Gli obblighi e i diritti del lavoratore


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Quali sono i diritti e i doveri dei lavoratori?

Come in ogni rapporto giuridico, anche in quello di lavoro subordinato, alle parti fanno capo delle situazioni giuridiche attive (diritti) e passive (obblighi).
Ambedue le parti del rapporto di lavoro subordinato assumono obblighi e acquistano diritti: si tratta per lo più di situazioni giuridiche reciproche, nel senso che all’obbligo dell’una corrisponde un diritto dell’altra e viceversa.

Gli obblighi del lavoratore

Gli obblighi del lavoratore subordinato sono sostanzialmente previsti da tre articoli del codice civile: il 2094, il 2104 e il 2105.

Dall’articolo 2094 possiamo infatti ricavare che l’obbligo principale del lavoratore è quello di eseguire la prestazione lavorativa e che questa si sostanzia nel mettere a disposizione il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

L’attività esercitata in concreto può essere di varia natura e deve corrispondere alle mansioni per le quali il lavoratore è stato assunto.

Si deve ricordare inoltre che il datore di lavoro può, entro certi limiti e particolari condizioni, adibire il lavoratore a mansioni superiori o equivalenti, le quali divengono definitive se si protraggono oltre i tre mesi.

Gli obblighi e i diritti del lavoratore

La prestazione consiste in una obbligazione di mezzi (non obbligando a un determinato risultato) e ha carattere personale (il lavoratore, se non è autorizzato dal datore di lavoro, non può farsi sostituire da altri). Gli articoli 2104 e 2105 sanciscono invece gli obblighi della disciplina e della fedeltà. Si tratta, più che di obblighi giuridici aggiuntivi e autonomi, di specificazioni dell’obbligo principale.

Essi vengono a determinare dei caratteri specifici, il contenuto e le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa. Il lavoratore subordinato deve anzitutto svolgere la propria attività con la diligenza richiesta dalla natura della prestazione, dall’interesse dell’impresa e da quello della produzione nazionale.

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La diligenza dovuta è sempre quella del buon padre di famiglia, da valutare sulla base delle mansioni svolte e delle particolari esigenze organizzative dell’azienda. Il lavoratore, poi, è anche tenuto all’osservanza delle disposizioni per l’esecuzione e la disciplina del lavoro che gli sono impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali dipende in maniera gerarchica.

L’obbligo di obbedienza del lavoratore è conseguenza della posizione subordinata da lui assunta nel rapporto di lavoro e deve essere correlato con il potere dell’imprenditore di determinare le norme tecnico-organizzative cui il lavoratore deve attenersi nell’adempimento della prestazione (si tratta del cosiddetto potere direttivo).

L’articolo 2105 prevede infine l’obbligo di fedeltà: il concetto di fedeltà ha comunque un’accezione negativa, visto che il lavoratore è più che altro tenuto ad astenersi da ogni atto che possa nuocergli.

In questo senso egli ha due doveri: 1)non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore (divieto di concorrenza); 2)non deve divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’imprenditore (obbligo di riservatezza).

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I diritti del lavoratore

Il lavoratore vanta comunque anche numerosi diritti nei confronti del datore di lavoro.

Il più importante di essi ha natura patrimoniale, la retribuzione.

La retribuzione è il trattamento economico cui è obbligato il datore di lavoro nei confronti del lavoratore come corrispettivo della prestazione lavorativa svolta. Essa è un elemento necessario del rapporto di lavoro, essendo il contratto di lavoro tipicamente oneroso: è pertanto illecito il rapporto di lavoro subordinato a titolo gratuito. La retribuzione deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e in ogni caso deve essere sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa, come dice la Costituzione italiana.

L’articolo 2099 del codice civile prevede svariate forme di retribuzione. Normalmente, il lavoratore può essere retribuito (forme ordinarie):

  • a tempo, quando la retribuzione è stabilita in ragione del tempo di lavoro (si distingue una retribuzione mensile, lo stipendio, corrisposta a dirigenti, quadri e impiegati, e una retribuzione oraria, il salario, pagata agli operai;
  • a cottimo, quando la retribuzione viene determinata tenendo conto del risultato produttivo conseguito (nella maggior parte dei casi, il cottimo costituisce un’integrazione della retribuzione minima stabilita a tempo, il cottimo “misto”).

L’ammontare della retribuzione viene stabilito dalla contrattazione collettiva sindacale e dall’accordo delle parti espresso nel contratto di lavoro individuale. Se manca la determinazione collettiva o individuale, la retribuzione viene stabilita dal giudice.

La retribuzione consiste in una somma di denaro che il lavoratore prevalentemente spende per procurarsi ciò di cui ha bisogno: risulta evidente che eventuali aumenti dei prezzi dei beni e dei servizi fanno diminuire il reale valore della retribuzione.

Quando ciò accade si dice che il potere di acquisto del salario (salario reale) è diminuito; la quantità di moneta percepita resta la stessa (salario nominale), ma questa non è più sufficiente, causa l’aumento dei prezzi, per procurare gli stessi beni.

Per ovviare, infine, agli inconvenienti provocati dall’inflazione, la retribuzione si compone di due elementi distinti:

a) la paga base, che costituisce il minimo tabellare stabilito nella contrattazione collettiva per ogni qualifica e categoria di lavoratori;

b) l’indennità di contingenza, vale a dire l’attribuzione patrimoniale aggiuntiva che varia proporzionalmente al costo della vita, con lo scopo di adeguare il salario reale a quello nominale.

Continua: Obblighi e poteri del datore di lavoro





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