50.000 nuovi posti di lavoro


L’ europa spinge per far riconoscere il ruolo fondamentale delle piccole e medie imprese europee all’ interno della comunità. Gli stati membri infatti sono decisi a firmare e dare piena attuazione allo small business act, che prevede investimenti sino ai 15 miliardi di euro per creare sviluppo economico e sino a 50.000 nuovi posti di lavoro in più. Tale accordo spingerebbe di molto gli investimenti e creerebbe nuove opportunità in modo da permettere alle piccole e medi e imprese di tirare un respiro di sollievo. Gli interventi fatti dall’ Italia sono molti ma purtroppo le lamentele riguardano mancati interventi organici che prevedano un quadro unitario di interventi. In particolare oltre al federalismo fiscale che comunque è una misura che il governo sta tentando di attuare dando forma a diversi interventi legislativi occorrono una riforma fiscale, per esempio, ma anche l’adeguamento ai nuovi tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione, una secca riduzione della durata dei processi civili, la possibilità di scegliere – per i lavoratori – di lasciare il tfr in azienda, la detassazione totale dei premi di produzione.

Comuque le camere di commercio i vari organismi interessati sono impegnati a organizzare breafing ed a fornire spiegazioni che riguardano riforme importanti, e che sono sempre più necessarie all’ interno del paese. Ma non è sufficiente. Manca la quarta gamba senza la quale la partita non avrà vincitori: la volontà politica. Senza la decisione di destinare risorse in funzione dello sviluppo economico perderemo tutti. La riforma fiscale è dunque una priorità e a parità di gettito potrà liberare le potenzialità inespresse delle imprese.

I problemi maggiori stando alla denuncia fatta da vari rappresentanti di piccole medie imprese sono da ricercarsi per quanto riguarda l’ accesso al credito. L’Italia – sostiene il rapporto – è tra i primi paesi europei ad aver dato attuazione allo Small business act. Accanto alla “politica industriale” più vicina alle esigenze della medio-grande impresa, ha introdotto una “nuova politica produttiva” riferita alle micro e piccole imprese, la cui base è formata prevalentemente da aziende del terziario, artigiane e manifatturiere. Gli interventi messi in campo si sono concentrati sul miglioramento dei rapporti tra Pubblica amministrazione e imprese attraverso scelte di semplificazione come la Comunicazione unica, la Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), lo Sportello unico attività produttive e le Agenzie per le imprese . Nell’ottica del sostegno all’innovazione e all’internazionalizzazione si è potenziato il Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti con 785 milioni di euro per contratti di innovazione tecnologica e industriale. Per favorire la partecipazione delle Pmi agli incentivi statali e regionali si è lavorato alla riforma degli incentivi alle imprese, attraverso la semplificazione delle modalità e la riduzione del numero degli interventi e delle quote dedicate alle Pmi e si è incoraggiata la diffusione del Contratto di rete.

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