ALLARME ROSSO, EUROPA DI NUOVO SOTTO ATTACCO?


La settimana si chiude con i ritrovati timori di possibili default di paesi sovrani dell’area euro. Le borse Europee pagato di nuovo dazio, mentre gli Usa sono seguiti a ruota ma in modo più limitato e meno marcato. Il tutto rientra nella logica visto che in questo momento tutta l’attenzione del mercato è rivolta sulla vicenda Irlanda. Il rischio default del paese irlandese raggiunge picchi record, trascinando però al rialzo tutti gli altri periferici.

Come successo mesi fa, il campanello d’allarme erano senza dubbio i CDS (ovvero i Credit Default Swap) dei paesi definiti PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) già in lento ma progressivo aumento da qualche settimana a questa parte. Ciò che invece è stato questa volta più violento e, passatemi il termine, più di impatto, è stato il movimento del rendimento dei bond dei Paesi sotto più stretta osservazione. Infatti, nelle ultime due sedute (giovedì e venerdì ndr) abbiamo assistito ad un netto allargamento degli spread tra i titoli periferici e il benchmark di rendimento, ovvero il Bund tedesco.

In particolare, poi, ciò cui l’investitore italiano guarda maggiormente è ovviamente lo spread Bund vs Btp, che rappresenta di fatto in termini di basis point, quanto lo stato italiano paga di più rispetto ad un titolo tedesco di pari scadenza (10y), ovvero quanto viene remunerato all’investitore lo spread di rischio. Sono molti però coloro i quali ritengono che tale spread non sia altro che un indicatore di solidità dell’economia italiana nel contesto europeo globale.

Nulla di più falso se si fa marcia indietro e se si osserva il mercato dei future obbligazionari dell’area euro. Infatti, fino a settembre 2009, l’unico future su tassi di interesse scambiato sui mercati regolamentati era proprio il future sul Bund. La crisi osservata nel biennio 2007-2009 e il conseguente aumento del rischio default per molti Paesi sovrani dall’area euro, ha allargato notevolmente gli spread tra i vari Paesi, creando di fatto uno spartiacque tra titoli “sicuri” e titoli periferici. Ed ecco la reintroduzione del Btp future agganciato ai rendimenti del decennale italiano che mette ha messo a disposizione degli investitori un nuovo benchmark di riferimento, distinto dal Bund tedesco, per quei titoli sovrani.

Oggi, il movimento di allargamento dello spread tra i due future di riferimento del mercato obbligazionario europeo, non è da additare quindi alla scarsa considerazione in termini di solidità dello Stato italiano, piuttosto il future di riferimento italiano paga proprio le conseguenze di un allargamento degli spread degli altri titoli periferici. Non si deve mai dimenticare che esiste sempre, su qualsiasi titolo obbligazionario un rischio emittente. Quindi è impossibile poter dire che un bond è a rischio zero. Però in questo specifico caso è evidente come l’Italia paga dazio senza colpa.

Continua: Il rosso generato da un' ondata di vendite dei maggiori traders





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