I casi di espansione all’estero delle banche italiane


Introduzione

Iniziamo subito il discorso, descrivendo la ripartizione per tipologia di società possedute all’estero: un esempio interessante è fornito da Unicredit che, prima della fusione col gruppo Hvb, possedeva ben 14 unità estere operanti ne campo prettamente bancario e concentrate nell’Europa centro-orientale. Banca Intesa, invece, verso la fine del 2005 possedeva anch’essa in quest’area circa il 50% delle subsidaries detenute all’estero, agendo però su un numero di paesi più ampio (ad esempio la Bosnia, la Bulgaria, la Polonia e la Romania). San Paolo Imi, nel 2005 ancora non unificato con Intesa, rappresentava il terzo gruppo per numero di banche estere controllate, concentrando la propria attività bancaria nella Core Europe, dove possedeva ben 7 delle 10 unità. Riguardo alle altre tipologie di società, i tre gruppi risultavano essere ben posizionati sia nel settore del risparmio gestito (attraverso società di gestione di fondi o Sim), sia in quello dell’intermediazione creditizia, grazie alla partecipazione in società finanziarie di credito, società di leasing e società di factoring. Nel complesso, risultava che le tre banche andavano ad operare all’estero in maniera prevalentemente retail e su comparti tradizionali del business bancario.

 

Il Gruppo Unicredit e l’integrazione con Hvb

Unicredit ha dimostrato nel corso dell’ultimo decennio una significativa capacità di creazione di valore, conseguita sia attraverso una crescita organica interna, sia facendo leva sulla crescita esterna in forza di acquisizioni e fusioni. La presenza internazionale del gruppo si è articolata attraverso la dislocazione di filiali e uffici di rappresentanza, società specializzate nel comparto dell’asset management, in quello dell’investment banking e del private banking. A questo si deve aggiungere la rete di banche del gruppo presente nei paesi dell’Europa dell’est, che da sola costituisce buona parte delle attività di Unicredit al di fuori dei confini nazionali.

 

Analisi delle banche estere del gruppo

La strategia di espansione verso est di Unicredit è stata attuata in prevalenza attraverso l’acquisizione di banche già operanti e, possibilmente, ben posizionate in termini di divisioni di mercato. Le ristrutturazioni effettuate hanno mirato a riproporre quegli schemi di segmentazione della clientela, di gestione del rischio e di attenzione alla profittabilità che hanno reso Unicredit uno dei più redditizi player sul mercato domestico. Vediamo alcuni tratti distintivi degli intermediari controllati dal gruppo. 1)Bank Pekao (Polonia). Nel 1999 è stato assunto da Unicredit il controllo di Bank Pekao, prima banca polacca per assets totali. L’acquisizione ha costituito il primo passo della strategia di penetrazione del gruppo italiano in un mercato in rapida espansione e caratterizzato da potenziali di crescita maggiori di quelli interni. In seguito all’ingresso dell’istituto italiano, Pekao è divenuta banca leader in Polonia nel comparto retail e intermediario di primario livello nel settore corporate. 2)Bulbank (Bulgaria). Bulbank, la prima banca bulgara in termini di assets totali, è entrata a far parte del gruppo Unicredit nel 2000, grazie soprattutto a un’operazione di acquisizione che ha garantito un’iniziale quota di partecipazione pari al 93%. Bulbank è divenuta leader nel mercato bulgaro in termini di efficienza, redditività e solidità patrimoniale e ha offerto nel corso degli anni una gamma di prodotti e servizi particolarmente evoluta, soprattutto nell’interscambio con l’estero. Tra i principali competitor della banca c’è anche Biochim del gruppo Hvb. 3)Unibanka (Slovacchia). Unibanka è stata acquisita da Unicredit nel 2000, con un investimento iniziale di 80 milioni di euro. La quota di partecipazione iniziale era pari all’83,16%. Dal punto di vista gestionale, Unibanka ha potuto rilanciarsi nel mercato bancario slovacco e ottenere risultati positivi attraverso una serie di progetti che hanno profondamente trasformato la precedente banca di credito agricolo. L’istituto è anche riuscito a rafforzare la rete di sportelli con l’apertura di nuovi punti vendita. 4)Unicredit Romania (Romania). Nel 2002 Unicredit ha acquisito Unicredit Romania, partecipata fino al 99,9%. La Romania ha sempre presentato forti prospettive di crescita e di sviluppo, dovute, in particolare, al progressivo stabilizzarsi della situazione economica. Le strategie previste per questo istituto riguardano principalmente il consolidamento in breve tempo dei risultati ottenuti grazie alle migliori focalizzazioni sulla clientela: in questo senso, è stata approntata, a livello di organizzazione, una divisionalizzazione basata sui segmenti retail e corporate. 5)Zivnostenska Banka (Repubblica Ceca). L’istituto ceco è stato acquisito da Unicredit nel 2003: tale banca è leader soprattutto nei segmenti affluent e private. Anche per Zivnostenska Banka si è puntato, da un punto di vista commerciale e strategico, all’ampliamento della gamma dei prodotti offerti alla clientela, specialmente quella retail, con delle differenziazioni sulla base delle diverse esigenze. È stato altresì approntato un processo di ristrutturazione interna, con l’obiettivo di incrementare l’efficienza e la qualità dei servizi. 6)Koç Financial Service (Turchia). L’acquisto nel 2002 del Gruppo Koç ha portato a una crescita del market share totale (11,5%) e al raggiungimento di un numero di filiali pari a 592. Rimane però in questo caso la forte concorrenza da parte delle banche locali di partecipazione statale. Riguardo ai prodotti, il focus è stato rivolto al risparmio gestito, che ha sempre rappresentato un notevole punto di forza di Koçbank, ai prodotti di credito al consumo e alle carte di credito.

 

 

 

SIMONE RICCI

Continua: La rifocalizzazione ad Est del gruppo Intesa





Lascia una risposta