I principali elementi di un business plan


Introduzione

Il business plan è sostanzialmente un documento programmatico con il quale una determinata impresa va ad analizzare nel dettaglio le proprie strategie ed esigenze finanziarie. Come accennato nell’articolo relativo all’iniziativa sui criteri generali di valutazione della capacità di credito delle piccole e medie imprese, oltre al manifesto, l’altro strumento utile in questo senso sono proprio gli elementi peculiari del business plan, che solitamente viene elaborato in una versione piuttosto semplificata e facilmente comprensibile da tutti, in modo da iniziare a familiarizzare con alcuni dei concetti fondamentali della pianificazione delle aziende. Vediamo dunque nel dettaglio ognuno di questi elementi.

 

Gli elementi del business plan

1)L’impresa e il suo business. Questo primo elemento che andiamo ad analizzare è molto utile, in quanto va ad esaminare in maniera approfondita le caratteristiche fondamentali e peculiari che descrivono una determinata azienda. Ecco i dati principali di questo elemento iniziale: a.le attività dell’azienda (agricoltura, industria, edilizia, artigianato, commercio, trasporti, altre attività…); b.i prodotti e i servizi; c.le principali imprese e aziende concorrenti; d.la fase di sviluppo, la quale viene a sua volta a suddividersi in quattro ulteriori distinte fasi (l’inizio dell’attività, la crescita di essa, la maturità e, infine, la ristrutturazione); e.i canali di vendita (in questo caso possiamo distinguere grossisti, negozi, agenti o rappresentanti, funzionari commerciali, la vendita effettuata per corrispondenza, la vendita tramite internet, altri canali di vendita…); f.la natura giuridica dell’impresa (possiamo infatti avere a che fare con professionisti, ditte individuali, società di persone, ma anche società di capitali); g.la struttura proprietaria; h.le esperienze maturate nel settore di riferimento da parte dei soci e dei responsabili. 2)Le finalità del finanziamento. Questo secondo elemento tende invece a individuare i motivi per cui si va a richiedere un determinato finanziamento, distinguendo tra i vari obiettivi che si vogliono perseguire. Gli obiettivi possono essere di vario tipo: a.esigenze temporanee di cassa; b.finanziamento del capitale circolante operativo (ad esempio, scorte di magazzino, crediti commerciali…); c.nuovi investimenti da effettuare in impianti, macchinari e attrezzature; d. modifica della struttura delle fonti di finanziamento; e.finanziamento di operazioni straordinarie; g.altri obiettivi aziendali. 3)La capacità di rimborso dell’impresa. In questo caso, si vengono a determinare e misurare gli elementi che possono consentire nel tempo di rimborsare il credito. Le opzioni previste e da scegliere sono in pratica tre: la gestione va a generare flussi di cassa positivi, l’impresa tende a produrre in misura stabile degli utili, sono previste operazioni straordinarie (come, ad esempio, le dismissioni di quote dell’attivo circolante). Sono tre poi anche gli indicatori della struttura finanziaria: a.il grado di indebitamento (calcolabile come rapporto tra i debiti finanziari contratti dall’azienda e il capitale proprio della stessa); b.il margine di struttura (il suo risultato è la differenza tra il capitale proprio e le immobilizzazioni nette); c.il capitale circolante netto (si ottiene dalla differenza tra le attività correnti e le passività correnti). In base ai valori che si otterranno da questi indicatori, si potrà valutare la capacità di rimborso dell’azienda appunto. 4)Il capitale investito dall’imprenditore o da determinati soci. Questo elemento va a valutare quelli che sono gli apporti di capitale nell’impresa da esaminare e il capitale che il soggetto intende investire nella nuova iniziativa. Quindi, questa sezione del business plan è suddivisa in due parti: a.il capitale investito nell’impresa (ci si riferisce pertanto al patrimonio netto, vale a dire il risultato di capitale sociale + riserve +/- utili, il tutto poi rapportato alle perdite aziendali); b.l’investimento che si attua nella nuova iniziativa (si esaminano in questo senso il capitale proprio disponibile nell’impresa, i nuovi apporti dei soci, gli apporti di nuovi soci entranti: il totale di questi elementi ci fornirà il valore della nuova iniziativa). 5)Le garanzie volte a mitigare il rischio di impresa. Tali garanzie, per l’appunto, sono fondamentali, in quanto esaminano gli strumenti di garanzia che il soggetto titolare dell’impresa ha a propria disposizione, in modo da agevolare e rendere più efficace la concessione del credito. In tale ambito possiamo distinguere tre tipologie distinte di garanzie di mitigazione: le garanzie reali (il tipico esempio è quello del settore immobiliare, quindi possiamo far rientrare nel novero le ipoteche su determinati immobili, i pegni…), le garanzie personali (come le fideiussioni: si tratta di un negozio giuridico risalente addirittura al diritto romano e consiste nella garanzia da parte del fideiussore di un’obbligazione altrui, con un impegno personale nei confronti del creditore del rapporto obbligatorio), le covenants (sono sostanzialmente delle clausole accessorie con cui il debitore si impegna a non porre in atto determinati comportamenti che potrebbero accrescere in modo eccessivo il rischio di default, o comunque risultare pregiudizievoli per i creditori) e altri tipi di garanzie. 6)Il sistema delle relazioni tra banca e impresa. Si analizza la quantità, oltre che la qualità dei rapporti finanziari che intercorrono appunto tra questi due soggetti. I dati interessanti sono: a.il numero di banche affidanti; b.la durata del rapporto creditizio con la banca principale; c.la percentuale degli affidamenti che sono stati concessi dalla stessa banca principale.

 

 

 

 

SIMONE RICCI

Continua: La valutazione della capacità di credito delle PMI





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