L’ Irlanda accetta il sostegno europeo

Sicuramente dalle difficoltà di paesi come Irlanda o Grecia, l’ Unione europea dovrà trarre alcuni insegnamenti tra cui che l’ unione di 16 economie non significa che matematicamente  si fonda un’economia unica in grado di agire come una singola forza.  LA teoria tedesca che vorrebbe estremo rigore nei conti pubblici e disciplina nell’ economia di Stato mostra le prime crepe anche perché occorre valutare ogni situazione in maniera differente. Ad esempio la situazione dell’ Irlanda è molto differente rispetto a quella greca. In Irlanda il settore pubblico no ha grossi problemi il debito pubblico è circa il 12 per cento del prodotto interno lordo,molto meno rispetto alla  Germania o alla Grecia dove il debito sfiora il 50 ed l’80 per cento. Per cui la Germania a prima vista sembrava non aver bisogno di aiuti statali visto il settore pubblico a posto, a differenza della Grecia o anche della Francia dove vi sono problemi relativi ad un aumento spropositato del debito.  Nel caso Irlandese i problemi sembrano essere generati più che altro da un settore bancario prossimo all’esplosione. Infatti gli spread nel 2007 dei bond irlandesi erano prossimi allo zero, mentre anche l’esplosione del credito a bassi tassi di interesse ha creato un boom non sostenuto da effettivi fondamentali. Successivamente è subentrata la fase in cui al boom sono seguite le vendite dovute ad un momento abbastanza particolare del settore bancario, che non c’è la faceva più a reggere l’ immissione di denaro pubblico nel circuito.

A beneficio dell’ economia irlandese e della sua possibilità di ripresa figura sicuramente il fatto che il paese abbia una certa flessibilità, ed anche oggi i salari sono scesi a livelli molto inferiori rispetto alla Germania ma a preoccupare sono soprattutto il livello generale dei prezzi e dei salari che rendono il fardello abbastanza pesante. Inoltre a causa delle pressioni tedesche è stata imposta anche una cura dimagrante sui conti pubblici i cui effetti sono però da valutare visto che le cause principali non sembrano dipendere da una mala gestione del debito pubblico. Si spera comunque in una rivitalizzazione dell’ export visto che in una piccola economia il settore pubblico potrebbe avere i suoi effetti.  A creare un’altra ondata di malcontento è stato anche il recente accordo tra tedeschi e francesi su l’obbligo di effettuare la ristrutturazione del debito che ha provocato una riduzione dei prezzi dei bond portoghesi e irlandesi.

Comunque in ogni caso Dublino ha più di un motivo per poter guardare al futuro con una certa serenità. In particolare fa ben sperare un debito pubblico al di sotto della media europea e quindi la certezza che vi siano margini per poter aiutare il settore privato, soprattutto quello bancario, in forte difficoltà e con alcune circostanze da rivedere al suo interno.

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