I costi di riduzione dei gas serra


Introduzione

A partire dagli anni Novanta del secolo scorso, molta attenzione è stata rivolta all’analisi e alle simulazioni dei costi e dei benefici relativi alla riduzione dei gas serra. Gli studi, in particolare, hanno finito per essere alla base degli ultimi indirizzi della Commissione Europea riguardo la sfida dei cambiamenti climatici. Senza voler necessariamente addentrarsi negli aspetti che sono più strettamente tecnici e modellistici, si possono comunque evidenziare quelli che sono i fatti stilizzati e gli andamenti previsti sulla base delle conoscenze in corso, i quali costituiscono l’obiettivo finale delle misure previste nell’applicazione del protocollo di Kyoto.

 

Le variabili economiche

Anzitutto, per quel che riguarda le variabili economiche, le stime dei costi (e dei relativi benefici) derivanti dalle misure intraprese per la riduzione delle emissioni di gas serra sono altamente variabili da scenario a scenario, e sono in particolare altamente sensibili agli elementi chiave degli scenari ipotizzati. In particolare, dipendono dalle ipotesi sul sentiero di crescita della quantità di emissioni di gas serra; inoltre, gli scenari sono fortemente dipendenti dai parametri che vengono scelti e dal tasso di sconto intertemporale che viene adottato. Infine, le conclusioni dipendono in gran parte dallo scopo e dalla struttura del modello adottato per costruire ogni singolo scenario; da ultimo, ma non ultimo dal punto di vista economico, c’è una forte dipendenza dalla misura di welfare che viene adottata. Un dato comune alla maggior parte degli scenari è costituito dal costo crescente di stabilizzazione delle emissioni di gas serra, crescente rispetto all’obiettivo di diminuzione della concentrazione dei gas serra. Questo elemento è coerente con l’ipotesi di costi marginali crescenti di abbattimento dal punto di vista degli agenti economici e delle imprese. Il terzo elemento essenziale è che i vincoli che i paesi comprese nel cosiddetto “allegato A” (vale a dire i paesi industrializzati e vincolati alla riduzione delle quote di emissione) molto probabilmente non sono indipendenti dalle emissioni dei paesi non compresi nell’allegato stesso (si tratta dei paesi in via di sviluppo non soggetti ai vincoli in base al principio di responsabilità). Il motivo di questa interdipendenza è abbastanza evidente dal punto di vista economico, proprio per le caratteristiche di diffusione internazionale delle emissioni di gas serra. Va considerato che vincoli sempre più elevati sulle quantità di gas serra permesse, oppure costi sempre più elevati delle emissioni di questi gas, possono ingenerare da parte delle imprese il fenomeno della delocalizzazione geografica degli impianti produttivi. Le imprese che fronteggiano l’implementazione delle misure di riduzione dei gas serra possono quindi ipotizzare tra le alternative una delocalizzazione degli impianti soggetti a vincoli in paesi non compresi nell’allegato A e quindi non soggetti ai costi di riduzione delle emissioni.

 

L’incertezza economica

Un ruolo molto importante della valutazione degli scenari è costituita dall’incertezza, sia dal punto di vista del policy maker sia dal punto di vista delle imprese che applicano le misure adottate. Non è in discussione, a questo punto, l’eliminazione o la riduzione dell’incertezza tramite un maggiore scambio di informazioni tra legislatore e aziende, tra policy maker e agenti economici. Poiché il processo in corso di applicazione del sistema di permessi negoziabili è intrinsecamente sequenziale, a partire dalla stessa formazione del mercato delle quote, ne consegue naturalmente che nel corso di questo processo ogni nuova informazione è essa stessa un bene economico con un certo valore, un valore classificabile come valore di quasi-opzione non nullo. Il prezzo di questo bene che influisce evidentemente sul prezzo di scambio dei permessi, dovrebbe essere tenuto presente nella costruzione degli scenari e dei modelli di evoluzione delle scelte di politica economica. Un altro elemento essenziale è costituito dal progresso tecnico e dalla sua influenza sull’evoluzione dell’economia mondiale. È evidente che il progresso tecnico e le innovazioni tecnologiche hanno un ruolo rilevante nella riduzione delle emissioni di gas serra. In parte, questo progresso tecnico è stato superiore a quanto si poteva prevedere, e in parte esso stesso è una conseguenza delle misure adottate sulla base dei trattati internazionali. Va ricordato inoltre che una parte delle riduzioni di emissioni può essere raggiunta anche a costo zero. Questo aspetto, la cui entità è da valutare, non deve sembrare impossibile o irrilevante dal punto di vista quantitativo. Si tratta, infatti, di tenere conto di alcune possibilità: la minimizzazione o la riduzione delle imperfezioni di mercato, imperfezioni che comportano oneri sulle imprese e sui consumatori; i benefici derivanti dalle esternalità connesse alla riduzione delle emissioni dei gas; in generale, i benefici derivanti dall’ipotesi del doppio dividendo (si tratta della possibilità che le entrate fiscali derivanti dall’imposizione di tasse ambientali possano essere usate per ridurre l’aliquota marginale di altre imposte che lo Stato preleva dalle attività economiche). Le misure ambientali di riduzione delle emissioni inquinanti in grado di generare innovazione tecnica nelle imprese e negli impianti interessati, possono, nel lungo periodo, generare dei benefici superiori ai costi di adeguamento. Questo aspetto è specificamente riconosciuto da alcuni autori rispetto alle misure di scambio delle emissioni del protocollo di Kyoto.

 

 

 

SIMONE RICCI                                                                                       

 

Continua: L’efficacia economica nel meccanismo delle quote





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