I contratti per la promozione di affari

Introduzione

Le imprese si avvalgono molto spesso di alcuni soggetti qualificati (possono essere imprenditori essi stessi) per lo svolgimento delle attività di promozione dei propri affari e di procacciamento della clientela. A tale scopo vanno a stipulare principalmente due tipi di contratti: il contratto di agenzia e la mediazione. Vediamoli insieme in maniera approfondita.

 

L’agenzia

Questo tipo di contratto, per la rilevanza che ha assunto soprattutto come strumento del commercio internazionale, è stato oggetto di direttive comunitarie recepite in Italia con due specifiche norme, i decreti legislativi 303 del 1991 e 65 del 1999. L’agenzia è sostanzialmente il contratto in base al quale una parte (definita agente) assume in modo stabile l’incarico di promuovere per conto dell’altra (preponente), verso la retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata. Questo tipo di contratto deve essere provato per iscritto: ciascuna delle parti ha il diritto irrinunciabile di ottenere dall’altra il documento firmato contenente tutte le clausole concordate. Quali sono le caratteristiche fondamentali dell’agenzia? Vediamole una per una. 1)Lo svolgimento di un’attività promozionale: all’agente è affidato il compito di contattare la clientela e di invogliarla alla conclusione di contratti con l’impresa preponente. Egli non è rappresentante del preponente e quindi non può stipulare a suo nome i contratti di cui è stato promotore; questa facoltà deve essergli attribuita espressamente dal preponente, nel qual caso viene a delinearsi la figura dell’agente con rappresentanza, comunemente definito “rappresentante”. Avendo a oggetto il compimento di un’attività materiale e non giuridica, deve anche escludersi che l’agente rivesta la qualità di mandatario. 2)La stabilità dell’incarico: il rapporto di agenzia non è finalizzato al compimento di un singolo affare determinato, ma è preordinato alla conclusione di tutti gli affari di una certa specie entro un arco di tempo, in continuo coordinamento con l’attività del preponente. L’agenzia è pertanto un contratto di durata e può essere a tempo determinato e indeterminato. Da questo punto di vista, l’agente si distingue dal procacciatore di affari, il quale svolge un’attività di promozione per la conclusione di affari senza vincolo di stabilità, ma anzi con carattere saltuario se non occasionale. 3)La sua estensione a una zona determinata. Elemento naturale del contratto di agenzia è il diritto di esclusiva che opera a favore di entrambe le parti. In base a tale principio il preponente non può avvalersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso ramo di attività, né l’agente può assumere l’incarico di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo di affari di più imprese in concorrenza tra loro.

 

La mediazione

Il codice civile non definisce il contratto di mediazione, ma il mediatore: è mediatore colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza. Dalla definizione di mediatore emergono comunque i caratteri peculiari della mediazione: essa consiste in un’attività materiale, non giuridica, rivolta a favorire l’incontro di due o più parti in vista della conclusione di una qualunque operazione che abbia contenuto economico (il cosiddetto affare, di solito si tratta di un contratto). Per l’opera svolta, ad affare concluso, il mediatore ha diritto a un compenso, la provvigione. La posizione del mediatore rispetto alle parti contraenti deve essere di assoluta imparzialità e indipendenza: si tratta di un requisito ritenuto essenziale per l’individuazione della fattispecie di mediazione. Il mediatore deve quindi agire nell’interesse di entrambe le parti e ad esse non deve essere legato da rapporti diversi da quello di mediazione stessa. Il mediatore non ha l’obbligo di svolgere l’attività di intermediazione per la quale ha ricevuto l’incarico. Il suo è piuttosto un onere a cui deve adempiere per aver diritto alla provvigione. Nell’adempimento dell’incarico egli deve comunque attenersi alle generali regole di correttezza e diligenza. Deve inoltre comunicare alle parti le circostanze a lui note, relative alla valutazione e alla sicurezza dell’affare, che possono influire sulla conclusione di esso. Ad esempio, è ritenuto responsabile il mediatore che fornisce false informazioni sulla solvibilità di una delle parti, quando tali informazioni sono state determinanti per indurre l’altra parte alla conclusione del contratto. Ha anche l’obbligo di garantire l’autenticità della sottoscrizione delle scritture e dell’ultima girata dei titoli trasmessi per il suo tramite. Il mediatore ha diritto alla provvigione (da entrambe le parti oltre al rimborso delle spese) nel caso in cui l’affare viene a concludersi per effetto del suo intervento: se l’affare è invece concluso per l’intervento di più mediatori, ciascuno di essi ha diritto a una quota della provvigione. La nascita di questo diritto di credito dipende essenzialmente dalla conclusione dell’affare stesso: con tale espressione non si vuole andare a intendere l’effettiva stipulazione del contratto ad opera delle parti in causa, ma, in senso molto più ampio, l’essersi creato tra le parti un vincolo giuridico che consenta a ciascuna di essere di agire per l’esecuzione.

 

 

 

SIMONE RICCI

ATuttoNet
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