Avviamento e trasferimento aziendale

L’avviamento

L’azienda è un complesso di beni organizzati per lo svolgimento dell’attività produttiva. È facile capire come il valore di questo complesso di beni sia superiore alla somma dei valori che avrebbero i beni singolarmente considerati; questo maggior valore dipende proprio dalla loro capacità produttiva, vale a dire dall’idoneità a produrre del reddito. Questo valore aggiunto si definisce appunto avviamento dell’azienda. Per la prevalente dottrina, l’avviamento non sarebbe un elemento dell’azienda, ma una sua qualità e andrebbe considerato come la capacità dell’azienda di produrre profitti; diverso dall’avviamento è il concetto di clientela. Mentre, infatti, l’avviamento indica la capacità potenziale di attirare dei clienti e produrre profitto, la clientela è il risultato di tale capacità, cioè l’insieme effettivo dei clienti dell’azienda. L’avviamento, tra l’altro, dipende da elementi soggettivi che sono legati alle particolari capacità organizzative dell’imprenditore e da elementi oggettivi, i quali ineriscono alle caratteristiche dei beni aziendali e all’ubicazione dei locali. L’ordinamento provvede a tutelare l’avviamento in diversi modi. La legge, ad esempio, obbliga il proprietario che recede dal contratto di locazione commerciale a pagare al locatario una cospicua indennità per la perdita dell’avviamento che deriva dal trasferirsi in un altro luogo. Altre forme di tutela si possono ritrovare nella repressione della concorrenza sleale, nella protezione dei segni distintivi o ancora nel divieto di concorrenza che è posto a carico di chi cede l’azienda nei riguardi di chi l’acquista.

 

Il trasferimento dell’azienda

L’imprenditore, nella sua attività di organizzatore dei fattori produttivi, allaccia numerosi rapporti giuridici che fanno espresso riferimento all’azienda; egli, ad esempio, stipula dei contratti con fornitori, lavoratori e imprese, assume dei debiti con i finanziatori e contrae anche dei crediti (ad esempio con la clientela). Detto ciò, accade molto spesso che l’azienda, quale bene unitario che è composto da rapporti giuridici e da beni aziendali, venga trasferita da un imprenditore a un altro. Il trasferimento può avvenire in proprietà (vendita, donazione, permuta o conferimento in società) oppure in godimento (affitto o usufrutto di azienda). La legge ha dettato delle regole molto particolari per quel che concerne il trasferimento dell’azienda. In effetti, la normativa mira da un lato a semplificare l’operazione che altrimenti risulterebbe estremamente complessa, dall’altro a mantenere la capacità produttiva dell’azienda e a tutelare le ragioni dei creditori e degli altri soggetti che sono legati da precedenti rapporti giuridici con l’alienante. I contratti che trasferiscono l’azienda commerciale devono essere provati per iscritto, tuttavia se nell’azienda trasferita sono compresi beni (ad esempio immobili) per il cui trasferimento la legge prescrive una particolare forma per la validità, la stessa forma dovrà rivestire anche il contratto di cessione dell’azienda. Il trasferimento aziendale comporta il trasferimento di tutti i beni aziendali, ossia di tutti i beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio della sua impresa. Non occorre una precisa elencazione. Servirà, se mai, specificare quei beni aziendali che si vogliono espressamente escludere dal trasferimento; i beni esclusi non potranno però essere di tale quantità e natura da far perdere all’azienda la sua funzione produttiva.

 

La successione nei contratti

Una disciplina particolare è prevista per far subentrare l’acquirente nei rapporti giuridici facenti capo all’alienante, vale a dire nei contratti, nei debiti e nei crediti. Si tratta di una normativa che deroga in parte a quella prevista in linea generale per la successione nel contratto, nei debiti e nel credito. L’acquirente, se non è diversamente pattuito, subentra automaticamente senza bisogno di avere il consenso del contraente ceduto, all’alienante nei contratti a prestazioni corrispettive, ancora non eseguiti in maniera completa e nei contratti di durata stipulati per l’esercizio dell’impresa e non aventi carattere personale. La legge, in tal modo, sancendo l’automatico subentrare dell’acquirente nella posizione contrattuale dell’alienante, deroga al principio che viene previsto dall’articolo 1406 del codice civile, secondo il quale per la validità della cessione del contratto è necessario il consenso del contraente ceduto. È comunque consentito a terzo, se sussiste una giusta causa, di recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento. Le parti possono anche convenire di escludere dalla successione determinati contratti, purché non si tratti dei contratti di lavoro: l’automatico trasferimento dei contratti, inoltre, non riguarda i contratti personali. Sono tali quelli nei quali sussiste tra le parti un rapporto di fiducia così profondo da ritenere indispensabile e insostituibile che la prestazione venga eseguita proprio dal contraente prescelto. Con il trasferimento vengono ceduti in modo automatico anche tutti i debiti inerenti all’esercizio dell’azienda che risultano dalle scritture contabili obbligatorie. L’alienante non è tuttavia liberato dai debiti già esistenti al momento dell’atto di trasferimento se i suoi creditori non l’hanno espressamente liberato. Viene quindi a verificarsi un’ipotesi di solidarietà passiva tra alienante e acquirente. Anche i crediti dell’azienda ceduta passano automaticamente all’acquirente: secondo la regola generale in materia di cessione del credito, la cessione è opponibile al debitore ceduto quando questi l’ha accettata o gli è stata notificata, tanto che il trasferimento può riguardare un’azienda commerciale con cessione efficace per il debitore ceduto dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese.

 

 

 

 

SIMONE RICCI

Borsa
  • Scrittore e Blogger
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