Declassamento anche per le banche italiane

Dopo aver declassato il debito italiano Standard’ s & Poor “lima” anche la valutazione del debito pubblico di 7 banche italiane, tra cui Bnl, Mediobanca e Sanpaolo.

Già gli analisti dell’ agenzia avevano rilevato come il downgrade del debito pubblico avrebbe prodotto delle ripercussioni sugli istituti di credito italiani e che il problema del debito pubblico avrebbe potuto estendersi anche al resto degli istituti. Basta pensare all’esposizione dei principali istituti italiani verso il Belpaese: a fine giugno nel portafoglio Intesa figuravano quasi 64,5 miliardi di euro di titoli di Stato italiani, mentre per UniCredit il debito pubblico italiano pesava alla stessa data per 40 miliardi.

L’ out look è stato spostato da stabile a negativo anche per circa 15 istituti bancari e pertanto le ripercussioni sono state notevoli sulle piazze borsistiche. Banco popolare ha perso oltre 4 punti percentuali , Ubi banca oltre 3,32 punti percentuali. Unicredit perde oltre 2 punti percentuali nonostante il Rating sia stato confermato confermato ad A, ma è stato rivisto l’ outlook da stabile a negativo per altre otto banche, tra cui Unicredit. Su piazza Cordusio, in particolare, l’agenzia di rating ha confermato i rating di lungo “A” e di breve periodo “A-1”.

La circostanza che sia stato deciso un’ out look negativo per la maggior parte delle banche italiane deriva dal fatto che è possibile un nuovo declassamento per il debito italiano e di conseguenza anche una revisione anche per gli istituti bancari coinvolti e maggiormente esposti. Inoltre occorre considerare che i rischi dell’esposizione al debito sovrano vanno al di là del sistema bancario e si estendono alle assicurazioni.

Delle quattro più esposte, due sono francesi e due italiane, anche se le ripercussioni non potrebbero riguardare gli istituti nell’ immediato visto che la raccolta delle assicurazioni è a più lungo termine. Di conseguenza non si è fatta attendere la risposta del fondo monetario internazionale che ha lanciato l’ allarme prevedendo che oltre 300 miliardi di euro potrebbero interessare le banche europee è vanificare la ripresa, riportando allo stato di fatto le stesse condizioni del 2007.

A dimostrazione di ciò è stato ripreso di fatto l’ esempio dell’ Italia che viste le difficoltà che sta affrontando potrebbe anche subire un ‘ulteriore declassamento e che i problemi di ordine politico hanno portato gravi ripercussioni anche nel sistema economico. La politica quindi dovrebbe fornire un fronte compatto in modo che i problemi economici non vengano accentuati a livello finanziario . I mercati infatti reagiscono forse in maniera eccessiva, ma di base vi è un problema che non permette agli investitori di avere fiducia. I 300 miliardi di euro di potenziale perdita sono derivanti dal fatto che 200 miliardi di euro sono relativi a esposizione diretta delle banche mentre altri 100 a causa di esposizione verso banche coinvolte.

Borsa
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