Addio ippodromi italiani: 50mila posti a rischio

ippodromo italiano

Dal 1˚gennaio 2012 chiusura di tutti gli ippodromi italiani, con ben 50mila posti di lavoro a rischio, oltre al fatto di cancellare definitivamente una tradizione storica.

Nelle ultime ore si è diffusa la notizia, arrivata prima di tutti dall’ippodromo bolognese dell’Arcoveggio, storica pista di trotto che risale ai primi Anni 30, dove Tommaso Grassi, presidente della società che gestisce il circuito, ha dichiarato che dal 1º gennaio è prevista la chiusura dell’ippodromo.

A poche ore di distanza è arrivato anche il comunicato della Federazione Ippodromi, dichiarando che le risorse comunicate dall’Agenzia sviluppo settore ippico (ASSI), non sono sufficienti, e quindi tutti gli ippodromi del nostro paese dal 1º gennaio 2012 chiuderanno.

S parla di almeno 50 mila addetti che perderanno il lavoro, e quindi con ripercussioni negative anche per le rispettive famiglie.

Allenatori, guidatori, fantini, artieri, allevatori, impiegati nelle società delle corse e negli ippodromi: questo sono soltanto alcune delle principali categorie legate al mondo dell’ippica.

Inoltre da sottolineare la scomparsa di un mondo che è sempre stato in qualche modo, fonte di ispirazione di registi, pittori, stilisti.

Come dimenticare cavalli come Varenne, primatista del mondo con 62 vittorie su 73 corse, oppure il nome di Lanfranco Dettori, considerato il fantino numero 1 al mondo.

Certamente gli anni di gestione squilibrata da parte dell’Unire (ora ASSO) ha portato l’ippica verso il baratro attuale, il cui colpo di grazia finale è stato appunto il dimezzamento per quanto riguarda il 2012 del montepremi, cioè dei soldi che vengono distribuiti nelle corse ai proprietari dei cavalli meglio classificati al traguardo.

Un salvataggio dell’ippica in extremis, visti i gravi problemi in cui versa attualmente il nostro paese, appare estremamente improbabile.

Borsa
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