I contratti di scambio beni


Introduzione

Lo scambio dei beni rappresenta sicuramente un fenomeno che caratterizza la gran parte delle attività di impresa. Una regolamentazione di carattere generale in questo senso è contenuta nel decreto legislativo 114 del 1998. Gli strumenti contrattuali dello scambio che il diritto conosce sono numerosi, ma discendono sempre, direttamente o indirettamente, dal settore della compravendita. Vari fattori, tra cui soprattutto le crescenti esigenze della contrattazione, i  cambiamenti delle tecniche di collocazione dei prodotti e i nuovi sistemi di integrazione industriale e commerciale, hanno determinato un duplice processo: da un lato, vi è stata infatti la “frantumazione” della vendita in molteplici sottotipi e, dall’altro, la differenziazione di nuovi tipi negoziali rispetto al modello tradizionale della vendita. Il primo fenomeno è consistito nel fiorire di particolari clausole socialmente e legalmente tipiche o di particolari tecniche di contrattazione e nel sorgere di veri e propri sottotipi di vendita (le cosiddette vendite speciali); l’altro fenomeno, invece, si è concretizzato nel distacco dal modello legale della vendita di ipotesi di scambio che hanno dato vita ad autonomi tipi contrattuali legali (come la somministrazione e il contratto estimatorio) e nel diffondersi di nuove figure negoziali atipiche (ad esempio, la concessione di vendita e il franchising).

I contratti di distribuzione

Per meglio cogliere i caratteri dei contratti di distribuzione, bisogna tenere presenti i fattori economici che hanno contribuito alla loro diffusione. Si deve infatti notare che l’ampliamento dei mercati conseguente alla crescente produzione industriale e all’espansione dei traffici, l’intensificarsi della competizione concorrenziale tra le imprese, l’accrescimento del tenore di vita ed altri fattori ancora hanno fatto sì che i produttori, per un verso, abbiano interesse ad aumentare la produzione stessa e, dall’altro, siano costretti a espandere il volume della produzione con l’estendersi dei mercati. Si sono così sviluppate diverse modalità organizzative del processo distributivo, all’interno di due poli estremi: la distribuzione diretta (con cui la merce passa senz’altro dal produttore al consumatore finale) e la distribuzione indiretta (con la quale il produttore affida ad altre imprese specializzate – ad esempio i grossisti e i dettaglianti – i vari stadi della commercializzazione della merce).

Le varie nozioni di vendita

Tra i contratti di alienazione diretti a realizzare  uno scambio di beni, il più diffuso rimane sicuramente la compravendita, anche a causa della ricchezza di atteggiamenti e la varietà di sottotipi, clausole e regole che presenta. La vendita, secondo il codice civile, è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto verso il corrispettivo di un prezzo. Vediamo nel dettaglio i vari tipi di vendita. 1)Vendita commerciale. La vendita non è il contratto tipico dell’impresa, ma vi sono dei sottotipi di vendita e clausole particolari che rimangono “commerciali”, dato che presuppongono l’esistenza di un’attività di impresa commerciale (vendite di beni di consumo, vendite a prezzo dilazionato…). 2)Vendita immediatamente traslativa. La compravendita concreta un contratto consensuale e traslativo. Consensuale, in quanto si va a perfezionare con il realizzarsi dell’accordo delle parti, senza bisogno della consegna della cosa o del pagamento del prezzo; traslativo, dato che programma e realizza sempre il trasferimento di un diritto in capo al compratore. L’effetto traslativo è cronologicamente immediato, si produce in maniera automatica al perfezionarsi dell’accordo contrattuale. Con esso si verifica inoltre anche il passaggio del rischio del perimento o deterioramento fortuito della cosa. 3)Vendita obbligatoria. Il trasferimento, in questo caso, è rinviato al verificarsi di determinati fatti o atti, come l’individuazione della cosa nella vendita di cose generiche e la venuta ad esistenza del bene nella vendita di cosa futura. In questo senso, non si può verificare subito l’effetto traslativo e l’acquisto sorge a carico del venditore. 4)Vendita preliminare. In questo caso, l’intento è quello di trasferire la proprietà del bene in forza del consenso contestualmente manifestato: i contraenti, allora, possono anche preferire di rinviare il trasferimento del diritto alla prestazione di un loro successivo consenso.

Tecniche particolari di contrattazione

La prassi conosce una figura, diffusa soprattutto nel commercio di autoveicoli e macchinari in serie, che prende il nome di prenotazione, con cui il prenotante si impegna ad acquistare una determinata merce, mentre l’altra si riserva di accettare. Tale figura può assumere i caratteri di un contratto preliminare unilaterale, di una proposta a fermo o di un’opzione. Ecco le tecniche di vendita più diffuse. A)Vendite all’asta o in borsa mercato: basta un cenno della mano o un impulso sopra il pulsante elettronico a realizzare la conclusione del contratto. B)Vendite porta a porta: è una tecnica “aggressiva”, tesa a premere sulla volontà del cliente in modo da lasciargli poco spazio di scelta. C)Vendite a domicilio dei clienti, a scopo di dimostrazione o di scambio. D)Vendite per corrispondenza e/o su catalogo, poste in essere da apposite case distributrici o direttamente da industrie produttrici che vengono solitamente concluse a mezzo posta.

 

 

SIMONE RICCI                                     

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