Il mercato mobiliare italiano


Mercato finanziario e mercato mobiliare

Nel linguaggio comune e soprattutto in quello degli economisti, il termine mercato finanziario va a indicare solitamente tre tipologie di mercato: sia il mercato bancario sia il mercato assicurativo sia il mercato mobiliare. Quest’ultimo, in particolare, viene identificato a sua volta con il segmento del mercato finanziario che ha ad oggetto i valori mobiliari. Nel corso del tempo, l’ordinamento italiano ha provveduto a modificare in maniera progressiva la nozione di valore mobiliare, la quale è stata via via sostituita, sulla scia delle numerose direttive comunitarie recepite, con quella di “prodotto finanziario” e di “strumento finanziario”. Infatti, nella visione di lungo periodo del nostro legislatore, i concetti di mercato finanziario e mercato mobiliare tendono sostanzialmente a essere coincidenti.

 

Strumenti e prodotti finanziari

Il testo di riferimento per quel che riguarda l’argomento che stiamo andando a trattare è il Testo Unico numero 58 del 1998, che già nel suo primissimo articolo spiega come si debbano intendere i “prodotti finanziari“: essi altro non sono che degli strumenti finanziari e ogni altra forma di prodotto e di investimento di natura finanziaria. Dunque, gli strumenti finanziari costituiscono una categoria nominata nell’ambito del più ampio genere dei prodotti finanziari. Sono diverse le categorie di strumenti finanziari elencate dalla stessa legge. Vediamole insieme: 1)le azioni e gli altri titoli rappresentativi di capitale di rischio che possono essere negoziati sul mercato dei capitali; 2)le obbligazioni, i titoli di Stato e gli altri titoli di debito da negoziare sul mercato dei capitali; 3)le quote di fondi comuni di investimento; 4)i titoli che vengono normalmente negoziati sul mercato monetario; 5)qualsiasi altro titolo normalmente negoziato che permetta di acquisire gli strumenti indicati nelle precedenti tipologie di strumento; 6)i contratti futures su strumenti finanziari, sui tassi di interesse, su valute, su merci e sui relativi indici, anche quando l’esecuzione si verifica attraverso il pagamento di differenziali in contanti; 7)i contratti di scambio a pronti e a termine (i cosiddetti swaps) su tassi di interesse, su valute, su merci nonché su indici azionari (in questo caso si parla di “equity swaps”), anche nel caso in cui l’esecuzione avvenga mediante il pagamento di differenziali in contanti; 8)i contratti a termine collegati a strumenti finanziari, a tassi di interesse, a valute, a merci e relativi indici; 9)i contratti di opzione per l’acquisto o la vendita degli strumenti poc’anzi citati e relativi indici, nonché i contratti di opzione su valute, tassi di interesse e merci; 10)le combinazioni di contratti o di titoli che sono stati elencati finora. La nozione di prodotto non è comunque facilmente ricostruibile. Per l’individuazione dell’essenza del prodotto finanziario, infatti, si deve solitamente tenere conto di due precisi elementi: il fatto che il prodotto finanziario sia una “forma di investimento” e che l’investimento presenta tra le sue caratteristiche questa “natura finanziaria”. Per quanto riguarda l’aspetto dell’investimento, il legislatore italiano ha precisato che devono essere esclusi dal novero degli strumenti finanziari i mezzi di pagamento: ciò non tanto perché essi non sono normalmente negoziati su un mercato, ma anche e soprattutto perché fanno parte della sfera del consumo e non dell’impiego del risparmio effettuato in vista di un reddito e di un ritorno economico. La qualificazione finanziaria dell’investimento è pertanto essenziale per individuare la nozione stessa di prodotto finanziario.

 

L’emissione di valori mobiliari

Come si è detto in precedenza, le nozioni di prodotto finanziario e di strumento finanziario hanno via via preso il posto, nell’ambito della disciplina del mercato mobiliare, del concetto di valore mobiliare. Sempre prendendo a riferimento il Testo Unico già citato, si può dire che le emissioni di valori mobiliari da parte degli emittenti nazionali non riservata all’estero e le offerte in Italia di valori mobiliari da parte di emittenti stranieri possono essere effettuate in maniera libera, nel caso in cui siano d’importo complessivo non superiore al maggior importo che è stato determinato dalla Banca d’Italia. Tali valori, comunque, devono essere conformi alle caratteristiche individuate dalla stessa Bankitalia e alle deliberazioni del CICR (si tratta del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio, l’autorità creditizia di ausilio al governo). Le emissioni e le offerte che hanno un importo superiore o che hanno ad oggetto dei titoli atipici (vale a dire quei titoli che non presentano le caratteristiche standard fissate dalle autorità di vigilanza) devono essere comunicate in via preventiva alla Banca d’Italia. Ed è proprio la stessa Banca d’Italia che, col fine ultimo di assicurare la stabilità e l’efficienza del mercato dei valori mobiliari, può decidere di differire o anche vietare l’operazione secondo i criteri, e quando ricorrono i presupposti, che sono stati determinati dal CICR. È lo stesso CICR che ha stabilito che la Banca d’Italia può: A)differire l’esecuzione dell’operazione fino a un massimo di tre mesi, quando il relativo importo risulta del tutto incompatibile con le dimensioni e le condizioni del mercato primario o di quello secondario; B)vietare l’operazione quando l’incompatibilità con le dimensioni del mercato non può essere superata con il suo semplice differimento.

 

 

 

SIMONE RICCI

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