Assicurazioni, mercati finanziari e politiche pubbliche


Introduzione

La gestione del rischio diviene un fattore fondamentale per quei soggetti che operano sui mercati agricoli, siano essi produttori, prestatori di servizi, privati o appartenenti ad una cooperativa. In effetti, l’intervento pubblico è sempre stato molto incisivo nel corso degli anni nei paesi produttori e ciò ha avuto un effetto diretto sulla stabilizzazione dei prezzi di mercato ed un effetto indiretto sulla stabilizzazione del reddito agricolo. Molte sono le domande che possiamo porci in questo senso. Affrontiamo le questioni una per una.

 

La domanda e l’offerta dei contratti di gestione del rischio

Il rischio di mercato è un fattore naturale, tenuto conto degli choc che affliggono l’offerta e la domanda. L’effetto del rischio sugli operatori è abbastanza noto; un agente economico che è avverso al rischio tende solitamente ad aumentare il suo costo marginale. L’effetto di tale atteggiamento induce ad una riduzione della produzione (o dell’utilizzazione dei fattori) e all’aumento del costo medio di produzione. Il rialzo dei costi medi di ogni comparto della filiera fa aumentare il bisogno di un intervento degli intermediari, con la conseguenza che il prezzo relativo alla produzione tende a diminuire, mentre aumenta il prezzo al consumo. Dunque, è chiaro come la quantità di rischio sostenuto dagli operatori sui mercati agricoli influenzi la dinamica intellettuale e collettiva. La gestione del rischio risponde pertanto ad una necessità di fare impresa e filiera.

 

La gestione privata del rischio: i contratti finanziari e i contratti assicurativi

Sostanzialmente, i contratti finanziari vengono acquistati e venduti sui mercati finanziari, e particolarmente sui mercati a termine in cui esiste una forte liquidità. Due sono le tipologie di contratto che vengono negoziati nei mercati a termine, i contratti a termine e le opzioni. I contratti assicurativi vengono messi a punto e ceduti dagli assicuratori: la loro natura è differente da quella dei contratti finanziari. 1) I contratti finanziari. Gli operatori che agiscono sui mercati agricoli acquistano e vendono dei contratti a termine, al fine di diversificare il loro rischio. Infatti, essi prendono un rischio sul mercato a termine inverso a quello che viene sostenuto e sopportato sul mercato “fisico”. Qual è il costo pagato dall’utilizzatore dei contratti a termine per diversificare il suo rischio? Nessuno: non esiste alcun rischio da sostenere da parte dell’acquirente o venditore del contratto a termine nei confronti della controparte, in condizioni normali di funzionamento del mercato. Esiste invece un'”assunzione di rischio” da parte dei soggetti: essa diversifica in maniera chiara il rischio in professionale e fisico. Non esiste pertanto nessuna cessione del rischio né pagamento di un qualunque costo tecnico ad esso associato. Tale questione relativa al costo del rischio ceduto dal venditore del contratto a termine ha costituito, tra l’altro, l’oggetto di un lungo dibattito in rapporto alla teoria del “normal backwardation” associate alle pubblicazioni di Keynes (1930) e Hicks (1946). Quale atteggiamento deve assumere lo speculatore, vale a dire colui che partecipa al mercato senza alcun rischio? Un comportamento corretto è quello di diversificare i rischi assunti su altri mercati, oppure scegliere dei mercati dove la speculazione viene praticata in maniera cauta. 2) I contratti assicurativi. Come detto in precedenza, i contratti assicurativi sono di natura differente. Il principio fondante dell’assicurazione trova il suo fondamento nel concetto di perdita subita da chi acquista il contratto assicurativo in caso di sinistro. Il contratto assicurativo indica che l’assicuratore si impegna a pagare una determinata somma  a titolo di indennità  all’assicurato nel caso si rilevi che vi è stata una perdita. In teoria, il rischio di sinistro che viene portato dall’assicurato dovrebbe essere ceduto all’assicuratore dietro il pagamento del costo di rischio stesso, aumentato da una percentuale relativa alla gestione. L’intento principale dell’assicuratore è quello di dar vita a contratti che siano utili ai detentori del rischio e che godano di un prezzo accettabile. In questo caso, la domanda che possiamo porci è: qual è la percezione del rischio per il potenziale assicurato? Dobbiamo in tal senso introdurre il concetto di “selezione avversa”. Se l’assicurazione non è obbligatoria e il suo premio viene calcolato in base al rischio medio, i detentori del rischio possono essere suddivisi in due gruppi, quelli per cui il rischio di sinistro è flebile  (essi si auto-assicureranno a causa del premio troppo elevato) e quelli per cui il rischio è invece molto più forte e che si assicureranno con certezza. Il problema morale in questo caso deriva dal fatto che la probabilità di accadimento del sinistro dipende essenzialmente dalle decisioni prese  dagli assicurati , dopo la firma del contratto di assicurazione. Questi problemi sono ben conosciuti dagli assicuratori, ma assai poco messi in pratica nella realtà: ciò permette di comprendere il differenziale tra il costo tecnico del rischio stimato e il valore commerciale del premio assicurativo. Tra i due valori è necessario mettere bene in evidenza i fattori unitari di gestione, variabili che seguono le quantità effettivamente vendute e, inoltre, un valore di aggiustamento corrispondente alla situazione concorrenziale del mercato assicurativo.

 

 Simone Ricci per Borsaedintorni

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