I futures e il tempo


Introduzione

L’ingegneria finanziaria degli Stati Uniti, dopo i catastrophe bond, relativi alle obbligazioni strutturate, e gli weather swap, ha creato circa una decina di anni fa i contratti futures sulle condizioni climatiche. I “weather futures“, alla fine del 1999, hanno iniziato ad essere trattati al Chicago Mercantile Exchange (CME) con il preciso obiettivo di fornire a investitori e aziende un ulteriore strumento legato alle condizioni di temperatura nelle maggiori città degli Stati Uniti; ma anche a Londra ci si è specializzati in questa tipologia di strumento finanziario. Si è infatti appurato che, relativamente in particolare all’economia americana, gran parte di essa dipende anche dalle condizioni meteorologiche. Sono così nati negli Stati Uniti e sono poi stati messi in circolazione titoli obbligazionari legati al rischio di disastri naturali, i quali vengono anche definiti “cat bond” (ove “cat” sta per catastrophe), in cui le cedole e il rimborso a scadenza sono legati all’insorgere, durante il ciclo di vita del titolo, di eventi legati alle condizioni meteo, i cui effetti determinino richieste di danni superiori a un certo limite, chiamato trigger event. Dunque si è provveduto col tempo a stabilizzare un legame tra il mondo finanziario e il mondo assicurativo, per cui viene trasferito al mercato finanziario, con l’onere di una cedola più ricca, il rischio di effettuare pagamenti di indennizzi molto rilevanti, quali possono essere quelli che si verificano in conseguenza a terremoti, alluvioni, e in genere a catastrofi naturali.

I precursori dei weather future

In una fase successiva è nato poi uno strumento commerciabile sul mercato finanziario, il cosiddetto weather swap, il quale prende in esame il danno non catastrofico, ma quello relativo ai danni provocati da avverse condizioni climatiche. Il weather swap si differenzia in maniera radicale dalle classiche polizze assicurative che rimborsano il danno in funzione del premio pagato e copre il rischio climatico che può condizionare il conto economico dell’azienda. Un indice legato semplicemente alla temperatura, oppure un indice più sofisticato legato a diverse grandezze quali temperatura, umidità, caduta media della pioggia, intensità media del vento, stabilisce quando e quanto la controparte, secondo le modalità specifiche dello swap, dovrà indennizzare l’azienda per la perdita di fatturato e il danno subito in termini di conto economico.

I weather future

I contratti futures che il Chicago Mercantile Exchange ha cominciato a proporre sono stati soprattutto legati all’andamento della temperatura per le città di Chicago, New York, Cincinnati e Atlanta e molte altre città degli Stati Uniti. In questo caso si tratta sostanzialmente di contratti che hanno la durata di un mese e che sono relativi a quanti giorni la temperatura a un’ora prefissata srrà superiore o inferiore a un certo limite, con un valore base contrattuale pari a 100 dollari e con due tipologie specifiche: HDD (High Degrees Days), relativo alle alte temperature e CDD (Cold Degrees Days), relativo alle temperature più basse. Ciò che caratterizza questi weather futures è in sostanza il basso valore del contratto, particolarità che lo rende molto adatto a una larga platea di sottoscrittori; c’è poi da sottolineare che sono soprattutto le compagnie operanti nel settore energetico ad essere, per ovvi motivi, le più interessate a questo strumento, dal momento che possono utilizzarlo come una sorta di copertura (hedging), come anche le amministrazioni comunali che, per esempio, hanno la possibilità di coprire i costi per la rimozione di neve in eccesso durante i mesi invernali e i costi aggiuntivi di energia dovuti al perdurare di condizioni climatiche avverse.

I weather future: un mercato in espansione

I weather future hanno avuto all’inizio della loro introduzione un avvio abbastanza cauto, ma l’intento dei promotori di questi contratti è stato sempre quello di ampliare la possibilità di creare un mercato davvero molto ampio e il più possibile liquido, con un consistente numero di transazioni giornaliere a disposizione. Non sono, infatti, solo i singoli sottoscrittori che hanno la possibilità di scommettere sui vari andamenti climatici, ma anche i piccoli e medi esercizi commerciali, da chi per esempio vende i costumi da bagno a chi coltiva seme di soia, il quale può coprirsi dalle notevoli difficoltà poste dal clima andando ad accendere contratti anche di valore limitato che possono compensare i mancati fatturati o i mancati raccolti. Tale mercato è stato ben promosso anche in Europa, in particolare a partire dall’Inghilterra dove il sito web I-wex.com (Internet Weather Derivatives Exchange), il quale fa parte di un consorzio a cui appartengono, tra gli altri, anche il Liffe (London International Financial Futures and Options Exchange) e due società informatiche britanniche (Intelligent Financial Systems e Wire): questa espansione si è sempre riproposta il rilancio in Europa dei weather futures, anche se non si è assistito allo stesso sviluppo consistente degli Stati Uniti, a causa di dati meteorologici e di contratti standardizzati. In sostanza, il trading può contare su un’ulteriore categoria su cui operare; dopo i titoli e le merci, è la volta del clima che si configura come una grandezza importante per il relativi condizionamenti all’economia e alla finanza.

Simone Ricci per BorsaeDintorni.it

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