Introduzione all’economia dei tributi


Prezzi privati, prezzi pubblici, imposte

Fu Luigi Einaudi a stilare una prima classificazione per quel che riguarda le entrate pubbliche, distinguendo queste ultime in quattro tipologie: 1) prezzi privati (o quasi privati), i quali sono connessi all’entrata derivante dalla vendita sul mercato di beni e servizi posseduti dallo Stato. Einaudi in questo senso preferisce parlare comunque di prezzo “quasi privato”, dato che lo Stato persegue in questa attività anche un fine diverso dalla massimizzazione del beneficio della vendita (un tipico esempio è rappresentato dalla difesa del suolo); 2) prezzi pubblici, che sono invece ricavati dalla vendita di servizi diversi dai beni pubblici puri e in conseguenza di attività di impresa svolte in regime di monopolio (quando il prezzo è stabilito in modo che i ricavi non coprano i costi si parla di prezzo politico); 3) tasse e contributi speciali (la tassa è il corrispettivo pagato all’ente pubblico per la prestazione di un servizio che procura un beneficio individuale, mentre il contributo speciale è dovuto dai consumatori per il beneficio particolare conseguito con l’offerta di determinati beni pubblici, come, ad esempio, i contributi di miglioria per l’incremento di valore delle aree interessate da opere di bonifica); 4) imposte, le quali sono dei prelievi coattivi effettuati secondo dei criteri politici (attraverso le imposte si vanno a ripartire non solo le attività che corrispondono ai bisogni individuali e consolidati, ma anche i servizi pubblici).

 

La classificazione dei tributi

Fra tutti i beni pubblici, il posto preminente è occupato dalle entrate tributarie, che comprendono tutte quelle entrate che sono ovviamente diverse dalla categoria di “extra-tributarie” (proventi di beni demaniali…) e dalle accensioni di prestiti. Le entrate tributarie sono classificate dalla contabilità nazionale in maniera ben precisa e si distinguono in imposte dirette, imposte indirette e  contributi sociali. Le imposte poi sono classificabili a seconda di diversi criteri. Dal punto di vista economico ci sono sostanzialmente due criteri: A. Il primo criterio si basa sul fatto che l’onere di imposta si trasferisca o meno. Secondo questo criterio, si definiscono imposte dirette quelle che si trasferiscono e rimangono a carico di chi è obbligato dalla legge a pagarle, mentre sono imposte indirette quelle che si trasferiscono da chi è tenuto a pagarle per legge ad altri soggetti. Questo criterio, comunque, non ci dà alcuna indicazione su come il divario tra prezzi ricevuti dal produttore e quelli pagati dal consumatore si ripartisce tra produttori e consumatori stessi.  B. Il secondo criterio di riferimento si basa invece sugli indici di capacità contributiva a cui viene commisurata l’imposta. In questo senso, sono considerate imposte quelle che vanno a colpire le manifestazioni mediate di capacità contributiva (come ad esempio il trasferimento e il consumo di beni). Qui è poi importante effettuare la doverosa distinzione tra il soggetto , l’oggetto e la fonte dell’imposta.

 

Definizioni tecnico-tributarie

Vari sono gli elementi che compongono il debito d’imposta. Anzitutto, il presupposto di’imposta è quella situazione a cui la legge va a ricollegare il sorgere del debito; c’è poi l’imponibile (o “base imponibile”), ovvero la riduzione del presupposto d’imposta in termini quantitativi; infine c’è l’aliquota d’imposta. La determinazione del debito prevede che siano espletate determinate operazioni. L’accertamento è il complesso di ricerche e valutazioni relative alla situazione di fatto dirette a determinare l’ammontare d’imposta: esso può avvenire tramite un’attività autonoma del contribuente o un’attività autonoma dell’amministrazione finanziaria. Ci sono anche differenze per quel che riguarda l’aggettivazione dell’imposta: l’imposta è infatti proporzionale quando l’aliquota è costante, è progressiva se l’aliquota media aumenta al crescere della base imponibile, mentre è regressiva nel caso in cui l’aliquota decresca al decrescere della base imponibile. La progressività dell’imposta può sostanzialmente essere attuata in quattro modi: a. progressività per detrazione (si va a colpire con un aliquota costante la base imponibile, dopo aver provveduto a detrarre da essa un ammontare fisso: è un sistema che presenta il vantaggio amministrativo di richiedere l’applicazione di un’aliquota costante); b. progressività per classi (a ogni classe di imponibile corrisponde un’aliquota costante, la quale cresce passando da una classe a una più alta); c. progressività per scaglioni (per ogni classe di imponibile è sostanzialmente prevista un’aliquota che si applica solamente allo scaglione di imponibile compreso in quella determinata classe); d. progressività continua (si ha questo tipo di progressività quando l’aliquota tende a aumentare in maniera appunto continua all’aumentare della base imponibile). È poi anche molto importante la distinzione tra imposte reali e imposte personali: le imposte reali sono quei tributi che si riferiscono solo a un determinato oggetto imponibile e che sono in genere proporzionali e molto semplici da amministrare, dato che esse tendono a trascurare gli elementi che caratterizzano la situazione patrimoniale del contribuente. Le imposte personali, al contrario, vanno a colpire l’oggetto imponibile solo in base alla situazione patrimoniale di un determinato contribuente: esse, tra l’altro, riescono a considerare in maniera più agevole quello che è il diverso carico di famiglia e le condizioni di ogni singolo contribuente.

 

 

 

SIMONE RICCI

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