La classificazione dei costi

Introduzione

L’analisi dell’economicità della gestione richiede uno studio abbastanza approfondito dei costi e dei loro criteri di classificazione. La classificazione dei costi, come tutti i tipi di classificazione, potrebbe essere infinita ma non servirebbe a niente: tutto dipende da che cosa vuole conoscere l’imprenditore per gestire meglio la propria azienda. Le distinzioni più importanti per le decisioni da prendere sono quelle tra costi diretti e indiretti e tra costi fissi e variabili. La classificazione tra costi diretti e indiretti serve per determinare il costo totale del prodotto e, di conseguenza, per fissare il prezzo di vendita, mentre la distinzione tra costi fissi e variabili è volta a rispondere a domande del tipo: quanti beni devo vendere per coprire almeno tutti i costi? Se si riduce il prezzo di un bene riesco comunque a guadagnare? Conviene spingere sul mercato un bene piuttosto che un altro?

 

Le varie distinzioni tra costi

La distinzione tra costi diretti e costi indiretti dipende essenzialmente dalla possibilità e dalla convenienza di attribuire il costo di un fattore produttivo a un singolo prodotto. Si dicono diretti i costi che possono essere attribuiti in modo obiettivo a un dato prodotto: si tratta di costi relativi a fattori produttivi per i quali è possibile misurare oggettivamente la quantità che è stata consumata in ogni singolo prodotto. Si parla invece di costi indiretti, quando non è possibile misurare in modo oggettivo la quantità del fattore produttivo consumata per ottenere un dato prodotto. Si tratta, cioè, di costi che sono sostenuti per la realizzazione di più produzioni nello spazio o nel tempo. La distinzione che esiste tra costi diretti e indiretti è però relativa, perché dipende dall’ampiezza dell’oggetto di calcolo: all’ampliarsi dell’oggetto di costo, i costi da indiretti divengono diretti in maniera graduale. Affinché un costo sia diretto non deve essere solo possibile l’attribuzione oggettiva, ma essa deve essere anche conveniente, ovvero non deve venire a costare troppo. Pensiamo, ad esempio, al costo che si sostiene per il consumo dell’energia elettrica: se disponiamo di un unico contatore per più macchinari, siamo in presenza di un costo indiretto, non imputabile in modo oggettivo ai singoli prodotti. Per rendere diretto il costo dell’energia elettrica si dovrebbe applicare un contatore a ogni macchinario; se però i contatori vengono a costare troppo rispetto al vantaggio di ottenere delle informazioni più attendibili, allora il costo rimane indiretto. La distinzione tra costi variabili e costi fissi si basa invece sulle relazioni tra costi e volume della produzione: con questa classificazione si vuol vedere che cosa succede ai costi quando aumenta il numero di prodotti che vengono realizzati e venduti. Sono variabili quei costi che variano al variare del volume di produzione: un esempio tipico di questi costi è offerto dalle materie prime, dato che, se aumenta la quantità di prodotti realizzati dovrà aumentare anche la quantità di materie prime impiegate nel processo produttivo. I costi variabili saranno pari a zero nel caso in cui nessun prodotto venga a essere realizzato. Sono invece fissi quei costi che non variano al variare del volume di produzione. Il loro ammontare è stabilito in base alla struttura aziendale e alla capacità produttiva dell’impresa: anche in caso di produzione pari a zero, il loro ammontare rimane invariato. Ad esempio, è un costo fisso l’affitto di un capannone: tale costo deve essere sostenuto anche se non si realizza nessun prodotto. Questo significa che più prodotti si realizzano e più il costo sul singolo prodotto si riduce. In questi casi, si dice che l’imprese realizza delle economie di scala (il singolo prodotto costa meno quando aumenta il numero dei prodotti).

 

Le altre classificazioni dei costi

In base al periodo al quale fanno riferimento i costi si distinguono in costi consuntivi e costi preventivi. I costi consuntivi si riferiscono a quelle produzioni che sono già attuate e alle risorse già consumate: ad esempio, il calcolo del costo del prodotto quando la produzione è già finita. I costi consuntivi sono poi messi a confronto con quelli preventivi, in modo da analizzare le cause di eventuali scostamenti. I costi preventivi si riferiscono a produzioni da effettuare in futuro; il loro calcolo è frutto di ipotesi e previsioni ed è utile per fissare i prezzi di vendita. Un tipo particolare dei costi preventivi sono i costi standard, i quali non si limitano a una semplice previsione, ma sono determinati in funzione di prefissate ipotesi di svolgimento del processo produttivo. In riferimento all’effettiva manifestazione dei costi si distingue tra costi effettivi e costi figurativi. I costi effettivi sono quei costi che comportano un reale esborso monetario (in pratica tutti i costi sostenuti per il funzionamento dell’azienda), mentre i costi figurativi si riferiscono a quei fattori produttivi per i quali non si hanno variazioni monetarie ma che sono comunque rilevanti dal punto di vista economico. Sono dei tipici esempi in questo senso gli interessi di computo , lo stipendio direzionale e il compenso per il rischio aziendale.

 

 

SIMONE RICCI

ATuttoNet
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