Immobili: cosa cambia con la pagella verde

Introduzione

A partire da questi giorni bisogna tenere conto che ogni transazione del settore immobiliare nel nostro paese dovrà sempre essere garantita da un apposito certificato dell’edificio, la già ribattezzata “pagella verde” degli immobili. Di cosa si tratta sostanzialmente? Stiamo parlando di un documento che è in grado di stabilire con precisione la quantità di energia che viene consumata ogni anno da ogni specifica unità immobiliare. Questa disposizione è contenuta nel recente decreto, risalente allo scorso 26 giugno, del ministero dello Sviluppo Economico, il quale ha provveduto a definire in maniera più precisa le linee guida dell’Italia per quel che riguarda appunto la certificazione energetica, uno dei settori dell’economia su cui si sta puntando maggiormente. C’è anzitutto da precisare che si tratta di certificazione, come dice lo stesso nome, e non si parla più di qualificazione, il termine che veniva usato prima della pubblicazione del decreto sopracitato.

 

Le differenze rispetto al passato

La prima grande e fondamentale differenza rispetto alle normative del passato è sicuramente rappresentata dalla sostituzione dell’attestato di qualificazione energetica (ecco perché prima si parlava della mancanza di questo termine, la “qualificazione”), conosciuto anche con l’acronimo Aqe, con quello più moderno di certificazione energetica (appunto l’Ace). Ma le divergenze non si fermano qui. Infatti, questa nuova pagella verde dovrà essere rilasciata e certificata da appositi enti o soggetti abilitati a tale compito e, comunque, che non siano coinvolti in alcun modo con la proprietà immobiliare, con la progettazione e con la realizzazione dell’edificio stesso (si tratta, come è chiaro, di esigenze di imparzialità e di indipendenza). È lo stesso Ace che deve tenere conto, tra le altre cose, di questi requisiti. Le modifiche, invece, non sono state apportate per quel che riguarda la figura del costruttore e le sue responsabilità: costui sarà infatti soggetto al pagamento di una sanzione pecuniaria compresa tra i 5.000 e i 30.000 euro, nel caso in cui non provveda a fornire al soggetto acquirente il documento che attesta quali sono stati, nel dettaglio, i consumi della nuova abitazione. Dunque, soprattutto in questo punto si mostra come il rispetto ambientale e dei consumi siano tenuti in gran conto. Poi, c’è anche da dire che questi certificati dovranno essere forzatamente dotati di tutti gli strumenti necessari ai fini della valutazione della dispersione di energia di una singola abitazione; si andranno pertanto ad attribuire a ogni specifica unità immobiliare una delle otto classi energetiche che sono state predisposte dalla normativa in esame. La classe energetica più alta è denominata A+ e rappresenta, ovviamente, il top della gamma, e si arriva fino a quegli immobili che sono del tutto privi di qualsiasi forma di contenimento del calore (ritenuti pertanto, fortemente dispersivi di energia) classificati come classe energetica G.

 

Come comportarsi di fronte alle novità

Sta proprio nell’elencazione delle classi energetiche la novità maggiore rispetto agli anni passati. Se il proprietario di un determinato immobile è consapevole e conscio della evidente scadenza della qualità di energia della propria casa, anziché dotarlo semplicemente dell’Attestato di Certificazione Energetica, potrà ora ricorrere a una apposita autodichiarazione in cui si va ad affermare, appunto, che l’edificio appartiene alla classe energetica G (nel caso che stiamo esaminando) e, quindi, i costi relativi alla sua gestione dell’energia saranno molto più alti rispetto alle altre classi. Ci sono poi quindici giorni di tempo, sempre per il proprietario, per trasmettere la dichiarazione alla regione o alla provincia autonoma che ha competenza per il territorio in cui è ubicato l’immobile, in modo tale che, rispettando questa scadenza, si possa evitare di incorrere in delle sanzioni in caso di una dichiarazione falsa. Ma non basta. In effetti, in base alle nuove linee guida nazionali, questo tipo di certificazione energetica potrà contare su una durata di oltre dieci anni, ma solamente se si presenta un’ipotesi di manutenzione costante dell’abitazione. È invece rimasto tutto immutato per quel che concerne un altro obbligo: ci stiamo riferendo al fatto di allegare la certificazione energetica al rogito del notaio, a pena di nullità dello stesso contratto in caso contrario. Per tutte quelle regioni che hanno già provveduto a legiferare in maniera autonoma per quel che riguarda il settore della certificazione degli edifici, rimarrà sempre valida la normativa di riferimento della regione. In tutti gli altri casi e nelle altre regioni, invece, si dovranno seguire le disposizioni meno restrittive che sono state stabilite dal governo in sede di approvazione della legge. Cosa vuol dire ciò? Significa che la nullità del contratto in assenza di un certificato energetico all’atto del rogito avrà valore soltanto per le case della regione Lombardia. Nelle altre regioni, varrà l’obbligo di consegna del certificato dal venditore all’acquirente, senza tuttavia prevedere l’annullamento del rogito in sua assenza. Gli Attestati di Certificazione Energetica potranno inoltre perdere la loro efficacia, nel caso in cui siano trascorsi 12 mesi dall’emanazione delle linee guida nazionali.

 

 

 

SIMONE RICCI