Le trappole del conto corrente: come evitarle


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Introduzione

Circa una settimana fa il governo ha ammorbidito la stretta sui costi dei servizi bancari contenuta nel celebre decreto anticrisi. In primo luogo è stata abolita la norma che prevedeva il tetto del 5% agli aumenti unilaterali dei tassi sui prestiti applicati ai clienti. Ancora, si è dimezzato da 120 a 60 giorni il termine entro il quale i clienti possono chiudere il conto corrente, nel caso in cui gli istituti di credito peggiorano le condizioni. Cade anche la riduzione dei tempi per l’accredito dei bonifici, degli assegni circolari e bancari. Resta, ma è stato depotenziato, il limite dello 0,5% delle commissioni che le banche hanno introdotto dopo il divieto del massimo scoperto: questo 0,5% vale solo per gli importi entro il fido pattuito e non più anche per gli eventuali sconfinamenti come previsto in precedenza.

Le novità normative

La norma che riguarda il limite dello 0,5% è una delle più interessanti, dato che dopo l’abolizione del massimo scoperto, le banche spesso sono corse ai ripari introducendo in sostituzione commissioni che alla prova dei fatti si rivelano più onerose per i clienti.
Infatti, mentre il massimo scoperto si calcolava sull’importo massimo del fido effettivamente utilizzato nel periodo, con aliquota che mediamente era attorno allo 0,15%, i nuovi costi si applicano su tutto l’importo del fido, a prescindere che venga effettivamente utilizzato o meno. E l’aliquota applicata può superare anche il 4% annuo. Controcorrente rispetto a questa tendenza va soprattutto Intesa Sanpaolo, che ha invece deciso di eliminare del tutto per i suoi clienti privati affidati qualunque altro onere applicato in precedenza. Dal 1° luglio, quindi, non sono previste né spese di alcun tipo, né commissioni di massimo scoperto. Si paga il tasso debitore sugli utilizzi che, per esempio, per il conto corrente Facile è pari attualmente al 10,5% nominale annuo, per quel che riguarda gli utilizzi entro il fido accordato. Mentre il tasso di utilizzo oltre il fido accordato è oggi pari al massimo al 12% nominale annuo. Una mossa, quella di Intesa Sanpaolo, che potrebbe essere imitata anche da chi continua ad applicare commissioni al posto del massimo scoperto. Alcuni esempi possono chiarire il concetto. Il gruppo Monte dei Paschi ha sostituito la commissione di massimo scoperto con il cosiddetto “corrispettivo su accordato”, il quale prevede un’aliquota massima annua del 3,75% da calcolarsi in base all’importo e all’effettiva durata dell’affidamento stesso. L’aliquota è trattabile con la banca. In termini pratici, su un fido di 1.000 euro sul quale si è concordato un tasso del 3%, si pagherebbe (in un trimestre di 92 giorni) 7,56 euro solo per la messa a disposizione dei fondi. In più, ovviamente, ci sono i tassi debitori che non sono a buon mercato. Per esempio, per il conto Costo Meno della stessa Monte dei Paschi, nel caso di utilizzi entro il fido o di sconfinamento per un periodo non superiore a cinque giorni consecutivi, è previsto un tasso di interesse che è parametrato all’Euribor a 1 mese +5,25%, quindi oggi poco meno del 6%. Ma per gli altri utilizzi oltre il fido (sconfinamento), la banca ha deciso di applicare lo stesso tasso che invece, in generale, è superiore al tasso ordinario.

La scelta delle altre banche

Anche Unicredit, per quanto riguarda i fidi ai privati, ha sostituito la commissione di massimo scoperto (e le altre spese accessorie prima applicate) con una commissione denominata “corrispettivo per servizio di disponibilità immediata dei fondi”. Tale commissione prevede un tasso massimo trimestrale dell’1,5% da applicarsi sempre sull’intero importo affidato e non sull’utilizzo, in proporzione alla durata dell’affidamento. L’applicazione di questa commissione è variabile a seconda del profilo di rischio del cliente. Un altro caso interessante è offerto da Bnl, la quale prevede alcune spese che non dipendono dal conto corrente, ma dalla tipologia di affidamento richiesto. Eliminata la commissione di massimo scoperto, è stata introdotta una commissione sull’affidamento, concordata con il cliente al momento della sottoscrizione del fido, la quale è applicata percentualmente sull’affidato ed è compresa tra lo 0 e lo 0,9% trimestrale. In più, c’è il tasso debitore che, ad esempio, per il conto Bnl Per Te Family è pari al 9,25%.
Per gli utilizzi oltre il fido è invece previsto il recupero dei costi per le operazioni effettuate in mancanza di disponibilità, la cosiddetta “commissione manca-fondi” che però era già presente nella precedente struttura commissionale. Questa voce viene applicata per ogni operazione di addebito sul conto corrente che generi una situazione di mancanza di disponibilità  dei fondi del conto corrente. Il massimo giornaliero è di 12,50 euro e non è prevista per addebiti fino a 20 euro. Qui il tasso debitore diventa del 10,25%. Nonostante ciò, da alcune indagini risulta che le spese di tenuta conto sono molto basse, così come i tassi attivi sulle giacenze: il tasso debitore, nella media, supera in maniera molto agevole il 10%.

 SIMONE RICCI

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