I brand con maggiore valore economico


La classifica stilata la settimana scorsa da Interbrand, la società inglese attiva dal 1974 su scala internazionale per quanto riguarda la gestione e la consulenza sui principali brand mondiali, illustra quali sono le principali aziende che hanno raggiunto il maggior valore economico: i dati che ne risultano sono molto interessanti, sia per quanto riguarda le comparazioni che si possono effettuare sulle società che sono maggiormente cresciute rispetto al 2007, sia perché offrono uno spaccato fondamentale su come si sta evolvendo la società attuale, in base, ovviamente, ai consumi internazionali. Uno degli aspetti che è necessario sottolineare è la forte presenza nella classifica di società che operano nel settore tecnologico: sono ormai diversi anni che la tecnologia ha invaso la nostra vita quotidiana e questo fatto viene fortemente ribadito dalle venti e più realtà hi-tech che fanno parte del novero delle società dal marchio maggiormente valorizzato. Apple, che ha scalato ben nove posizioni rispetto a un anno fa ( dal 33° al 24° posto, ovvero una crescita del 24%), si è distinta tra le altre, soprattutto grazie al lancio e alla commercializzazione su scala mondiale dell’iPhone, prodotto che ha riscosso immediatamente un forte successo; è cresciuta in misura notevole anche la Samsung, il cui marchio vale più di quello della Sony e di Yahoo.

 

Non deve perciò stupire la presenza dei marchi di società come Ibm, Microsoft, Nokia e Intel nella Top 10 della classifica (rispettivamente al 2°, 3°, 5° e 7° posto): notevole è stata anche l’ascesa di Google, passata dalla ventesima alla decima posizione. Il primo posto in assoluto appartiene però al marchio della Coca Cola, che conferma tale supremazia per l’ottavo anno consecutivo: tra l’altro la parola “coke” è la seconda più utilizzata al mondo dopo “ok“. Un altro dato che sicuramente non stupisce è il forte calo, in termini di posizioni, subito dai colossi del mondo finanziario, come, ad esempio, Morgan Stanley, Citi e Merril Lynch: la perdita è dovuta in maniera abbastanza evidente dalla grave crisi del credito che si è scatenata negli Stati Uniti, la quale ha esposto più intensamente le compagnie al rischio di erosione del marchio. Nella Top 10 figurano inoltre marchi di società automobilistiche come General Motors e Toyota, oltre a McDonald’s e Disney. La crescita più consistente è risultata quella di Google che, oltre al portentoso guadagno di posizioni, è cresciuta del 43%.

 

Per quanto riguarda l’Italia e limitandosi ai primi cento marchi presenti nella Best Global Brands, quattro sono le aziende del nostro paese: Gucci (al 45° posto), Prada (91°), Ferrari (93°) e Armani (94°). In particolare è il marchio Ferrari quello ad aver guadagnato maggior valore economico. La primazia di Google e Apple in termini di crescita testimonia la capacità delle due società di prevedere e riuscire ad anticipare i bisogni e i gusti degli utenti. La Best Global Brands 2008 risente senza dubbio dell’andamento attuale dell’economia globale: fattori fondamentali come la crisi finanziaria e creditizia che ha sconvolto gli Stati Uniti e la parallela crescita dei mercati emergenti (in particolare quelli dell’America Latina), oltre alla maggiore attenzione nei confronti della sostenibilità, si riflettono in maniera evidente nella crescita o perdita dei diversi marchi. Nonostante ciò, vi sono anche le immancabile eccezioni che confermano la regola: brand finanziari come HSBC (Hong Kong & Shangai Banking Corporation), uno dei più grandi gruppi bancari al mondo e primo istituto di credito europeo per capitalizzazione, VISA, famoso brand di carte di credito (entrato in centesima posizione) e American Express sono riusciti a non risentire degli effetti della crisi, grazie soprattutto alla loro affidabilità.

 

Gli ingressi di nuovi brand confermano le tendenze in fatto di gusti e consumi della gente, sottolineando una predilezione per i settori tecnologici, finanziari e della moda: si segnalano infatti H&M (22° posto), la catena svedese di abbigliamento, Thomson Reuters (44° posto), una delle più importanti società nel campo dell’informazione economico-finanziaria (nata lo scorso aprile dalla fusione tra Reuters e il colosso canadese dell’informazione Thomson, è già in grado di controllare il 34% del mercato), BlackBerry (73° posto), nome commerciale di alcuni dispositivi prodotti dalla compagnia canadese Research in Motion (RIM), il brand Giorgio Armani (94° posto), che torna a figurare in questa speciale classifica dopo un’assenza di un anno, Marriott (96° posto) e FedEX (99° posto), la società di trasporto specializzata in spedizioni e servizi logistici, la quale ha anche recentemente stretto un importante accordo con la società italiana di spedizioni SDA Express Courier, alleanza che ha favorito la crescita del marchio. Ci si può chiedere, in conclusione, come Interbrand stabilisca il valore del marchio: il risultato finale corrisponde al valore attuale netto dei flussi economici prospettici attribuibili al brand. Per poter entrare a far parte della classifica è necessario che il brand abbia un valore economico superiore ai 3,5 miliardi di dollari e possedere tre fondamentali caratteristiche: un terzo del fatturato dev’essere conseguito all’estero, i dati finanziari della società devono essere pubblici, il brand deve avere un profilo che vada al di là della clientela diretta.

Simone Ricci per BorsaeDintorni.it

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