Consulenza e gestione nel MIFID


Introduzione

Nel caso volessimo richiedere la prestazione di servizi di consulenza finanziaria o di gestione di portafogli, dobbiamo necessariamente fornire alla banca una serie di informazioni. Infatti, se lo stesso istituto non possiede e dispone di questi dati ed informazioni, deve, per legge, astenersi dal prestare questo tipo di servizi. Di che informazioni si tratta sostanzialmente? Esse concernono l’esperienza in materia di investimenti, la situazione finanziaria e gli obiettivi di investimento e possono essere richieste attraverso la compilazione di un apposito questionario o di una breve intervista. Ecco in sintesi, le domande che possono capitare per ognuna delle tre informazioni. 1)Esperienza in materia di investimenti: il grado complessivo della cultura finanziaria, investimenti passati, la loro frequenza, gli importi, la tipologia di titoli scelti, il grado di conoscenza del mercato. 2)Situazione finanziaria: la condizione finanziaria e patrimoniale, la fonte dei redditi, il loro ammontare, l’esistenza di investimenti in corso, il possesso eventuale di immobili, l’accensione di finanziamenti. 3)Obiettivi di investimento: informazioni sulle preferenze in materia di rischio e sui motivi dell’investimento, gli obiettivi da raggiungere, le perdite che si possono sopportare.

 

Le altre operazioni messe in essere dalla banca

Come detto in precedenza, se la banca non dispone delle informazioni necessarie, non può assolutamente svolgere il servizio di consulenza e di gestione richiesto. Queste informazioni sono fondamentali per permettere all’istituto stesso di valutare correttamente l’adeguatezza dell’investimento, verificando se il servizio di gestione proposto o le operazioni consigliate corrispondono effettivamente ai nostri obiettivi, presentano dei rischi che siamo in grado di comprendere, non pongono rischi che siano superiori a quanto siamo disposti a sopportare. Si tratta di un processo molto importante, che tutela fortemente il cliente, perché se la banca ritenesse l’operazione non adeguata, non potrà procedere con lo svolgimento dell’operazione stessa. Vi sono però anche servizi di investimento diversi dalla consulenza e dalla gestione e sono noti come compravendita di titoli (negoziazione per conto proprio, esecuzione di ordini, collocamento, ricezione e trasmissione di ordini): in questo caso, dovremo fornire alla banca o al promotore alcune informazioni sulla nostra esperienza in materia di investimenti per permettergli di compiere la valutazione di appropriatezza. Tale valutazione comporta per la banca la richiesta di un set di informazioni minore rispetto al caso dell’adeguatezza. I dati necessari in questo senso, infatti, toccano l’esperienza finanziaria, ma non si estendono ad altri aspetti come la situazione finanziaria e patrimoniale o gli obiettivi di investimento. Se l’operazione viene considerata inappropriata, ne verremo informati. In questo caso, potremo comunque richiedere di procedere ugualmente con l’operazione, assumendocene però la responsabilità. Un modo per chiedere alla banca di rinunciare alla valutazione di appropriatezza è quello di avvalersi del cosiddetto execution only (mera esecuzione di un ordine), ma solo nel caso di esecuzione e ricezione o trasmissione di ordini su strumenti finanziari non complessi (azioni quotate in mercati regolamentati, strumenti del mercato monetario, obbligazioni che non vadano a incorporare strumenti derivati e fondi comuni). In questi casi, la banca si limita a mettere a disposizione la propria infrastruttura per consentire al cliente di effettuare l’ordine in autonomia, senza la necessità di richiedergli informazioni. La mera esecuzione dell’ordine può quindi essere utili solo ai risparmiatori più esperti, consapevoli però di essere pienamente responsabili di un eventuale investimento sbagliato, e a i risparmiatori che desiderano investire in strumenti a bassissimo rischio.

 

Il miglior risultato possibile: la “best execution”

Tra le maggiori novità introdotte dalla nuova normativa c’è sicuramente l’obbligo, da parte dell’istituto creditizio, di adottare tutte le misure necessarie per ottenere il miglior risultato di esecuzione (appunto la best execution) per il proprio cliente, in termini di prezzo, rapidità e costi complessivi (comprese anche le commissioni, nell’eventualità che si stia trattando con un cliente al dettaglio). Questa innovazione nasce soprattutto dal fatto che in quei paesi, come l’Italia, in cui vigeva l’obbligo di concentrazione degli scambi all’interno dei mercati regolamentati, la best execution veniva garantita dall’esecuzione dell’ordine all’interno di tali mercati. Oggi, con l’apertura dei mercati finanziari avvenuta appunto con la Mifid e la presenza contestuale di più luoghi di scambio, è la banca che va a scegliere quello che garantisce la migliore esecuzione. La banca, infatti, è tenuta ad elaborare e mettere in atto una strategia di esecuzione, sulla quale verremo informati, in cui viene indicato il modo in cui intende realizzare l’obiettivo della migliore esecuzione. Bisogna comunque tenere ben presente, tuttavia, che nel caso fosse il cliente a impartire alla banca istruzioni specifiche (indicando ad esempio il mercato su cui operare o il prezzo di acquisto o di vendita), essa dovrà attenersi a queste e non è più tenuta a garantire il miglior risultato possibile. Essere informati sulla strategia di esecuzione proposta dalla banca è sicuramente molto utile, in quanto non solo dovremo dare il nostro consenso, ma anche perché ci permette di capire come e su quali mercati la banca intende operare nella esecuzione dei nostri ordini. Tra l’altro, l’istituto, su nostra richiesta, sarà tenuto anche a dimostrare di averla rispettata in toto.

 

 

 

 

SIMONE RICCI

Continua: Investimenti: cosa cambia con la MIFID





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