La fotografia dei fondi d’investimento 2009


Introduzione

L’intento di questo articolo è quello di visualizzare e capire come si è diversificato il portafoglio titoli degli investitori italiani nel 2009: anzitutto, prima di passare a elencare ogni tipologia di fondo e la sua composizione, alcuni dati possono aiutarne a capire meglio l’incidenza. Il peso maggiore sul patrimonio totale ce l’hanno i fondi obbligazionari, con una percentuale pari al 38,3%; seguono, poi, i fondi di liquidità (22%), i fondi azionari (18,3%), i fondi flessibili (12,9%), e con la minor incidenza i fondi hedge e i fondi bilanciati, entrambi con una percentuale pari al 4,2%. Vediamo come sono strutturati questi fondi.

 

Fondi azionari

Tutti i tipi di categorie azionarie sono sostanzialmente caratterizzati da un investimento principale pari almeno al 70% del portafoglio in azioni con emittente, oppure con una specializzazione settoriale definita dalla categoria stessa; ma tali fondi possono essere caratterizzati anche da un investimento residuale pari al massimo al 30% in titoli obbligazionari di qualunque emittente e in liquidità nella valuta del mercato di definizione, oppure ancora in euro. Per i fondi appartenenti alle categorie azionarie Italia, Area Euro, Europa, America, Pacifico e Paesi Emergenti l’investimento principe è invece in azioni con emittente appartenente alle rispettive aree geografiche di definizione. Le aree Europa, America, Pacifico sono costituite dai paesi sviluppati dei rispettivi continenti/aree. Per quel che riguarda i fondi Paese, l’investimento è in azioni con emittente appartenente al paese definito dal regolamento. Per i fondi azionari internazionali è invece in azioni di emittenti e mercati di ogni area geografica. Infine, per quel che concerne i fondi che appartengono a una delle nove categorie settoriali (energia e materie prime, industria, beni di consumo, salute, finanza, informatica, servizi di telecomunicazione, servizi di pubblica utilità, altri settori) l’investimento principale avviene in azioni con emittente qualunque, anche se appartengono a uno o più settori definiti dal Global Industry Classification Standard (Gics). La caratterizzazione settoriale, in questo senso, prevale su quella geografica. L’investimento principale dei fondi azionari Altre Specializzazioni, al contrario, è definito dal regolamento e non è riconducibile alle altre categorie.

 

Fondi Bilanciati

Le categorie di fondi bilanciati si differenziano soprattutto per il peso della componente azionaria: i fondi bilanciati azionari presentano azioni in portafoglio comprese tra il 50% e il 90%, i fondi bilanciati semplici tra il 30% e il 70% e i fondi bilanciati obbligazionari azioni comprese tra il 10% e il 50%. In questo caso c’è anche da dire che i titoli possono essere denominati in qualunque divisa.

 

Fondi obbligazionari

I fondi obbligazionari investono tutto il portafoglio titoli in obbligazioni e in liquidità, se si eccettua il caso dei fondi misti, i quali possono detenere fino al 20% del portafoglio in azioni, senza poi nessun altro vincolo relativo alla politica di investimento. La politica di investimento della categoria Altre Specializzazioni è, come si dice, “total return”, vale a dire senza alcun limite all’esposizione ai fattori di rischio degli strumenti obbligazionari. Tale politica è anche caratterizzata da fattori di rischio e/o da tecniche di gestione non riconducibili ad altre categorie obbligazionarie. Riguardo alle categorie specializzate, l’investimento può avvenire in diversi modi: vediamoli uno per uno. 1)In titoli governativi (Euro Governativi Breve Termine, Euro Governativi Medio/Lungo Termine, Dollaro Governativi Breve Termine, Dollaro Governativi Medio/Lungo Termine, Internazionali Governativi): l’investimento avviene almeno all’80% del portafoglio in strumenti finanziari emessi da emittenti sovrani o da istituzioni sovranazionali promosse da enti sovrani di paesi sviluppati. 2)In titoli corporate investment grade (Euro Corporate Investment Grade, Dollaro Corporate Investment Grade, Internazionali Investment Grade); in questo caso l’investimento avviene almeno al 70% in strumenti finanziari emessi da altri emittenti di paesi sviluppati con rating non inferiore a BBB- (S&P). 3)In titoli High Yield, con l’investimento principale pari almeno al 70% in strumenti finanziari di paesi sviluppati senza rating, oppure con rating inferiore a BBB-. 4)In yen. Nel caso della valuta giapponese, si investe almeno al 70% in strumenti di paesi sviluppati denominati appunto in divisa nipponica. 5)In paesi emergenti: la percentuale è sempre pari al 70% e gli strumenti finanziari sono ovviamente quelli che appartengono a questo tipo di paesi. La duration complessiva del portafoglio dei fondi a breve termine non deve superare i due anni, quella dei fondi a medio-lungo termine deve invece esservi superiore. L’investimento residuale delle categorie specializzate è poi costituito da strumenti con rating non inferiore ad BBB- (sempre S&P), denominati nella valuta di definizione del fondo, mentre è valida qualunque valuta per quel che riguarda gli Internazionali e i Paesi Emergenti.

 

Fondi di liquidità

I fondi di liquidità tendono invece a investire tutto il portafoglio appunto in liquidità e in strumenti obbligazionari che presentano un rating non inferiore ad A. In questo caso, la duration deve essere inferiore a sei mesi e non è ammessa la copertura del rischio di cambio. A seconda di quale valuta di emissione dei titoli in portafoglio si tratti, si distinguono in Area Euro, Area Dollaro, Area Yen, Altre Valute.

 

Fondi flessibili

Qui il discorso è molto breve dato che tali fondi non presentano alcun vincolo alla definizione del portafoglio titoli.

 

 

SIMONE RICCI

Continua: Limiti di categoria del portafoglio





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