Caccia al rendimento fisso: il debito sovrano dei Paesi BRIC e NEXT-11 offre le migliori opportunità

Le politiche monetarie praticamente a tassi zero a livello mondiale, rende sempre più difficoltoso per l’investitore avere accesso, almeno per la parte del proprio portafoglio dedicato ai fix o floating income, a rendimenti di soli due anni fa. Al fine di accrescere lo yeld del proprio portafoglio, gli investitori si trovano oggi costretti ad inserire obbligazioni corporate anche non Investment Grade oppure sottostare a importanti rischi “paese”, andando sostanzialmente ad acquistare debiti sovrani oggi in crisi (Grecia su tutti).

Asset class forse oggi troppo trascurata, anche per le indubbie competenze richieste al fine di valutare e monitorare le varie situazioni via via nascenti nei paesi membri, le obbligazioni “emergenti” offrono oggi ancora interessanti rendimenti con rischi tuttavia più contenuti di quanto si possa pensare.

Negli ultimi anni, il debito dei paesi emergenti ha avuto degli interessanti sviluppi. La fine di un mega ciclo del credito, così deleterio per i sistemi bancari e gli indicatori sul debito sovrano di molte economie in via di sviluppo ha lasciato molti mercati emergenti relativamente incolumi.

Ma buoni rendimenti non sono l’unica attrazione, specialmente da quando il rally iniziato nell’ottobre 2008 ha ridotto i rendimenti sul benchmark più seguito, l’indice del debito estero dei mercati emergenti denominato in dollari, all’attuale minimo sotto il 5,60%, con uno spread di circa il 3% sui titoli di stato USA.

La possibilità di una futura emissione relativamente modesta di debito sovrano è un incentivo a investire in debito dei mercati emergenti. Per la prima volta nella storia dei mercati finanziari è ora più semplice prevedere l’entità del debito che emetteranno i paesi emergenti di quanto non sia calcolarlo per le economie sviluppate.

Demograficamente, i paesi emergenti non hanno il problema dell’invecchiamento della popolazione e ciò significa che non sarà difficile ripagare il debito per via della crescita dei flussi di rendimenti generati da una popolazione più giovane.

Ma il vero argomento a supporto della tesi di investimento nel debito dei mercati emergenti è il miglioramento delle prospettive di crescita di questi paesi nel lungo termine, indipendentemente dal tipo di ripresa che vedranno le economie sviluppate. Secondo le previsioni, nei prossimi 20 anni il PIL dei paesi BRIC e dei cosiddetti “NEXT 11”1 cresceranno in media del 6%, rispetto alla crescita del PIL delle economie sviluppate che per lo stesso periodo si attesta a una media del 3%.

Per gli investitori di oggi, la sfida è quella di garantirsi una quota della crescita futura attraverso gli asset dei paesi emergenti mentre sono ancora classificati come “emergenti”. Entro i prossimi 10 anni i grossi investitori degli emerging markets, tra cui fondi sovrani e multinazionali dei paesi emergenti, potrebbero a sorpresa dominare i flussi di investimento dei paesi emergenti nonostante un aumento di interesse da parte degli investitori dei mercati sviluppati. Questo un’interessante contributo rilasciato da Jerry Brewin, Responsabile del debito dei mercati emergenti, Aviva Investors.

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