Le prestazioni sociali

Introduzione

Quando si parla di prestazioni sociali, solitamente si fa riferimento a quattro ordini di esse: 1)gli ammortizzatori sociali del lavoro; 2)le pensioni di invalidità e di vecchiaia; 3)l’assistenza sanitaria; 4)il sostentamento alle famiglie. Vediamole una per una.

 

Ammortizzatori sociali del lavoro

Per ammortizzatori sociali del lavoro si intende il sistema di meccanismi di tutela del reddito dei lavoratori che sono in procinto di perdere o hanno perso il posto di lavoro. In genere, questa tipologia di prestazione si scompone di 3 livelli, definiti anche come “pilastri” di protezione del reddito. 1)Il pilastro assicurativo: le prestazioni sono erogate, per durate massime prestabilite, a fronte di versamenti contributivi. 2)Il pilastro assistenziale “dedicato”: le prestazioni vengono corrisposte in base ai diversi requisiti di reddito, ed erogate nel caso di impossibilità di accesso al primo pilastro oppure nell’evenienza di esaurimento delle spettanze e perdurante stato di disoccupazione. 3)Il pilastro assistenziale “generale”: esso riguarda le persone le quali si trovano in condizioni di povertà o hanno delle difficoltà che ostacolano un reinserimento nel mercato del lavoro. Si tratta dunque di prestazioni che assicurano un “reddito minimo garantito” in base a stringenti requisiti di reddito e patrimonio. La Cassa integrazione ordinaria (CIGO) è concessa per difficoltà temporanee di mercato non imputabili all’impresa o ai lavoratori dell’industria (escluso il caso dell’artigianato) a prescindere dal numero di dipendenti, del settore edile e dell’agricoltura (per eventi meteorologici). La durata massima della Cassa integrazione ordinaria è di tre mesi continuativi, prorogabili per un massimo di 12 mesi in 2 anni. La Cassa integrazione straordinaria (CIGS) è invece concessa alle imprese industriali con più di 15 dipendenti e del commercio con più di 50, e alle aziende dell’editoria nei casi di: a)ristrutturazione,riorganizzazione o riconversione aziendale (per un massimo di 2 anni consecutivi, prorogabili per due volte di un anno); b)crisi di mercato (per un massimo di un anno consecutivo, prorogabile di un ulteriore anno); c)fallimento (per un massimo di un anno, prorogabile di sei mesi).

 

Alcune precisazioni

C’è da dire che esistono delle deroghe del Ministro del lavoro per una durata massima di tre anni nell’arco di 5 anni. Entrambi gli istituti garantiscono ai lavoratori messi in Cassa integrazione l’80% del salario per le ore che avrebbero dovuto prestare se fossero stati a lavoro. Inoltre, i lavoratori che si trovano in Cassa integrazione possono decadere dal beneficio se: 1)non partecipano a corsi di riqualificazione professionale o di aggiornamento in ambito lavorativo; 2)non accettano offerte di lavoro migliori o simili a quella precedente 3)tendono a rifiutare lo svolgimento di attività lavorative di pubblica utilità offerte dallo Stato. Importante in questo senso è il discorso relativo alla cosiddetta mobilità. Può ricorrere alla mobilità l’impresa che ha esaurito la CIGS della cassa integrazione straordinaria e non riesce a reintegrare tutto il personale, ma anche quell’impresa che cessa l’attività. Le imprese interessate in questo caso sono quelle con più di quindici dipendenti rientranti nel campo applicativo della Cassa integrazione straordinaria. Il lavoratore ne ha diritto quando è iscritto nelle liste di mobilità compilate dai Centri per l’impiego, può vantare un’anzianità aziendale complessiva per un periodo di almeno 12 mesi, può far valere almeno sei mesi di effettivo lavoro (comprese le ferie, le festività e gli infortuni). La durata varia in relazione all’età del lavoratore al momento del licenziamento e all’ubicazione dell’azienda. Per i primi 12 mesi vale il 100% del trattamento di CIGS o che sarebbe spettato nel periodo immediatamente precedente il licenziamento, nei limiti di un importo massimo mensile non superiore a € 971,67 netti. Per i periodi successivi vale invece l’80% del predetto importo. Il lavoratore viene cancellato dalle liste di mobilità per motivi analoghi a quelli per i quali decadrebbe dalla Cassa integrazione. La competenza in materia di mobilità è dell’INPS. Per quel che riguarda poi l’indennità ordinaria di disoccupazione, essa spetta al lavoratore disoccupato con almeno due anni di assicurazione per la

disoccupazione involontaria; almeno 52 contributi settimanali nel biennio precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro. L’indennità viene corrisposta per 8 mesi (oppure 12 se il disoccupato ha più di 50 anni). I soggetti coinvolti sono i lavoratori con meno di 50 anni, a cui spetta il 60% della retribuzione per i primi sei mesi e il 50% per il settimo mese e ottavo mese. Ai lavoratori con età non inferiore a 50 anni spetta invece il 60% della retribuzione per i primi sei mesi, il 50% per il settimo e ottavo mese e il 40% per i mesi successivi.

 

Osservazioni finali

Gli ammortizzatori sociali esaminati sono una forma di assicurazione che copre alcune imprese e lavoratori da alcuni rischi. Per le imprese la Cassa integrazione è un’assicurazione parziale contro i rischi di crisi temporanea. Per i lavoratori sono forme assicurative che coprono parte del rischio di perdita totale del reddito da lavoro. Per entrambi, infine, si tratta appunto di assicurazioni con effetti temporanei (visto che con esse si riducono i fenomeni di rischio morale).

 

 

SIMONE RICCI

Borsa
  • Scrittore e Blogger
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