I fondi di investimento


 

Introduzione

Esaminiamo tre delle tipologie più diffuse di fondi di investimento. 1) Fondi bilanciati, ovvero quelli che investono la loro disponibilità sia in titoli obbligazionari che in titoli azionari, secondo un mix prestabilito (rientrano in questa categoria tutti i fondi che hanno una percentuale di azioni compresa tra il 20% e il 70%). Sono in realtà una sottospecie dei fondi flessibili con un minimo e un massimo. 2) Fondi flessibili: qui la quota di azioni può andare da o al 100%, secondo le decisioni che volta per volta prende il gestore in base ad un’amplissima delega da parte del sottoscrittore. 3) Fondi di liquidità: sono quelli che investono le loro disponibilità in prevalenza in titoli a breve scadenza (titoli di Stato, obbligazioni bancarie, obbligazioni a lungo termine ma con una vita residua non superiore a sei mesi). Vediamoli nel dettaglio uno per uno.

I fondi bilanciati

Insieme ai fondi flessibili, questa tipologia di fondi non si divide in categorie (geografiche o settoriali) e quindi sono estremamente semplici. Essi sono i veri “fondi globali”, perché vanno ad investire in qualunque paese e in qualunque valuta, alla ricerca della migliore performance. Chi decide di investire in questi fondi non si pone problemi di come modificare continuamente il proprio portafoglio in relazione agli eventi (come deve fare chi ripartisce il proprio patrimonio in diversi fondi geografici e settoriali). Sarà il gestore a porsi questi problemi e a risolverli nel modo che giudicherà migliore. Successivamente il cliente, sulla base dell’aderenza delle performance al benchmark di riferimento o meno, o sulla base del raffronto su più anni con altri fondi dello stesso genere ma gestiti da altre società di gestione del risparmio, deciderà se continuare a servirsi di quella società. I fondi bilanciati hanno un unico limite: la quota di azioni deve obbligatoriamente rimanere entro una forcella compresa tra il 20% e il 70%: ma entro questa forcella, ovviamente, la percentuale di azioni può oscillare. I fondi bilanciati rispondono alle esigenze di coloro che decidono a priori di limitare questa esposizione nei confronti dei titoli azionari.

I fondi flessibili

Questa dei fondi flessibili è una categoria di fondi che ha avuto successo in tempi abbastanza recenti. I fondi flessibili infatti sono molto simili a quelli bilanciati, ma in confronto a quest’ultimi non hanno alcuna limitazione nella presenza di azioni. Qui si può andare da 0 al 100% di titoli azionari in portafoglio, secondo quella che il gestore ritiene sia la migliore combinazione possibile. In un certo senso, i bilanciati sono una sottocategoria dei flessibili, in quanto hanno dei limiti più ridotti ma una simile libertà di movimento all’interno della forcella prefissata. Ragionando in termini cronologici, sono apparsi in Italia prima i bilanciati e poi i flessibili, forse anche perché all’inizio c’era una certa diffidenza da parte dei possibili sottoscrittori verso lo strumento dei fondi di investimento.

Massima libertà al gestore

Come detto la società che gestisce il risparmio può spaziare nell’ambito di questi fondi da 0 al 100%: quindi, essa gode di una libertà assoluta, sottolineata poi dalla mancanza in molti casi concreti di un benchmark di riferimento. La mancanza di un benchmark e l’estrema libertà lasciata alla società di gestione sono però in parte mitigate dalla suddivisione dei fondi flessibili, all’interno di una stessa “famiglia”, in alcuni “profili di rischio”. Così, ad esempio, la Sgr Finanza e Futuro ha tre fondi flessibili, distinti per altrettanti profili di rischio (Lagest Portfolio 1 – basso rischio, Lagest Portfolio 2 – medio rischio e Lagest Portfolio 3 – alto rischio). Con queste indicazioni di massima sul tipo di rischio corso, i sottoscrittori sanno più o meno che tipo di fondo hanno comprato e cosa si possono attendere da esso in termini di performance.

I fondi di liquidità

I fondi di liquidità sono di sicuro la tipologia più tranquilla e sicura, poiché investono il 100% del portafoglio in titoli obbligazionari e liquidità denominati nella valuta del mercato di definizione e con duration (ovvero la durata residua) inferiore a sei mesi. I fondi di liquidità vengono di solito utilizzati per andare a “parcheggiare” somme piccole e grandi per un certo periodo in attesa di usare queste stesse somme in un modo più produttivo (investimento in altri strumenti finanziari o in altri fondi) o per altre necessità (ad esempio, l’acquisto di una casa o di un’automobile). Praticamente essi svolgono la funzione che in altri tempi era svolta dai Bot a tre e a sei mesi. È raro che questi fondi riescano a dare più dei Bot o di altri titoli con scadenza inferiore a sei mesi acquistati direttamente dal sottoscrittore sul mercato. Anzi spesso è accaduto e accade il contrario e ciò ha provocato un certo stupore. Non bisogna meravigliarsene troppo, dato che le Sgr si fanno pagare una congrua commissione di gestione. In ogni caso va tenuto ben presente che non si devono tenere custoditi i propri soldi nei fondi di liquidità per periodi che siano eccessivamente lunghi, ma solo il tempo strettamente necessario.

Simone Ricci per BorsaeDintorni.it

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