Le obbligazioni dei paesi emergenti


Introduzione

Le obbligazioni dei paesi emergenti sono una novità relativamente recente nel panorama borsistico internazionale: si tratta infatti di obbligazioni emesse da paesi le cui economie sono ancora in fase di sviluppo, ad esempio quei paesi africani, asiatici, latino americani, est europei e dell’ex Unione Sovietica che da non molti anni si sono affacciati sull’orizzonte finanziario globale. Nonostante i rischi relativi a questo tipo di impiego di liquidità – rischi che sono diventati evidenti in relazione alla crisi finanziarie internazionali (ad esempio quella asiatica del 1997, quella russa del 1998 o quella relativa al crack dei bond argentini con la consistente diminuzione delle quotazioni) – è convinzione comune e prevalente tra i partecipanti al mercato obbligazionario che tali mercati debbano essere valutati in maniera analoga a quanto viene fatto per le obbligazioni corporate e che sia da considerare un impiego di liquidità in questo comparto, anche se in misura limitata del proprio portafoglio.

Le origini di questo comparto obbligazionario

Le motivazioni che hanno portato alla nascita di questo mercato risalgono agli inizi degli anni ’80, quando le banche commerciali creditrici di prestiti a paesi in via di sviluppo, ma a rischio pesante di insolvenza, tentarono di risolvere questo problema con nuovi prestiti in grado di fronteggiare i pagamenti dovuti; alla fine degli anni ’80 ci si rese conto che perseguendo questa politica la situazione sarebbe peggiorata. Dopo circa un decennio, Nicholas Brady, allora ministro del Tesoro statunitense, introdusse un nuovo approccio al fine di ripianare il debito creando una nuova classe di titoli del debito pubblico. Furono dunque individuati, a garanzia delle banche creditrici, strumenti di alta qualità del mercato monetario come collaterali per il pagamento delle cedole, mentre furono acquistati titoli zero coupon (titoli che non pagano cedola) del Tesoro americano quali collaterali per il pagamento del valore facciale dei titoli nati dalla ristrutturazione del debito.

I “Brady bond”

Per questo motivo, i “Brady bond“, come vennero definite nella terminologia anglosassone queste obbligazioni, sono considerati una tipologia piuttosto ibrida, in quanto associano strumenti finanziari largamente conosciuti negli Stati Uniti, ad altri soggetti al rischio paese dei mercati emergenti. Dalla fine degli anni ’80 la classe dei titoli relativi ai mercati emergenti si è così sviluppata in maniera significativa su tre linee fondamentali: mediante emissioni dirette sul mercato primario, transazioni sul mercato secondario e mediante strumenti derivati. Queste linee si basano sui titoli provenienti dalla ristrutturazione del debito, in nuovi debiti internazionali sia nell’area del dollaro che in quella dell’euro ed infine in strumenti domestici. In particolare, le emissioni obbligazionarie del primo tipo riguardano titoli sia emessi a sconto (discount bond) con pagamento di un interesse a tasso variabile di mercato, sia emessi alla pari (par bond), ovvero al valore facciale e con pagamento di un interesse fisso inferiore a quelli di mercato.

Come valutare l’emittente

Di solito, l’emittente nell’ambito dei paesi emergenti è lo stesso Stato che ha la necessità di raccogliere liquidità per finanziare il deficit corrente e i debiti pregressi. L’emittente conferisce normalmente il mandato a un’organizzazione bancaria o finanziaria, chiamata nella terminologia anglosassone “lead manager“; questo soggetto forma il sindacato di collocamento, ovvero il gruppo di organizzazioni incaricate della raccolta, stabilisce il prezzo e svolge funzioni di marketing coadiuvato dall’intero sindacato. Molto importante è ovviamente la scelta della divisa su cui fare la raccolta: essa viene effettuata in funzione dei tassi esistenti in quel momento nelle varie aree monetarie, con preminenza per l’euro e il dollaro, ma anche delle obiettive situazioni di mercato in cui la raccolta può avere successo.

La qualità dell’emittente

L’investitore, attratto dalle alte cedole offerte dagli emittenti sovrani, ha come riferimento al rischio di impiego di liquidità la valutazione di agenzie internazionali specializzate. Le principali agenzie di valutazione sono Moody’s Investor Service e Standard & Poor. Ad ogni emittente analizzato queste due agenzie assegnano un punteggio secondo una determinata scala dei rating che rappresenta il grado di affidabilità dell’emittente. In linea di massima, l’analisi delle agenzie di valutazione si basa su tre elementi fondamentali: la probabilità di un tempestivo rimborso del capitale e del puntuale pagamento degli interessi, l’analisi della natura legale dell’obbligazione nel contesto del paese in cui avviene l’emissione e la posizione dell’obbligazione nella struttura finanziaria dell’emittente. Le agenzie di valutazione assegnano il rating alle singole emissioni, in base a scale di parametri diverse per il debito a breve termine, per il debito a lungo termine e per il debito domestico. I rating devono essere a sorveglianza costante e eventualmente, dopo una fase di particolare attenzione possono essere modificati in ogni momento. I paesi emergenti sono fondamentalmente allocati nella parte medio bassa della classifica dei rating, con la maggioranza di essi a livello di impiego speculativo di liquidità. Infine passiamo in elenco quelli che nel corso degli anni sono stati i paesi che hanno ottenuto le migliori valutazioni: Cile, Croazia, Hong Kong, Malesia, Messico, Panama, Sud Africa, Corea del Sud, Tailandia.

Simone Ricci per BorsaeDintorni.it

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