supplementari; 3. il rafforzamento delle politiche di sviluppo rurale. Un’altra importante e grande novità della riforma è poi la flessibilità con cui essa può essere attuata a livello nazionale, in relazione ad una serie di aspetti non marginali: dai tempi di avvio del nuovo regime, alle modalità  e intensità con cui gestire il disaccoppiamento, alla possibilità di applicare un sistema di pagamenti supplementari per la qualità e per l’ambiente. Si tratta senz’altro di un aspetto fortemente innovativo, che permette di guardare alla nuova Pac in modo diverso dal passato: non più una politica rigida e monolitica, scritta per intero a Bruxelles e fatalmente e inevitabilmente modellata sulle esigenze delle realtà economiche più forti, ma un arsenale di misure differenziate, da “interpretare” in modo selettivo dagli stati membri, al fine di adattarle alle proprie esigenze. Non c’è dubbio che l’idea di un’applicazione differenziata della Pac a livello nazionale possa apparire preoccupante, in termini di pericoli per la concorrenza intra-comunitaria e spinte verso la rinazionalizzazione, ma un certo grado di flessibilità era necessario e opportuno, dato che la nuova Pac è stata pensata e ideata per essere applicata in una Ue a 27 stati, in realtà molto diverse, che chiedono politiche diverse.

 

 

SIMONE RICCI

Continua: La PAC: politica agricola comune





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