La rifocalizzazione ad Est del gruppo Intesa


Introduzione

Banca Intesa è da sempre stata uno dei principali protagonisti sullo scenario finanziario interno e su quello europeo. Per quanto riguarda la presenza internazionale, occorre anzitutto premettere che la strutturazione delle partecipazioni in controllate straniere, e la presenza diretta tramite filiali o uffici di rappresentanza, risultano particolarmente articolate; è pur vero che è stata creata un’apposita divisione Banche Estero, ma non tutto ciò che attiene all’attività oltre confine è riportabile a tale divisione. Prendendo a riferimento le principali partecipazioni, permangono sotto la divisione Corporate ZAO Banca Intesa (Russia), Caboto Usa, Intesa Bank Ireland, Sociètè Europèenne de Banque (Lussemburgo). Inoltre, la partecipazione in banche, intermediari creditizi, intermediari finanziari e operatori del risparmio gestito, non ubicati sul territorio italiano, avviene più o meno direttamente attraverso una partecipazione della stessa Banca Intesa, e infine anche grazie, o in collaborazione con le stesse società e banche controllate, creandosi in tal modo delle catene di controllo a “cascata” non sempre immediatamente intellegibili. La complessa struttura organizzativa è comunque in linea con gli obiettivi strategici dati all’operatività internazionale.

 

La distribuzione territoriale e le principali banche controllate

Il gruppo creditizio di Intesa, anche prima della fusione con Sanpaolo Imi, ha deciso di focalizzare la sua attenzione sull’Europa, e in particolare sull’Europa dell’est; a ciò ha fatto seguito una pressoché completa uscita dai paesi del Sud America, che ha portato a un miglioramento globale della redditività della rete bancaria estera. In termini percentuali sul totale dell’attivo ponderato, il peso dell’internazionalizzazione, fino al 2005, era così scomponibile: 7% nell’Europa centro-orientale, resto del mondo 8%. A prima vista la zona dell’Europa orientale, dunque, pur essendo lo sbocco prediletto dal gruppo per la futura espansione oltre confine, non sembrava ancora essere l’area geografica più incidente. Da evidenziare, poi, che il peso dell’Italia denota una minore diversificazione geografica rispetto a quanto visto per Unicredit. Per quanto attiene alle principali banche controllate, e in particolare quelle operanti nell’Europa centro-orientale, analizziamo i tratti distintivi di ciascuna di esse. C’è da sottolineare che la Divisione Banche Estero, anche a seguito delle continue acquisizioni, è presente in paesi come Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia, Russia, Serbia e Ucraina.

 

Ungheria: Central European International Bank (Cib)

Cib è la quarta banca ungherese per importanza (oltre 70 filiali nel 2005), con una quota di mercato pari all’8%, ed è entrata a far parte della compagine societaria di Intesa come conseguenza della fusione con Comit. Il gruppo Cib ha sviluppato negli ultimi anni, in particolare, l’attività bancaria indirizzata alla clientela retail; si tratta in pratica di un gruppo creditizio a carattere universale, a cui fanno capo diverse società prodotto. La formidabile crescita degli impieghi mostrata dal gruppo ungherese non è comunque stata accompagnata da un altrettanto sostenuto incremento dei depositi ed è stato quindi necessario ricorrere al mercato interbancario.

 

Slovacchia: Vseobecna Uverova Banka (Vub)

Il gruppo slovacco Vub è stato acquistato da Intesa nel 2001: ci troviamo di fronte a un istituto creditizio di tipo universale, attivo prevalentemente nel settore retail e posizionato come seconda banca del paese per totale attivo. L’anno di maggior successo per il gruppo è stato senza dubbio il 2004, quando la banca è riuscita a rafforzare la sua posizione commerciale e la sua performance finanziaria, incrementando la quota di mercato sia per quanto attiene i depositi sia per gli impieghi, rimanendo in tal modo l’istituto più redditizio del paese.

 

Croazia: Privredna Banka Zagreb (Pbz)

Lo scenario macroeconomico croato ha mostrato negli anni recenti un certo rallentamento, soprattutto tra il 2002 e il 2004. La crescita è stata sostenuta, contrariamente al passato, soprattutto dai consumi, mentre si è evidenziata una discesa degli investimenti in capitale fisso; la politica monetaria è rimasta restrittiva. In questo contesto, Pbz ha comunque fatto registrare buone annate in termini di performance: il prezzo di mercato delle azioni, ad esempio, è più che raddoppiato in alcuni periodi di tempo. Pbz, una delle maggiori e più antiche banche del paese, è diventata progressivamente leader in Croazia in termini di capitalizzazione, e secondo istituto per quel che riguarda i total assets.

 

Russia: Kmb Bank

Intesa è entrata inizialmente in Kmb con una partecipazione pari al 75% del capitale: l’istituto russo svolge soprattutto un ruolo di primo piano nel finanziamento e nel leasing alle piccole e medie imprese della federazione russa. L’ambiente economico è sicuramente poco edificante, ma Kmb è riuscita a presentare risultati economico-finanziari in crescita rispetto al passato, anche se i valori del cost/income hanno spesso denotato un grado di efficienza gestionale ancora troppo inferiore rispetto alle altre banche partecipate da Intesa.

 

Ucraina: Ukrsotsbank

L’acquisizione del gruppo ucraino da parte di Intesa è avvenuto nel 2006. Si tratta sostanzialmente di una banca che conta 527 sportelli sul territorio nazionale con circa 600.000 clienti retail e 60.000 clienti corporate. La partecipazione iniziale della banca italiana è stata dell’85,42%, ma è poi salita anche oltre i 90 punti percentuali.

 

 

 

 

SIMONE RICCI

Continua: I casi di espansione all’estero delle banche italiane





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