Arrivato il tempo per il tasso variabile?

Sono in molti gli analisti che ritengono che il mercato obbligazionario sia entrato definitivamente in bolla. A conferma di questa affermazione sarebbe sufficiente confrontare sia i rendimenti che le curve dei CDS, ovvero dei Credit Default Swap, tra titoli sovering (i titoli sovrani) e titoli corporate (societari) per comprendere che infondo qualcosa di vero sta effettivamente accadendo.

I titoli corporate infatti, sebbene in linea teorica dovrebbero contenere un risk premium di rendimento aggiuntivo nei confronti dei titoli di Stato, oggi vengono invece percepiti dal mercato come meno rischiosi, annullando di fatto questo teorico rendimento extra. Il mercato obbligazionario e in particolare quello a tasso fisso, si trova attualmente in una condizione assolutamente anomala.

Reso particolarmente nervoso dalle scelte di politica monetaria in seguito allo scoppio della crisi finanziaria post-Leamhan, che ha portato la BCE a fissare i tassi di riferimento all’1% e la FED americana a tassi praticamente zero, il recupero della fiducia sui mercati azionari, unitamente al ribilanciamento del rischio, ha contribuito a far crescere generalmente, e non di poco, i prezzi delle obbligazioni.

Per chi volesse detenere parte del proprio portafoglio in strumenti obbligazionari però, nulla è ancora compromesso. Il repentino movimento rialzista dell’Euribor, ovvero il tasso interbancario dell’area Euro, cui stiamo assistendo nelle ultime settimane, sta facendo tornare d’attualità le obbligazioni indicizzate a tasso variabile. Lasciate nel dimenticatoio fino a qualche mese fa, complice un tasso Euribor trimestrale pari allo 0,64% e quindi incapaci almeno nel breve periodo, sebbene maggiorate di uno spread, di rendere almeno quanto un tasso fisso di pari rischio. Ora, il repentino movimento rialzista del tasso interbancario ha portato i corsi dello stesso fino a circa lo 0,966% e tutto fa pensare che gli stessi stiano tendendo moderatamente verso i valori medi degli ultimi 5 anni a quota 2,6% circa.

Arrivato il tempo per il tasso variabile?Osservando il grafico, al fine di comprendere la portata dei movimenti fatti registrare dal sottostante in oggetto nell’ultimo anno e mezzo, si può notare come dai massimi toccati a 1,275%, in concomitanza con le strategie adottate dalla BCE per portare nuova liquidità sul sistema interbancario, il tasso Euribor è rapidamente sceso fino a toccare un minimo in area 0,64% nell’aprile 2010. Complice la rapida fuoriuscita dalla crisi economica, anche il tasso di riferimento ha intrapreso una netta parabola ascendente che, complice lo strappo dell’ultima settimana, ha portato i corsi dell’Euribor a tre mesi a 0,966%, ovvero registrando un apprezzamento complessivo dai minimi di ben il 51% circa, niente male per un tasso di interesse!

Visto tale scenario, con i prezzi di molte obbligazioni a tasso variabile rimaste sensibilmente indietro al fine di pareggiare il tasso reale offerto dalle “gemelle” a tasso fisso, può rappresentare una valida opportunità per scommettere sul progressivo recupero del tasso interbancario ed inserire nel proprio portafoglio uno strumento obbligazionario a tasso variabile, di per se molto correlato con lo status dell’economia.

Correlato positivamente o correlato negativamente? Se qualcuno ricorda, appena prima lo scoppio del caso Lemahan, il tasso Euribor schizzò immediatamente verso l’alto e quindi, qualche domanda dobbiamo anche noi farcela osservando il movimento anomalo dell’ultima settimana che è coinciso con le lievi ma ritrovate tensioni sul lato del settore bancario. I CDS non si sono in realtà ancora mossi sufficientemente per far pensare al peggio, però certo è che c’è da stare con gli occhi bene aperti.

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