Gli enti non commerciali


Gli enti non commerciali sono enti , pubblici o privati, diverse dalle società che hanno per oggetto l’ esercizio di attività commerciali ed hanno la propria residenza nello stato. Per verificare se svolgono attività commerciali occorre guardare allo statuto, che può essere redatto in forma pubblica oppure sottoforma di scrittura autenticata, oppure all’ effettiva attività dell’ ente. Tra gli enti non commerciali privati individuiamo due tipi principali, quelli che svolgono attività verso l’esterno e quelli che svolgono attività prevalentemente ai loro iscritti. Agli enti privati le prestazioni di servizi per attività non commerciali non vengono tassate se i corrispettivi eguagliano e remunerano le spese sostenute per lo svolgimento delle prestazioni, senza dar luogo ad utili. Tuttavia gli enti non commerciali possono avere un reddito di impresa derivante da una attività commerciale svolta in via secondaria (come un bar od uno spaccio). Per questi occorre considerare una contabilità separata per determinare il reddito in maniera ordinaria o forfettaria. Se si utilizzano dei beni promiscuamente per le due attività (commerciale e non commerciale) l’ importo da portare in deduzione è proporzionale alla parte riguardante l’ attività commerciale ( ad esempio il canone di affitto). LA dichiarazione dei redditi verrà redatta su appositi modelli reperibili sul sito dell’ agenzia delle entrate, e la dichiarazione non è obbligatoria per le associazioni che svolgono solo attività istituzionale. Per il regime Iva, per quanto riguarda le operazioni svolte nell’ esercizio della propria attività istituzionale è da non considerare, e quindi sono estranee al regime Iva in questi casi. Sono tuttavia da considerare sempre commerciali e quindi soggette ad Iva le prestazioni di servizi o le cessioni di beni verso pagamento di corrispettivi specifici. Questi importi sono distinti dalle quote associative versate al momento dell ‘associazione e che sono comunque escluse dal campo iva. La detrazione dell’ imposta è tuttavia consentita solo per gli acquisti effettuati nel ramo dell’ attività commerciale, se questa è gestita in maniera separata. Per determinare il possesso dei requisiti qualificanti c’è un criterio generale nonché una serie di criteri particolari. Il possesso di tali tipi di requisiti è certificato mediante l’ invio del modello EAS entro 60 giorni dalla data di costituzione dell’ associazione. Il criterio generale è che sono considerate non commerciali le attività nei confronti dei propri associati, sono in ogni caso escluse le somme versate come contributi associativi. Accanto a questo criterio generale la legge stabilisce alcuni criteri particolari riguardanti associazioni culturali, assistenziali e di formazione extrascolastica, associazioni sportive dilettantistiche, associazioni di promozione sociali oppure politiche e sindacali. In particolare per queste attività e’ escluso il regime Iva anche per la somministrazione di alimenti o bevande all’interno della sede, ed è escluso dal regime delle imposte dirette anche la cessione di beni o prestazioni di servizi dietro corrispettivo specifico, in diretta attuazione dello scopo istituzionale.

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