L’efficacia economica nel meccanismo delle quote

Introduzione

Si è dunque accennato a quella che è l’efficacia e la relativa semplicità che l’elegante soluzione adottata prendendo come riferimento Coase presenta rispetto ai sistemi di comando e di controllo delle emissioni di gas a effetto serra, ma uno dei punti fondamentali e peculiari della questione è ancora di più a monte: l’efficacia del sistema che viene implementato dal trattato per ridurre o almeno rallentare l’emissione di gas a effetto serra e di conseguenza limitare la deriva dei cambiamenti climatici, un evento che è già profondamente in atto in questi anni.

 

La suddivisione delle quote

La quota parte principale delle emissioni di gas si riferisce al biossido di carbonio, la cui origine deriva, da un lato, dalle attività produttive (si può prendere come esempio l’impiego su vasta scale di combustibili fossili come materia prima e come prodotto energetico) e, dall’altro lato, dalla intensa attività umana di deforestazione, sia per quel che concerne gli usi produttivi, sia per aprire degli spazi disponibili alle attività agricole. I gas a effetto serra (compresi anche tutti gli altri che vengono menzionati nel trattato) tendono a concentrarsi in atmosfera, e quindi dipendono non solo dalle emissioni attuali, ma dal progressivo accumulo di emissioni in tutti i periodi passati. Il meccanismo che sovrintende al sistema delle quote di emissioni negoziabili cerca allora di agire sul futuro, non tanto sul totale accumulato delle emissioni del passato. La possibilità che il meccanismo delle quote possa andare ad agire sulle tendenze in atto dipendono, pertanto, dall’ammontare delle emissioni che sono poste sotto controllo, ma anche dal modello di riferimento che viene adottato riguardo ai cambiamenti climatici. Questo è, ad esempio, il punto cruciale del rapporto Stern nel momento in cui cerca di quantificare in maniera precisa gli effetti della deriva del clima in atto e i costi relativi alla non-azione da parte dei paesi coinvolti. Dato che non è in alcun modo possibile effettuare delle stime precise in relazione a dei periodi di tempo così lunghi come quelli che sono oggetto di studio, ciò che viene normalmente e tipicamente proposto è uno schema di scenari alternativi (questo vale sia per il Rapporto Stern che per il Terzo Rapporto Ipcc, dove sono cruciali, dal punto di vista economico, le ipotesi relative al tasso di sconto per valutare gli effetti di lungo periodo delle politiche adottate o delle conseguenze delle variazioni climatiche sugli aggregati economici). In questo senso, esistono delle differenze notevoli di valutazione tra i vari studiosi (tra cui Nordhaus), in particolare su domande come “qual è l’ammontare del cambiamento climatico” e “quanto costerà alle future generazioni il cambiamento climatico”.

 

Gli scenari dal punto di vista economico

Uno scenario, a differenza di quanto concerne invece una previsione economica, è in pratica un sentiero di sviluppo secondo alcune tendenze, le quali sono indicate anche solo in modo qualitativo dallo studio. Gli scenari che i rapporti degli analisti tendono a proporre, non riguardano in maniera peculiare le grandezze economiche, ma anche gli adattamenti relativi alla tecnologia, alla società e alla politica, i quali derivano dall’evoluzione dell’ambiente e dall’adattamento della struttura economica alla nuova realtà. Tutto ciò permette, ad esempio, di andare ad analizzare in che modo la politica ambientale sulle emissioni sia influenzata e possa anche influenzare i cambiamenti del clima, secondo un percorso molto complesso e arduo di retroazione che va di parecchio oltre le normali finalità di un semplice studio come quello che si può riferire a questo argomento. In sostanza, gli scenari che sono maggiormente possibili, a seconda delle politiche che vengono adottate, possono variare da un dato piuttosto ottimistico (si può fare riferimento all’adattabilità quasi completa in relazione ai cambiamenti del clima sulla base del progresso tecnico e dell’azione dell’uomo), ma anche a un dato pessimistico, come può essere quello della riduzione delle risorse e dei consumi pari a venti punti percentuali, nel caso in cui non vi sia alcuna adattabilità da parte del sistema mondiale. Mentre per ciò che riguarda i due meccanismi che sono attivi e funzionanti in base al protocollo di Kyoto (meccanismo Cdm – Clean Development Mechanism, e meccanismo Ji – Joint Implementation), essi vanno ad agire anche sulle risorse della natura che sono in grado di ridurre le emissioni di gas a effetto serra (il tipico esempio può essere rappresentato dagli interventi che sono effettuati sulle biomasse in generale), il meccanismo delle quote negoziabili riguarda, nello specifico, le politiche che sono volte a ridurre drasticamente il tasso di crescita delle emissioni di gas. Si ottiene, quindi, il risultato previsto nell’analisi di Coase: un’allocazione efficiente, raggiungendo l’obiettivo aggregato (ammontare totale delle emissioni), senza la necessità e i costi conseguenti alla regolazione di ogni singolo agente economico. Come ricordato dallo stesso Coase nel suo studio, la chiave di volta del sistema risiede nel fatto che il sistema di scambio, il cosiddetto “mercato delle emissioni” possa essere implementato con dei costi di transazione abbastanza ridotti.

 

 

 

SIMONE RICCI

Borsa
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